Visualizzazione post con etichetta scrivere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scrivere. Mostra tutti i post

venerdì 19 giugno 2009

Scrivere a quattro mani

Scrivere a quattro mani è stata un'esperienza bellissima, ci hanno detto ieri sera Leonardo Gori e Diver Nelli alla presentazione de Il lungo inganno, condotta da Marco Vichi.


I due autori hanno evidenziato come internet permetta adesso questo tipo di collaborazioni, molto più difficilmente realizzabili in passato.


Leonardo e Divier si sono sentiti telefonicamente e telematicamente tutti i giorni, nei quattro mesi della stesura conclusiva del romanzo, e hanno ammesso di essere divenuti praticamente fidanzati.


Quando i due hanno raccontato che l'esperienza è stata molto bella perchè sentivano che qualcosa di grosso stava crescendo tra di loro, il goliardico pubblico ha iniziato a schiamazzare.


Una volta chiariti termini della questione (trattavasi di una immagine figurata) la presentazione è potuta proseguire.


Riguardo all'esperienza di scrivere a quattro mani, che mi è capitato talvolta di provare, io penso che occorra che tra gli scrittori si crei una grande sintonia, sia dal punto di vista dei concetti che si vogliono esprimere, sia per quel che concerne lo stile.


Le difficoltà, più che nello scrivere, sono nel cancellare.


Una buona revisione implica sempre l'eliminazione o la sostituzione di frasi e parole. Chi scrive da solo è giudice di sé stesso e, una volta individuati i problemi, non ha (o non dovrebbe avere) difficoltà a tagliare. 


Se però la frase poco convincente è stata scritta dall'altro paio di mani, la segnalazione e l'eliminazione del problema può divenire una questione da affrontare con diplomazia.


Se le visioni sullo stile dei due non sono simili e se chi ha scritto tende a difendere in ogni caso le proprie frasi, può darsi che, alla fine, per evitare problemi, ognuno abbozzi e si moderi e che la revisione rimanga più blanda e meno radicale di quel che dovrebbe essere.


E allora può accadere che avvenga come in Rimmel;


"E qualcosa rimane, tra le pagine chiare,


tra le pagine scure..."


Qualcosa che, magari, andava tagliato.     



   

giovedì 23 ottobre 2008

New Italian Epic - NIE

New Italian Epic  è l'espressione utilizzata da Wu Ming I (uno dei componenti di Wu Ming, gruppo di autori anonimi che hanno pubblicato alcune opere collettive di grande successo e che hanno fatto parte anche del gruppo Luther Blisset) per definire un insieme di opere che presentano alcune caratteristiche comuni, scritte a partire dal 1993 da autori come Wu Ming, De Cataldo, Evangelisti, Lucarelli, Saviano, Camilleri, Carlotto, Genna e molti altri.


Queste caratteristiche comuni sono proprie non degli autori ma di talune delle loro opere (quindi, ad esempio, non rientra nel NIE il Montalbano di Camilleri mentre invece ci rientrano altre sue opere quali Il re di Girgenti e La presa di Macallè)  


Qui potete trovare il  testo della versione 2.0 di New Italian Epic.


Il memorandum, diffuso nell'aprile 2008 da Wu Ming I, ha provocato un ampio ed aspro dibattito nel mondo della scrittura italiano, anche per il poco riguardo manifestato dall'autore nei confronti dei critici letterari (qui potete trovare alcuni degli interventi pubblicati su Carmilla) .


Personalmente ho letto troppo pochi dei libri citati da Wu Ming I per poter esprimere un giudizio sulla validità delle sue affermazioni, ma ho comunque trovato di estremo interesse la lettura del memorandum e delle note aggiunte nelle seconda versione.


Consiglio dunque a tutti gli amanti della letteratura di leggerlo (e di dare anche un'occhiata al sito della Wu Ming Fondation e a Carmilla On line che ho linkato in questo post).

mercoledì 26 marzo 2008

Picnic letterario

Una sorta di bucolico picnic letterario.


Mi verrebbe quasi voglia di andarci per vedere che tipi sono i partecipanti. Ma è un po' fuorimano.


CASCINA MACONDO

 


 



 SCRITTURÀLIA










 

DOMENICA 20 APRILE 2008

per un manipolo di scrittori

 

tutto il giorno dedicato a scrivere su un tema estratto a sorte.

