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martedì 13 maggio 2008

Alla fine della fiera del libro di Torino, un anno dopo

Si è chiusa ieri la Fiera del Libro di Torino.


Quest'anno non ce l'ho proprio fatta ad andarci.


L'anno scorso, invece, la visitai e poi scrissi una serie di post sulla Fiera, sul mercato dei libri e sui numeri dell'editoria italiana che cominciano dal post


Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 1


Il cui incipit è:


"Alla fine della Fiera del Libro di Torino mancano ormai meno di quattro ore quando me ne vado. Sono le sei dell’ultimo giorno di Fiera, il lunedì. Quei poveracci che stanno negli stand devono tirare ancora avanti fino alle ventidue, e questo è il loro quinto giorno consecutivo.
Mentre cerco l’uscita che porta al mio parcheggio mi viene di pensare al mercato del pesce, a fine mattinata. Come le trote, anche svariati libri calano di prezzo man mano che si avvicina la chiusura. So che da un amante della letteratura ci si potrebbero aspettare riflessioni più elevate, ma le cose stanno così...."


e proseguono sotto il tag alla fine della fiera.



Per chi volesse leggersi tutto l'elaborato con comodo, ho raccolto e rielaborato la serie di post "Alla fine della Fiera" in un unico testo che ho pubblicato sul mio sito www.calamandrei.it.


Il testo lo potete raggiungere direttamente cliccando qui.


lunedì 29 ottobre 2007

Al PISA BOOK FESTIVAL

Bel pomeriggio sabato al Pisa Book Festival, alla Fiera dell'editoria indipendente.


Ho avuto modo di incontrare vari miei colleghi che hanno pubblicato con ZONA e di confrontare le nostre esperienze, per così dire, "letterarie".


Il reading è stato divertente, anche se la Sala Shelley, dove è avvenuto l'incontro, dovrebbe essere messa nei libri di testo di Marketing come esempio di come NON deve essere inserita una sala nell'ambito di una fiera (isolata in un angolo del piazzale in un luogo dove non esiste alcun flusso di visitatori, con una porticina angusta che impediva a chi si fosse perso e stesse eventualmente passando lì davanti di dare un'occhiata all'interno).


 Al festival hanno partecipato numerosi piccoli editori ed è stato interessante avere un po' il quadro della situazione di questo tipo di editoria.


Rispetto a Torino gli sconti e le offerte erano meno generose, ma alla Fiera del Lingotto c'ero andato l'ultimo giorno, quando c'era già aria di smobilitazione. Penso che d'ora in poi, per motivi biecamente economici, andrò soltanto agli ultimi giorni delle varie Fiere, per approfittare di eventuali saldi.


Nondimeno, sono tornato dalla Fiera con i seguenti libri:



  • Diario della paura. Da via dei Georgofili la storia di un biennio di sangue di Silvia Tessitore. Zona. Ricostruzione di un passato così vicino e così velocemente dimenticato. Ma, forse, non è ancora passato. 

  • Il ventisette di Tullio Poian. Zona. La saga dei dipendenti pubblici.

  • 9 maggio ’78. Il giorno che assinarono Aldo Moro e Peppino Impastato di Carmelo Pecora. Zona. L’autore è ispettore capo della Polizia di Stato e dirige la scientifica di Forlì. Racconta di un giorno particolarmente significativo nella storia recente del nostro Paese.

  • La Donna d’Oro di Linda Di Martino. Editrice Laurum. Un giallo ambientato nel 1884 nel Ghetto di Firenze, alla vigilia della sua distruzione.

  • I due volti della giustizia di Lorenzo Maggioni. Deinoteria Editrice. Un sostituto procuratore indaga su una falsa bomba rinvenuta alla stazione genovese di Prà. L’attualità si mescola con la fantasia.


Infine, un ringraziamento speciale a Omero che è venuto appositamente alla Fiera per farsi mettere una dedica sul mio libro.


