Parigi 1985 - 6
"Parigi è una città bellissima e fredda,
di preziose fontane
e calcolati monumenti.
Fatta per esser bella
inganna gli occhi ma non il cuore."
Parigi 1985 - 6
"Parigi è una città bellissima e fredda,
di preziose fontane
e calcolati monumenti.
Fatta per esser bella
inganna gli occhi ma non il cuore."
Parigi 1985 - 5
Di fronte a Notre-Dame lentamente si diradano rabbia e malumore.
Questa magnifica chiesa, non riuscirò mai a capire come questo insieme disarmonico e massiccio possa risultare così bello, ha il magico potere di dispensare serenità.
Resto a contemplarla assorto, quasi senza pensare.
Nella notte il suo volto chiaro risalta contro il cielo; se si alza appena lo sguardo, prescindendo dai pochi turisti, si può provare per qualche istante la sensazione intensa di essere tornati in epoca medievale. Probabilmente sono i ventotto re di Israele che dall'alto della facciata ci guardano severamente.
Parigi 1985 - 4
Le strade di Parigi, come quelle di Londra, rilucono di insegne voluminose e sgargianti; la loro rigorosa geometria pare esagerata ai nostri occhi latini abituati a ben più pacati annunci.
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Le strade del nostro quartiere parigino abbondano poi, inspiegabilmente, di farmacie mentre latitano senza scampo i cestini dei rifiuti. Noi, nel tentativo improbo di non apparire i soliti italiani dispensatori di cartacce, giriamo per isolati infastiditi ed oppressi dai nostri rifiuti di così difficile collocazione.
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Per gli appassionati di storie vere, segnalo una serie di post sui delitti di Alleghe pubblicata sul blog di Roberto Santini.
Si tratta di una serie intricata di delitti commessi tra il 1933 e il 1946 ad Alleghe conclusasi dal punto di vista giudiziario con una serie di condanne che lasciano negli osservatori notevoli perplessità.
Di questa vicenda ne parlò il giornalista Sergio Saviane in un libro e Carlo Lucarelli nella trasmissione "Blu notte".
E' una storia affascinante, che se l'avesse inventata un giallista non gli si crederebbe (per esempio: le indagini inizialmente stabiliscono che una ragazza si è suicidata tagliandosi la gola trascurando il fatto che poi il rasoio è stato rinvenuto chiuso in un armadio).
Parigi 1985 - 3
La metropolitana.
Prima che ne parli è bene precisare che io adesso la odio.
Mi ricordo i primi giorni; divertiti cercavamo le direzioni, quasi una caccia al tesoro. Contavamo le fermate fatte e quelle che mancavano, ci si dilettava sulle cartine a cercare gli itinerari più veloci, si ammiravano le stazioni; alcune, splendide espressioni di architettura moderna.
Poi, col passare dei giorni, come in tutte le cose, l'abitudine soffocò l'entusiasmo ed iniziò l'insofferenza per il tempo speso in quei sotterranei; facemmo indigestione di scale mobili e cancelletti metallici.
A mente fredda resta un certo senso di disagio che permea questo sibilante mezzo di trasporto. Le luci artificiali, le pareti incombenti sulle carrozze, ricreano quasi quella penosa condizione che è propria degli ascensori: siamo qui, momentaneamente insieme, ora come ora interessi comuni e contingenti ci uniscono ma una volta arrivati alla stazione le nostre strade si divideranno, dunque perché perdere tempo a salutare il mio vicino.
Però un po' di rimorso per le occasioni di incontro perdute rimane e queste persone che ti siedono davanti non puoi stare certo a fissarle, allora, non siamo in tram, maledizione, e non si può guardare fuori, tocca abbassare gli occhi o fare lo sguardo vacuo, perso nel nulla, tipico dell'alienazione moderna. Oppure, se in compagnia, si chiacchiera vigorosamente e questo è ancora più offensivo per gli altri che sono a un metro e per te è come se non esistessero.
La metropolitana, se uno si lascia prendere da questi pensieri, diventa una specie di castigo o pedaggio da subire ogni volta che occorre spostarsi; soprattutto, poi, la sera quando si ha una rarefazione dei passeggeri e sorge una malcelata tensione con tutti che si spiano di soppiatto sorvegliando in particolare gli elementi meno raccomandabili ed ognuno cerca di farsi notare il meno possibile, si fa piccino e guarda il buio che scorre oltre i vetri.
La metropolitana è molto comoda, pensavo tornando in Italia, ma sono contento che nella mia città non esista. Più di centoventi corse in un mese giustificano ampiamente questo mio stato d'animo.
Stasera il circolo ORME GIALLE di Pontedera, che ha come presidente Carlo Lucarelli, presenterà l'ultimo libro di Massimo Carlotto.
Nel corso dell’incontro, verrà presentata ufficialmente l’Antologia Anonima Assassini II, con i racconti vincitori del concorso Orme Gialle 2007, edita da Tagete Edizioni.
Tra questi racconti figura anche il mio Dante e Beatrice, 18 vite spezzate.
Ecco la locandina dell'incontro.
Mercoledì 4 Giugno – ORE 21,30
AUDITORIUM MUSEO PIAGGO
PONTEDERA
presenta
CRISTIANI DI ALLAH
NOIR MEDITERRANEO
(Edizioni e/o)
conduce
Algeri, 1542. Il Mediterraneo è teatro di guerre, razzie, traffici di schiavi, scontri ideologici e religiosi. La possente armata di Carlo V, punta di lancia della Cristianità, viene annientata alle porte della capitale nordafricana dai corsari di Hassan Agha, che reggono la città per conto del sultano di Costantinopoli.
I corsari sono in gran parte dei rinnegati, europei cristiani che hanno abbracciato l’Islam, per interesse, come scelta di libertà o più semplicemente per poter saccheggiare navi e depredare le coste del Mediterraneo sotto la protezione della Sublime Porta.
Anche Redouane e Othmane, i protagonisti del romanzo, sono dei corsari rinnegati. Il primo albanese, il secondo tedesco, ex lanzichenecchi, hanno scelto la libertà di Algeri, da dove salpano sul loro sciabecco per le scorrerie e dove credono di poter vivere indisturbati la loro storia d’amore proibita.
Othmane però commetterà l’errore di invaghirsi di uno dei giannizzeri, i fanatici e spietati cani da guardia del sultano, e trascinerà anche Redouane in un gorgo di vendette, agguati, intrighi.
In un’Algeri affascinante, sensuale e selvaggia, magistralmente ricostruita nella sua vivacità cosmopolita, si dipana la trama di questo romanzo di avventure che va alle origini del noir mediterraneo.