A fine serata lettura ad alta voce dei componimenti prodotti 

 



CONTRIBUTO DI PARTECIPAZIONE EURO 20.00 A SCRITTORE/SCRITTRICE







 

Arrivo a Cascina Macondo ore 9.30 (puntuali) 

Fine di scritturalia ore 20.30

 

Per il pranzo ognuno porta buon cibo e vino da condividere.  

 

Alle ore 19.00 spaghettata finale con aglio olio e pan grattato a cura di Cascina Macondo.

Ricordiamo che l’ascolto dei testi e la spaghettata fanno parte integrante di Scritturalia

 

 I testi migliori e più interessanti prodotti a Scritturalia,  a insindacabile giudizio della Redazione,
verranno pubblicati sul sito di Cascina Macondo

 


si può partecipare anche da lontano via email

 

per informazioni dettagliate clicca qui: http://www.cascinamacondo.com/site/scritturalia.asp

  


I POSTI SONO LIMITATI

OCCORRE PRENOTARE

 iscrizione solo attraverso il modulo on line sul sito di Cascina Macondo

 

per iscriversi e prenotare clicca qui:

http://www.cascinamacondo.com/site/scritturalia_iscrizione.asp
 


  

Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4 - 10020 Riva Presso Chieri
(TO)
tel.  fax  011 / 94 68 397  -  cell.  328 42 62 517
email: info@cascinamacondo.com  -  sitoweb: info@cascinamacondo.com  -  sitoweb: www.cascinamacondo.com



 



 



 



 



 


 

 









 



 


martedì 19 febbraio 2008

E se la Serata Ucronica non ci fosse stata?

Cosa sarebbe successo se…? si chiede il narratore ucronico.

 

E dunque lo faccio anche io.

 

Cosa sarebbe successo se a un certo punto, per pigrizia, per mancanza di iniziativa, per carenza di entusiasmo, avessimo deciso di lasciar perdere tutto e di non organizzare la Serata Ucronica di sabato scorso?

 

Certamente il corso della Storia dell’Umanità sarebbe cambiato.

 

Infatti, quel ragazzino che era seduto in terza fila non avrebbe ascoltato il Prof. Marucelli che raccontava degli sforzi di alcuni scienziati che stanno cercando di effettuare un viaggio nel tempo, inviando indietro di qualche frazione di secondo un neutrone.

 

E quel ragazzino, che io non so chi sia, non si sarebbe appassionato all’idea e non avrebbe deciso di studiare Fisica.

 

E dunque non si sarebbe laureato col massimo dei voti, e poi trasferito in Svizzera e non avrebbe messo a punto la prima macchina per i viaggi nel tempo effettivamente funzionante.

 

E, soprattutto, non me lo sarei visto entrare nel mio studio oggi, tre giorni dopo la presentazione,  ormai adulto e con qualche capello bianco, per ringraziarmi di averlo fatto divertire col mio racconto Caput Mundi in quella Serata Ucronica che aveva forgiato il suo destino e la Storia del mondo.

 

Perlomeno questo è quello che mi sta raccontando il distinto signore che in questo momento siede dall’altra parte della mia scrivania.

 

Rammentiamo insieme quella Serata del 16 febbraio 2008, per lui ormai remota, mentre per me ancora vividissima nella memoria.

 

Ricordiamo la chiara e bella introduzione di Carlo Menzinger,

l’ampio intervento del Prof Marucelli che ha coperto sia gli aspetti letterari delle Ucronie, sia quelli scientifici sui multiuniversi e i viaggi nel tempo,

le parole dell’editore Antonello Cassan di Liberodiscrivere,

il mio intervento che, essendo io persona poco seria, tentava di essere brillante,

la divertente Kassata di Angela Rosati,

lo sfortunato Dante di Alberto Pestelli,

il Garibaldi creatore della bandiera della Magica Roma immaginato da Martino Pasquale.

C’erano poi altre due autrici, Gianna Campanella e Vera Bianchini.

E un folto pubblico che ringrazio (novanta persone circa secondo Carlo Menzinger, quattro secondo la Questura).