 

venerdì 6 luglio 2007

Alla Fine della Fiera

Ho raccolto e rielaborato la serie di post "Alla fine della Fiera", dove sono esposti dati sull'editoria italiana e sul mercato del libro, in un unico testo che ho pubblicato sul mio sito www.calamandrei.it.


Il testo lo potete raggiungere direttamente cliccando qui.


mercoledì 30 maggio 2007

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 8

Per saperne di più sull’editoria, sulle tirature dei libri e sui lettori italiani è opportuno consultare le statistiche dell’Istat.


Con una premessa: nel valutare i risultati statistici occorre ricordare sempre i polli di Trilussa (se tu mangi due polli ed io nessuno, per lo statistico abbiamo mangiato un pollo a testa, ma io ho fame).

 

L’Istat, a partire dal 1951, realizza ogni anno un’indagine sulla produzione libraria italiana che viene diffusa in forma provvisoria ogni ottobre in occasione della Fiera del Libro di Francoforte. I dati definitivi sono poi diffusi ad aprile. Attualmente, quindi, sono disponibili i dati provvisori del 2005 e quelli definitivi del 2004.

 

Prima di partire con l’esame dei dati è bene intenderci sulla terminologia adottata dall’Istat.

 

L’istituto, conformandosi ai criteri dell’Unesco, considera nella sua indagine le opere librarie di almeno cinque pagine, con esclusione di quelle stampate dall’editore per conto terzi.


Nell’indagine dell’Istat sulla produzione libraria, tra le opere librarie sono compresi:

- pubblicazioni ufficiali dello Stato o di altri enti pubblici;

- estratti di pubblicazioni;

- libri diffusi con cadenza periodica e numerazione progressiva, attraverso le rivendite di giornali e altri canali (romanzi rosa, gialli, ecc.);


e sono invece esclusi:

- cataloghi, listini prezzi e in genere pubblicazioni propagandistiche di attività industriali, commerciali o turistiche, a condizione che siano distribuiti gratuitamente e che il testo letterario, tecnico o scientifico non sia prevalente rispetto a quello strettamente pubblicitario;

- orari, elenchi telefonici, programmi di spettacolo, calendari e simili;

- opere musicali ove il testo letterario sia di scarsa importanza;

- carte geografiche, topografiche, ecc. non rilegate sotto forma di atlante;

- album con figurine che non contengano un testo narrativo:

- opere pubblicate da un editore in conto terzi.

 

Un’opera, per essere censita, deve avere almeno 5 pagine. Se ne ha almeno cinque ma meno di 49, copertine escluse, viene considerata un Opuscolo, sopra le 49 pagine è un Libro.

 

Gli editori sono suddivisi in piccoli (che pubblicano da 1 a 10 opere all’anno), medi (che ne pubblicano da 11 a 50) e grandi (che superano le 50 pubblicazioni annue). Nell’ambito dell’indagine dell’Istat sulla produzione libraria si considerano, oltre alle case editrici, anche i centri di studio e gli enti che svolgono attività editoriale come attività non prevalente.

 

 (fonte: la Nota metodologica relativa all’indagine sulla produzione libraria 2005)

 

Segue…

 

martedì 29 maggio 2007

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 7

Alla Fine della Fiera del Libro di Torino appare sul sito ufficiale il dato finale dei visitatori: quest’anno sono stati 302.830.


Questi risultati, si legge su http://www.fieralibro.it/ “confermano, in tal modo, il balzo straordinario del 30% registrato nella edizione del 2006. Occorre ricordare che il 2006 è stato l’anno delle Olimpiadi e che la Fiera ha, dunque, goduto dell’effetto traino di quel grande evento mediatico.” I redattori del sito aggiungono poi: “per dovere di cronaca, occorre ricordare che le circa 2.500 persone intervenute alla serata inaugurale, mercoledì 9, non sono state computate nella somma finale dei visitatori, altrimenti si sarebbe superato il record dello scorso anno..”