 

Al termine della presentazione c’è stato un rinfresco. Poi, quello che allora era un ragazzino se n’è tornato a casa, mentre gli autori, i loro familiari e taluni amici se ne sono andati a formare un tavolo da trenta persone in pizzeria (e lì l’affluenza è certificata dal numero di coperti indicato nella ricevuta fiscale).

 

Ora saluto il mio visitatore.

Quando sta già scendendo le scale mi viene in mente che lui conosce la storia dei prossimi trent’anni. Ho solo pochi istanti prima che scompaia. Gli faccio, quindi, la  domanda più importante.

 

- Quando vincerà la Fiorentina il terzo scudetto?

 

Lui mi sorride e non risponde.

 

Non so se gli è vietato di fornire informazioni sul futuro o se debbo seriamente preoccuparmi.

 

.

 

Per info più complete sulle UCRONIE vedi qui.

.

Per maggiori dettagli sulla serata vedi il post di Carlo Menzinger.

.

giovedì 14 febbraio 2008

Il maghetto e la maga

Segnalo un’analisi molto articolata e approfondita sulle ragioni del successo di Harry Potter, pubblicata da Carlo Menzinger  in questo post.

 

Nella annosa controversia sulla “rispettabilità letteraria” degli autori di grande successo commerciale (secondo buona parte degli addetti ai lavori, piacere a tanti dovrebbe essere sinonimo di scarsa qualità), Carlo si schiera con decisione dalla parte della Rowling, da lui ritenuta un genio (o una maga, se si vuole rimanere in tema).

 
Io, pur avendo letto solo una piccola parte della saga della saga di Harry Potter, concordo con Carlo. Secondo me, bisogna avere sempre il massimo rispetto per gli autori che vendono molto. A leggerli con attenzione, qualcosa si impara sempre.

Anzi, a dire il vero, io ritengo che uno scrittore possa imparare qualcosa dalla lettura di ogni libro, anche di quelli decisamente scarsi (i libri pessimi sono, a dire il vero, i più istruttivi perché fanno capire quali sono gli errori da evitare).

 

Tornando all’analisi di Carlo, ne consiglio vivamente la lettura, perché esplora con grande lucidità i meccanismi che possono portare al successo un’opera letteraria.

 

Peraltro Carlo mi aveva già esposto molte di queste idee nel 2004, quando avevamo provato a vedere se era il caso di scrivere a quattro mani una serie di libri per ragazzi. Avevamo anche buttato giù un paio di ipotesi alternative, con tanto di schemi dei personaggi e descrizioni sommarie dei mondi fantastici in cui avremmo potuto ambientare la trama.

 

Poi, alla fine, abbandonammo l’idea di scrivere insieme quel libro, più che altro perché la scrittura per ragazzi è un po’ particolare e richiede una attitudine che io sento di non avere. Scrivere forzando il mio stile, quindi, non sarebbe stato per me divertente e, soprattutto, non avrebbe portato a buoni risultati.

 

Carlo, invece, che è ben più eclettico di me (tra l’altro è anche poeta), so che ha portato avanti quella sua idea e ha quasi completato un paio di romanzi brevi adatti per lettori di dieci/dodici anni. Non dubito che presto avremo la possibilità di vederli pubblicati.

 

Per chi voglia ascoltare Carlo Menzinger parlare, ricordo l’appuntamento di questo sabato, il 16 febbraio alle 17 in Firenze, presso la Galleria Donatello, Via Degli Artisti 2R per la Serata  Ucronica, alla quale porterò anche il mio modesto contributo.

martedì 12 febbraio 2008

Le dieci regole per scrivere un buon giallo di Carlo Lucarelli

Le dieci regole per scrivere un buon giallo di Carlo Lucarelli

 

1)     Partire da un “mistero misterioso”, vale a dire coinvolgente, inquietante. Uno di quei misteri che non ti dai pace se non sai come vanno a finire.

2)     Centellinare le informazioni al lettore. Non raccontare tutto subito. Mantenere un’atmosfera di sospensione.

3)     Portare il lettore verso una prima soluzione del mistero. Poi con un colpo di scena aprire la porta ad un mistero successivo.

4)     Creare un buon personaggio-guida.

5)     Creare un buon personaggio che infittisca il mistero, che lo renda più complicato.

6)     Situare la storia in un’ambientazione conosciuta e credibile.

7)     Mantenere un ritmo di scrittura incalzante.

8)     Costruire una macchina narrativa, una storia, per raccontare qualcosa che si ritiene importante (n tempo lo chiamavano il “messaggio”)

9)     Scrivere con lo stile migliore. Scegliere le parole più belle.

10)Dimenticare tutte queste regole.

 

Tratto da Anonima Assassini. I delitti di Orme Gialle. Editrice Tagete. Raccolta dei racconti premiati e segnalati nella X edizione (2006) del premio Orme Gialle, con prefazione di Douglas Preston e con un intervento di Carlo Lucarelli. 

giovedì 7 febbraio 2008

Le dimensioni non contano? - 2

Tornando a riflettere sui limiti di lunghezza, talvolta imposti agli scrittori, di cui parlavo in un mio precedente post, segnalo questo articolo, in cui si racconta di una iniziativa editoriale che, prendendo spunto da un famoso miniromanzo di Ernest Hemingway, ha raccolto on line e poi pubblicato su cartaceo un folto numero di romanzi di sei parole.


Il "romanzo" originario di Hemingway era:


For sale: baby shoes, never worn


ovvero:


Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate


Per come la vedo io, trattasi di "giochini" che hanno la stessa valenza letteraria della creazione di una tavola di parole crociate.


Comunque, visto che la cosa interessa, lancio una nuova iniziativa: il romanzo in UNA parola, di non più di otto caratteri.


Inizio io:


"Fandomo!"


(ammirate la capacità di sintesi rappresentata dalla contrazione della parola e la colorazione localistica toscana).


 

lunedì 4 febbraio 2008

Orme gialle

Sabato 2 febbraio 2008, alle 18, a Pontedera presso l'Auditorium del Museo Piaggio di Pontedera, si è tenuta la premiazione dell’edizione 2007 del concorso Orme gialle.


Ero lì, dato che il mio racconto Dante e Beatrice, diciotto vite spezzate è stato incluso nella lista dei racconti selezionati (e sarà quindi inserito nell'antologia di questa edizione del premio).

Tra i premiati c'era anche Francesca Padula, compremiata con me anche a Maremma Mystery 2007

.


Il circolo culturale Orme gialle ha come Presidente Onorario Carlo Lucarelli che era presente alla premiazione. La giuria del concorso è formata da importanti addetti ai lavori, tra i quali Douglas Preston (che in questi giorni è nelle primissime posizioni delle classifiche Usa dei libri più venduti), Graziano Braschi, Piergiorgio Di Cara, Leonardo Gori, Giampaolo Simi, Mario Spezi.

Sabato erano presenti Lucarelli, Braschi, Di Cara, Simi e Spezi, oltre ad altri scrittori non facenti parte della giuria.

 .

Lucarelli ha raccontato che uscirà prima dell’estate un suo libro ambientato nelle guerre coloniali italiane, quello che lui ha definito il nostro far west, pochissimo sfruttato, al contrario di quello statunitense, dalla nostra letteratura e dal nostro cinema. Ma, indubbiamente, penso non sia semplice parlare degli italiani colonizzatori senza scivolare in preconcetti o visioni ideologiche molto rigide che possono facilmente togliere ogni afflato a qualsiasi trama o vicenda si intenda raccontare.

 

Il concorso l’ha vinto un ragazzo che lavora in Polizia, a Genova. Detto per inciso, in sala c’erano ben cinque poliziotti-scrittori (Di Cara, per esempio) e tutti noi ci siamo sentiti molto sicuri.

 

Dopo la premiazione ho partecipato anche a una cena convivivale con Lucarelli e gli altri scrittori intervenuti.

venerdì 1 febbraio 2008

Le dimensioni non contano?

Le dimensioni contano o non contano, quando si tratta di scrivere un testo?

Stavo riflettendo ancora una volta sul fattore lunghezza; sul fatto che mi risulta molto difficile talvolta rispettare le stringenti condizioni di lunghezza massima di un racconto poste per partecipare a dei concorsi o per essere pubblicato in un’antologia.




Data la grande fatica che faccio a scrivere quando ho limitazioni di lunghezza mi ero convinto un po’ semplicemente che mi fosse più congeniale la dimensione del romanzo rispetto a quella del racconto.