 

Dunque c’è stata una grande affluenza, anche se questo dato contrasta non poco con le impressioni di vari editori che avevano notato un rilevante calo di presenze. Evidentemente i sensi dell’uomo possono essere fallaci, mentre i registratori di cassa dovrebbero essere molto più precisi.

 

Girando tra i 1263 espositori (non solo editori) presenti alla Fiera, pensavo che gli editori italiani sono tanti.

 

Nel 2005 gli editori censiti erano 3.136. Di questi, solo 1739 risultavano aver pubblicato almeno un’opera  in quell’anno.

Dunque esistevano allora circa 1.700 editori “vivi” e circa 1.400 editori “in sonno”.

 

Mi è venuta voglia di saperne di più e quindi mi sono tuffato nella rete. Qualcosa ho trovato…

 

Segue…

 

lunedì 28 maggio 2007

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 6

Alla fine della Fiera del Libro di Torino, mentre cerco l’uscita che conduce al mio parcheggio, passo in un salone dove un autore straniero sta rispondendo a delle domande in un italiano volenteroso. Non so chi sia ma fa un’osservazione interessante.

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“Essere uno scrittore è un mestiere strano” dice “perché io posso affermare di essere uno scrittore solo nel momento in cui sto scrivendo un libro e poi quando me lo pubblicano, ma poi la cosa finisce lì, perché non è detto che io in futuro scriva un altro libro. Non c’è certezza che scriverò ancora. Io torno ad essere scrittore solo quando riprendo a scrivere.”

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Forse è a questo che si riferiva John Steinbeck quando diceva: "la professione di scrivere libri fa apparire le corse dei cavalli un'attività solida, stabile."

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Ma non ho tempo per rimanere ad ascoltare questo straniero. Sono ubriaco di libri e mi aspettano cinque ore di macchina per arrivare a Firenze. Chiedo a un desk delle informazioni dov’è l’uscita. Mi indicano una gigantesca porta proprio dietro di me. La guardo, sorrido al ragazzo delle informazioni e capisco che è davvero l’ora di tornare a casa.  

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Ma segue…

giovedì 24 maggio 2007

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 4

Alla fine della fiera, a chi vanno i soldi che il lettore paga quando compra un libro?

 

I dati di cui dispongo sono da considerarsi indicativi e variano da editore ad editore, però rendono chiaramente l’idea di come si svolgano, in definitiva, le cose.

 

La ripartizione media del prezzo di copertina di ogni libro venduto è (in media) la seguente:

 

30 % alla libreria;

 

30% al distributore di cui


  • 15% come compenso del lavoro di distribuzione;

  • 10% come compenso per la commercializzazione e promozione dei titoli presso le librerie;

  • 5% per il servizio di deposito (gestione del magazzino) a favore della casa editrice;


 

40% all’editore.

 

Col suo 40% l’editore deve pagare


  • il 5% (o, al massimo il 10 %) all’autore per i diritti d’autore;

  • dal 20% a 15% per lo stampatore (il costo stampa libro va da un quinto a un settimo del prezzo di copertina). Nel calcolo del costo della stampa occorre tenere conto che una parte non trascurabile delle copie che vengono stampate non vengono vendute e, quindi, sul venduto l’incidenza effettiva della stampa è superiore a quella apparente;

  • il 4 % di Iva da versare allo Stato.


 

 

Quindi, tolte queste spese sempre presenti, all’editore resta circa il 15 % del prezzo di copertina col quale ci deve pagare una quota di tutte le sue spese generali di gestione e ritagliare il proprio guadagno.

 

Oltre alla grandi casa editrice, che comprensibilmente ha un potere contrattuale molto maggiore, ha la possibilità di abbassare i prezzi (o di incrementare il proprio margine) l’editore “non puro” che ingloba anche altre fasce della filiera produttiva-distributiva, quindi:

 


  • chi stampa direttamente (stampatore per sé e per altri);

  • chi commercializza in proprio o chi si gestisce il magazzino in proprio;

  • chi è anche distributore (distributore per sé e per altri);

  • chi non fa distribuzione del libro (si limita a stamparlo e metterlo su internet);

  • chi ha librerie proprie.


 

Per questo sul mercato possono giungere con prezzi sostanzialmente diversi libri che hanno aspetto e caratteristiche tecniche simili. Magari un libro è prodotto da un editore puro, mentre l’altro è prodotto da un editore che ha anche delle librerie proprie. Il secondo, quindi, mentre sui libri distribuiti mediante terzi ha lo stesso margine (lordo) del 40 % dell’editore puro, sui libri venduti nei propri punti vendita introita il 100 % (lordo) del prezzo di copertina. Ha quindi un margine medio più alto e può praticare un prezzo più basso. 

 

 

Quindi, concludendo, se un libro ha un prezzo di copertina di € 16, la ripartizione del prezzo è grosso modo la seguente:


  • Libreria € 4,8

  • Distributore € 4,8

  • Stampa € 2,4

  • Iva € 0,6

  • Autore € 0,8

  • Editore € 2,6


 

Gli editori, quindi, soprattutto i piccoli, paiono non avere margini tali da arricchirli.

 

In tutta questa storia, però, non sembrano guadagnare poi troppo neppure i librai.

 

Segue…

 

mercoledì 23 maggio 2007

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 3

“Ci sono tre modi per perdere i soldi: il gioco d’azzardo è il più veloce, le donne sono il più divertente, l’editoria è il più sicuro.”


Mi tornava in mente questa frase mentre giravo tra le migliaia di libri della Fiera del Libro di Torino. C’è qualcosa in questo vasto spiegamento di forze che non mi torna.

 

In Italia si legge poco, ciò è un dato di fatto. Lo raccontano chiaramente i numeri delle vendite dei libri.

Questi numeri, in realtà, non è che si reperiscano tanto facilmente a giro. Su internet si trova tutto, ma io ho provato a cercare più volte i dati delle vendite ripartiti per singoli libri e singoli autori e non sono mai riuscito a trovare niente (unica eccezione su Wu Ming Foundation, ma trattasi di autori sotto pseudonimo). 

Forse sono io che non ho saputo cercare, se è così e qualcuno mi sa indicare dove devo andare gliene sarò grato.

 

Mi spiego meglio: si trovano da tutte le parti le classifiche dei libri più venduti, ripartite per genere, ma le classifiche riportano solo l’ordine delle posizioni; non riesco a trovare quanti libri ha venduto ognuno di quei libri. Ovvero: che differenza quantitativa c’è tra le vendite del primo e quelle del decimo?

E anche: con i diritti d’autore del libro che arriva decimo in classifica uno ci camperebbe?

La risposta credo proprio che sia no.

 

Mi dicono, infatti, che persone che vivono del solo mestiere di scrittore in Italia sono pochissimi. Sono all’incirca quante le dita di due mani. Facciamo tre mani, via, per rovinarci e stare larghi.

 

Guardiamo, ad esempio il campo del giallo italiano, uno dei generi che attualmente va per la maggiore. Premesso che si tratta di cifre molto indicative ed approssimate, mi risulta che in questo settore ci siano tre autori che vendono ogni volta abbondantemente sopra le centomila copie. Poi ci sono sette od otto autori, che sono considerati dei grandi scrittori, ed effettivamente lo sono, che vendono grosso modo sulle venticinquemila copie. Poi ci sono gli altri.

Teniamo conto che per una grande casa editrice vendere duemila copie di un libro è considerato il minimo per mantenerlo in vita e che se un volume raggiunge le settemila copie vendute le grandi case stappano lo champagne.