Mi sono ricordato, però, l’immenso lavoro che è stato anche scrivere il mio romanzo.


Sono andato, quindi, a cercare le cose che ho scritto con maggiore naturalezza e facilità e mi sono reso conto che erano racconti di circa 10.000 parole (ovvero 60.000 caratteri spazi inclusi, circa 33 cartelle da 1.800).


Si tratta, in sostanza, di racconti “non brevi”, in cui c’è il tempo per presentare e far crescere i personaggi e sviluppare una storia. In definitiva, non mi pare che si possa parlare di racconti esageratamente lunghi; sono circa trenta pagine di libro stampato.

Purtroppo la misura richiesta oggi è spesso di 8 o 10 cartelle al massimo (14.400 o 18.000 caratteri), per indubbie esigenza di rapida lettura degli elaborati da parte dei giurati o per avere la possibilità di inserire in un’antologia un congruo numero di testi.
Si dice che ponendo dei limiti ristretti, la creatività dello scrittore venga esaltata.
A me pare, piuttosto, che uno sia costretto talvolta ad abbandonare il modo migliore per raccontare una storia e si debba adattare a soluzioni di ripiego.


lunedì 28 gennaio 2008

Orme gialle

Stroncato dall'influenza, mi limito a segnalare che il mio racconto "Dante e Beatrice, diciotto vite spezzate" è stato incluso nella lista di racconti selezionati del premio Orme gialle (e sarà quindi inserito nell'antologia di questa edizione del premio).


La premiazione  sarà presenziata da Carlo Lucarelli, presidente del circolo culturale Orme gialle, e si terrà sabato 2 febbraio a Pontedera presso l'Auditorium del Museo Piaggio di Pontedera.


Sono particolarmente contento, vista la buona tradizione di questo premio.


Adesso torno a letto, e sarà il caso, visto che per scrivere le dieci righe di questo post ci ho messo una mezzoretta buona.


 

domenica 30 dicembre 2007

Il post di Capodanno

Dopo il post di Natale e il post del mio compleanno, eccoci giunti al post di Capodanno.

Innanzi tutto: buon 2008.

 

Cosa augurarsi per il nuovo anno?

Certamente salute; tanta e per tutti.

In fondo, siamo tutti degli animali, il cui scopo primario è sopravvivere, possibilmente senza dolore.

 

Una volta soddisfatti i bisogni primari, parlando da un punto di vista letterario, se così si può dire, spero che questo 2008 mi porti la pubblicazione di qualche racconto (varie cose stanno bollendo in pentola ma mi pare di aver capito che, nel campo dell’editoria, fino a quando non hai in mano materialmente una copia del tuo libro non puoi dare nulla per scontato) e un bel passo in avanti nella scrittura del sequel de L’unico peccato.

 

Con maggiore certezza, il 2008 mi porterà qualche interessante lettura.

 

I libri che attualmente ho, in senso figurato, sul comodino (in realtà occupano circa 1,6 metri lineari della mia libreria) in attesa di lettura sono i seguenti:

 

LIBRI DA LEGGERE


  • Il Signore della paura di Franco Cardini. Un romanzo ambientato nel 1403 che segue le gesta di tre cavalieri che si spingeranno fino a Samarcanda, alla corte del feroce Tamerlano. Da dicembre 2007.

  • I Fiorentini alle Crociate saggi di AAVV, a cura di Silvia Agnoletti e di Luca Mantelli, con prefazione di Franco Cardini. Una serie di saggi che illustrano vari aspetti dei rapporti tra Firenze e le Crociate. Da dicembre 2007.

  • La casta di Sergio Rizzo e di Gian Antonio Stella. Un libro che racconta alcuni dei privilegi e delle malefatte della nostra classe politica. Non credo che mi stupirò molto a leggerlo. Da dicembre 2007.

  • Le Fiabe di Gramos AA.VV. Una raccolta di favole scritte da vari autori per beneficenza a favore di Gramos Gashi, un bambino affetto da una rara malattia. Tra gli autori: Sabrina Campolongo e Andrea Razzaboni. Da dicembre 2007.



  • La Crociata delle tenebre di Giulio Leoni (con dedica dell’autore). Dante investigatore in una Roma in decadenza. Da novembre 2007.

  • I Classici del Giallo n. 20 – Patricia Cornwell (Postmortem, La fabbrica dei corpi) Due romanzi di Patricia Cornwell con la famosissima Kay Scarpetta, Direttrice del Centro di Medicina Legale del Commonwealth della Virginia. Una delle madri di CSI e simili. Da novembre 2007.

  • I Classici del Giallo n. 18 – Renato Olivieri (Il caso Kroda, Maledetto Ferragosto, Dunque morranno, L’indagine interrotta) Quattro romanzi di Renato Olivieri col Commissario Ambrosio ambientati nella “Milano tutta da bere” che, come noto, conteneva più di un lato oscuro. Da novembre 2007.

  • L’alfabeto di Eden di Nino Filastò (con dedica dell’autore). Hobby & Work. Un giallo “archelogico” che sconfina nell’horror. Filastò mi ha detto che è il suo libro migliore e che si è dedicato con tantissima intensità a scriverlo. Da novembre 2007.



  • 9 maggio ’78. Il giorno che assinarono Aldo Moro e Peppino Impastato di Carmelo Pecora. Zona. L’autore è ispettore capo della Polizia di Stato e dirige la scientifica di Forlì. Racconta di un giorno particolarmente significativo nella storia recente del nostro Paese. Dal Pisa Book Festival - ottobre 2007.

  • La Donna d’Oro diLinda Di Martino. Editrice Laurum. Un giallo ambientato nel 1884 nel Ghetto di Firenze, alla vigilia della sua distruzione. Dal Pisa Book Festival - ottobre 2007.



  • I due volti della giustizia diLorenzo Maggioni. Deinoteria Editrice. Un sostituto procuratore indaga su una falsa bomba rinvenuta alla stazione genovese di Prà. L’attualità si mescola con la fantasia. Dal Pisa Book Festival - ottobre 2007.



  • A luce spenta diRoberto Santini (con dedica). Editrice Laurum. E un giallo, ambientato a Firenze nel 1950, che racconta delle indagini svolte da un commissario di polizia, Falco Ventura, a seguito alla sparizione di due bambine. Ventura ha un proiettile incastrato nella testa che gli provoca strane allucinazioni. Da ottobre 2007



  • Toscana in Giallo. Antologia di racconti gialli e noir ambientati a Pisa, edita da Felici Editore. Da settembre 2007. Gli autori sono Paola Alberti, Divier Nelli, Daniele Nepi, Roby Paglianti, Riccardo Parigi & Massimo Sozzi, Patrizia Pesaresi, Claudia Salvatori, Roberto Santini, Alessandro Scalpellini, Marco Vichi, Renzo Zucchini.



  • Nero di luna di Marco Vichi(con dedica).Un romanzo inquietante e molto teso, che non ha per protagonista Bordelli, ma un giovane scrittore fiorentino che si reca nel Chianti per dedicarsi a scrivere un romanzo e si trova coinvolto in un mistero. Da settembre 2007

  • I Classici del Giallo n. 11 – Red Stout (Alta cucina, Colpo di genio, Nero Wolfe apre la porta al delitto, Fine amara) Quattro romanzi di Stout, il creatore di Nero Wolfe e del suo collaboratore Archie Goodwin. Da settembre 2007.

  • I Classici del Giallo n. 9 – Edgar Wallace (Cercasi un milione, Il mistero delle tre querce, Il mago, Il signore della notte) Quattro romanzi di Wallace, scrittore di inizio dello scorso secolo assai prolifico famoso per la sua velocità di scrittura. Riusciva a scrivere un romanzo anche in soli quattro giorni. Sperperava però tutto quel che guadagnava al gioco. Da settembre 2007.

  • I Classici del Giallo n. 10 – Ed McBain (L’assassino ha lasciato la firma, Estremo insulto, Ucciderò alle otto, Attentato Carell) Quattro romanzi di Ed McBain (pseudonimo di Evan Hunter), creatore della serie dell’87° distretto, poliziesco corale e seriale, dal cui “format” sono derivate poi tutte le numerosissime serie televisive ambientate in commissariati o simili. Da settembre 2007.