 

Mi chiedo che senso abbia una struttura produttiva industriale, come è quella dell’editoria, una rete di distribuzione capillare e diffusa come è quella che porta alle tante librerie sparse nel paese, se poi mediamente si vendono 2 o 3.000 esemplari di ogni pezzo prodotto. Quale produzione industriale può stare in piedi supponendo di vendere solo poche migliaia di pezzi?

I numeri del mercato dei libri sono più da artigianato che da industria.

Forse questo spiega perché vengono pubblicati così tanti titoli che si affastellano, spesso inutilmente, nei ponderosi cataloghi delle case editrici. La macchina ha bisogno di macinare comunque tanta carta per stare in piedi e quindi se un titolo vende mediamente poco, allora è necessario che i titoli siano tanti. Più sono, poi, e più facile è azzeccare il colpaccio che tira su il bilancio.

 

L’aspirante scrittore che abbia fini di lucro, consideri dunque che anche se arrivasse a pubblicare con una grande casa editrice, è probabile che le vendite del suo libro vadano a cadere tra le duemila e le tremila copie. Considerando un diritto d’autore pari al 5 % del prezzo di copertina, il conto è presto fatto (a titolo di esempio, per i più pigri, 16 x 3.000 x 5% = € 2.400 lordi).

 

Può darsi che i numeri di cui dispongo siano tutti sballati, ma a grandi linee la situazione è questa.

 

Per fortuna chi scrive lo fa quasi sempre per motivi ideali, e non per la vile pecunia.

 

Gli autori, quindi, a meno di non azzeccare il colpaccio, non guadagnano poi molto dalla vendita dei libri.


Ma dai conti che ho avuto modo di fare, non dovrebbero guadagnarci neppure gli editori.

 

Segue…

martedì 22 maggio 2007

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 2

Alla fine della Fiera del Libro di Torino me ne torno a casa con quattordici nuovi libri. Sono perlopiù libri di piccole case editrici. Ho girato infatti prevalentemente tra gli stand dei piccoli.

La produzione dei grandi editori la posso ritrovare ogni giorno spaparanzata nella mega-librerie della mia città. Le pubblicazioni degli editori minori, invece, stanno di solito nascoste negli scaffali o, spesso, non arrivano neanche nelle librerie che frequento.

 

In conclusione, ho comprato:


  • Balene Bianche di Sabrina Campolongo. Michele di Salvo Editore. Sette intensi racconti;

  • Come scrive un giallo di Patricia Higsmith. Minimum fax. Teoria e pratica della suspence spiegata da una delle più famose gialliste americane;

  • Elementi di tenebra di Andrea Carlo Cappi. Alcràn edizioni. Un manuale di scrittura thriller;

  • Sulla scena del crimine: CSI all’italiana di Chiara Guarascio. Edizioni il Molo. È quasi un manuale di criminalistica che spiega le vere procedure adottate dalle forze dell’ordine italiane. L’autrice ha anche un interessante blog di criminologia ;

  • Lama e trama 4 di vari autori, tra cui Lucarelli e Bernardi. Zona. È la quarta antologia che raccoglie i racconti premiati nel 2006 dal concorso letterario della città di Maniago dedicato ai coltelli;

  • L’ultima stoccata di J.P. Rossano. Edizioni il Molo. Giallo con protagonista un detective privato ex schermidore scritto da un esordiente torinese sotto pseudonimo;

  • Delitto dell’aquila nera di Achille Saccapani. Zona. Fantathriller ambientato a Genova nel 2001 nel corso del G-8;

  • Memorie di un cuoco di un bordello spaziale di Massimo Mongai. Robin edizioni. Secondo capitolo delle avventure di un cuoco spaziale;

  • L’allenatore errante di Leoncarlo Settimelli. Zona. È la biografia di Ernest “Egri” Erbstein, l’allenatore ebreo ungherese del grande Torino, che morì con i suoi giocatori a Superga, vincitore del 44° Premio Selezione Bancarella Sport 2007 e del PREMIO E.I.P. SPORT PER I DIRITTI UMANI;