  • L.A. Confidential di James Ellroy. Da settembre 2007. Ho deciso di concedere a Ellroy un’ulteriore possibilità, sperando che questo giallo sia un po’ più classico e meno schizzato rispetto agli altri suoi che ho letto. Il film che è stato tratto da questo romanzo mi è piaciuto molto.



  • I Classici del Giallo n. 6 – Erle Stanley Gardner (Perry Mason e la zanzara, Perry mason e il pugno nell’occhio, Perry Mason e l’amante poltrone, Perry Mason e la pecora nera) Quattro romanzi di Gardner, il creatore di Perry Mason. Da settembre 2007.

  • I Classici del Giallo n. 7 – Cornell Woolrich (Sipario nero, L’alibi nero, L’angelo nero, Appuntamenti in nero) Quattro romanzi di Cornell Woolrich, di cui non avevo letto nulla. Sono quattro romanzi degli anni quaranta. Da agosto 2007.

  • I Classici del Giallo n. 3 – Ellery Queen (Sorpresa a mezzogiorno, Il mistero delle croci egizie, Sotto la campana di vetro, La lampada di Dio, Colpo di grazia) Cinque romanzi di Ellery Quenn (pseudonimo di Frederic Dannay e Manfred B. Lee), da agosto 2007. Una buona occasione per ampliare la mia conoscenza dei gialli classici.

  • Il passato è una terra straniera di Gianrico Carofiglio. Da luglio 2007. È un romanzo, non giallo, di Carofiglio, vincitore del premio Bancarella 2005.

  • Nel nome del porco di Pablo Tusset, lo spassoso autore di “Il meglio che possa capitare a una brioche”. Quel libro era un giallo anomalo, questo parrebbe un giallo più tipico. Da luglio 2007.

  • Con la morte nel cuore di Gianni Biondillo, da luglio 2007. È il suo secondo libro. Ho approfittato degli sconti estivi per portarmi avanti negli acquisti.

  • I Classici del Giallo n. 1 – Agata Christie (Dieci piccoli indiani, Verso l’ora zero, Le due verità, Nella mia fine è il mio principio) Quattro romanzi di Agatha Christie, da luglio 2007. Volevo rileggere i dieci piccoli indiani che avevo apprezzato da ragazzo.

  • Lame di luce di Michael Connelly (in prestito) Da luglio 2007 – Un giallo americano con protagonista Harry Bosh.

  • Svaniti nel nulla di Paco Ignacio Taibo II. Il Saggiatore. Da maggio 2007 - Un romanzo con protagonista l’investigatore Héctor Belascoaràn Shayne, brutto ed orbo.

  • Memorie di un cuoco di un bordello spaziale di Massimo Mongai. Robin edizioni. Da maggio 2007 - Secondo capitolo delle avventure di un cuoco spaziale;

  • L’allenatore errante di Leoncarlo Settimelli. Zona. Da maggio 2007 - È la biografia di Ernest “Egri” Erbstein, l’allenatore ebreo ungherese del grande Torino, che morì con i suoi giocatori a Superga, vincitore del 44° Premio Selezione Bancarella Sport 2007 e del PREMIO E.I.P. SPORT PER I DIRITTI UMANI;

  • I tre giusti di Edgar Wallace. Da aprile 2007. Uno dei Classici del Giallo Mondadori comprato usato.

  • I denti del drago di Ellery Queen. Da aprile 2007. Uno dei Classici del Giallo Mondadori comprato usato.

  • Il corpo e il sangue di Eymerich e Picatrix. La scala per l’inferno di Valerio Evangelisti. Da aprile 2007. Continuo a leggere la saga di Eymerich. Due libri di piccole dimensioni adattissime ai viaggi.

  • Fuori da un evidente destino di Giorgio Faletti. Da dicembre 2006. Questo invece l’ha regalato mia madre a me per Natale. Ritiene che Faletti sia un valido esempio per uno che scrive gialli. Io sono dell’idea che ci sia sempre molto da imparare da chi vende un mucchio. Poi Faletti mi è simpatico e ha un buon ritmo. Non ho potuto sopportare che nella prima pagina del capitolo 1 di Io uccido lui ripeta per ben tre volte la parola lentamente, ma questo probabilmente è un problema mio (o forse anche del suo editor?).