  • Oltre la gelida condanna di Augusto Lunardini. Edizioni il Molo. Secondo romanzo che parla del Dottor Carlus Randi, medico ingiustamente imprigionato in un carcere di massima sicurezza sotterraneo su un pianeta ricoperto di ghiaccio;

  • Il mistero della scomparsa dei Settantadue Confratelli di Fabrizio Gadoni. Robin Edizioni. La storia di un bibliotecario che si avventura nelle viscere della sua biblioteca situata in una antica chiesa sconsacrata e risolve un mistero avvenuto nel 1766;

  • Una storia d’annata di Loredana Squeri. Zona. Cinque racconti gialli;

  • La scomparsa dei fatti di Marco Travaglio. Il Saggiatore. Così, tanto per arrabbiarmi un altro po’;

  • Svaniti nel nulla di Paco Ignacio Taibo II. Il Saggiatore.Un romanzo con protagonista l’investigatore Héctor Belascoaràn Shayne, brutto ed orbo.


 

Nel complesso, tanti libri di genere (si riaffaccia anche la fantascienza, dopo vari anni di lontananza) e alcuni libri da cui spero di imparare qualcosa (anche se, a dire il vero, da tutti i libri imparo qualcosa).

 

Ma oltre al sopracitato paio di chili di libri me ne torno dalla Fiera anche con qualche interessante informazione sullo stato dell’editoria italiana.

 

Segue…

lunedì 21 maggio 2007

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 1

 


(14 maggio 2007)

 

Alla fine della Fiera del Libro di Torino mancano ormai meno di quattro ore quando me ne vado. Sono le sei dell’ultimo giorno di Fiera, il lunedì. Quei poveracci che stanno negli stand devono tirare ancora avanti fino alle ventidue, e questo è il loro quinto giorno consecutivo.


Mentre cerco l’uscita che porta al mio parcheggio mi viene di pensare al mercato del pesce, a fine mattinata. Come le trote, anche svariati libri calano di prezzo man mano che si avvicina la chiusura. So che da un amante della letteratura ci si potrebbero aspettare riflessioni più elevate, ma le cose stanno così. Ho appena comprato a cinque euro un libro che a mezzogiorno vendevano, già scontato, a dieci. Non siamo ai livelli della Fiera del libro per ragazzi a Bologna dove qualche editore straniero alla fine lascia i libri nello stand a disposizione di chi li vuole, perché gli costa di più riportarseli a casa, ma in realtà mancano ancora quattro ore alle chiusura e non è detto che qualcosa di simile non possa accadere.

 

A dire il vero, non tutti gli editori usano la Fiera per svuotare i magazzini dagli invenduti, la maggior parte mantiene sconti meno elevati e non vedo nessuno dei visitatori girare col trolley per portarsi via pacchettate di libri, come succede a Bologna l’ultimo giorno. Io, nel mio piccolo, me ne vado via con una piccola sacca. Dentro ci sono quattordici libri e due cataloghi di librerie antiquarie.

 

Segue…

 

 

martedì 15 maggio 2007

Fiera del libro di Torino - 1

Ieri ho fatto forca al lavoro e al blog e sono stato alla Fiera del Libro di Torino. 


Relazionerò poi con più calma, per ora basti solo dire che sono tornato con 14 nuovi libri e due cataloghi di librerie antiquarie. La lista dei libri che devo leggere di cui al post del 18/4/07 dovrà essere pesantemente aggiornata e, a questo punto, il tempo stimato per smaltirla si allunga di svariati mesi.


Anticipo comunque che ho comprato il libro di Sabrina Campolongo Balene Bianche.


Quasi tutti i libri sono di piccole case editrici. Ora potrò a ben diritto evitare di fare la faccia rossa quando leggerò dell'accusa di non comprare libri di altri esordienti che generalmente viene rivolta ai giovani scrittori.