  • Il Cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini (in prestito). Da dicembre 2006. L’ho regalato a mia madre. Lei già lo aveva e me lo ha prestato. Dice che è bello. Mia figlia, che lo ha letto, dice che è tristissimo.

  • Venite venite B-52 di Sandro Veronesi. Da settembre 2006.

  • Tutti i racconti Vol 2 di James Ballard.Da luglio 2006. Racconti dal 1963 al 1968.

  • Quattro amici di David Trueba. Da luglio 2006. Storie di spagnoli scassati.

  • Delitto e castigo di Dostoevskij. Da luglio 2006. Devo colmare immani lacune tra i classici.

  • Ulisse di James Joyce. Da luglio 2006. Come sopra detto per Delitto e castigo.

  • Il fiore d’oro di Franco Cardini e Leonardo Gori (con dedica) – dal 20/6/06 in lista, lo vedo dalla dedica. In lettura da agosto 2007. È slittato indietro nella lettura perché prima mi sono andato a leggere Lo specchio nero degli stessi autori.


 

IN LISTA DA PRIMA DEL 2006 (taluni non ricordo neanche lontanamente da quando e perché)


  • Memoria del vuoto di Marcello Fois.

  • La storia dei Templari di Malcom Barber.

  • La grande sera di Giuseppe Pontiggia.

  • Girolamo Savonarola di Marcello Vannucci

  • Dialoghi di Luciano di Samosata. Costavano € 1,5

  • L’asino d’oro di Apuleio. Ha il prezzo in lire, Lit 2.900.

  • La città delle dame di Christine de Pizan

  • Lo specchio a colori di Francesca Romana Merli

  • Il mio credo, il mio pensiero di Gandhi.

  • L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud

  • I Viceré di Federico De Roberto (avuto in prestito dai miei).

  • Doppio sogno di Arthur Schnitzler (rilettura di libro a suo tempo avuto in prestito)

  • Non si dice piacere di Sibilla della Gherardesca.

  • Missili in giardino di Max Shulman (preso in prestito da casa dei miei).

  • Il libro della calma sul lavoro di Paul Wilson.

  • Nostromo di Joseph Conrad. Ha il prezzo in lire, Lit 3.900.

  • Il mondo di Sofia di Jostein Gaarder (avuto in prestito dai miei).

  • La voce della cometa di Fred Hoyle.

  • Murder on the Orient Express di Agatha Christie. In inglese.

  • La isla inaudita di Eduardo Mendoza. In spagnolo.


 

 

Buon anno, allora.

 

Io corro a leggere qualcosa, perché altrimenti mi sa che non ce la farò mai ad eliminare questo metro e sessanta di libri.

 

 

giovedì 6 dicembre 2007

Grammatica (drammatica) 3 - gli e loro

Visto che mi paiono interessanti, trasporto in un post una serie di commenti sul “LORO” inseriti sotto al mio post del 30/11/07.

Dice Francesca Padula:

Riguardo gli strafalcioni della vita moderna, che sento e vedo scritti soprattutto dai giornalisti (che della lingua italiana e delle sue regole dovrebbero sapere di tutto e di più), una delle cose che non sopporto proprio è l'uso improprio e dilagante del "gli", sia al posto del "loro" che del "le".

Rispondo io:

Penso che sul "gli" occorra accettare l'uso esteso impostogli dalla lingua parlata.

Ormai "loro" è del tutto desueto e nei dialoghi non lo inserisco mai, per non far sembrare innaturale la frase.
Ho delle remore ad usarlo anche nel testo normale; diciamo che, spesso, per evitare il problema, giro in altro modo la frase.

Con "le" siamo ancora al limite. Continuo ad usarlo; senza problemi nel testo, mentre nei dialoghi, solo se chi parla è una persona colta.

Replica Francesca:

Io sul "loro" non mi arrendo, so che sul vocabolario se ne indica l'uso nel plurale ma io non ce la faccio ad usarlo. Se parlando qualche volta scappa, scrivendo, no, mai e poi mai.
A volte uso il "loro" e a volte faccio come te e "giro" la frase.
Sono, però, contenta di verificare che, in questo marasma di ignoranza dilagante dove alle scuole elementari si insegna tutto tranne quello che si dovrebbe e cioè la grammatica e le tabelline, in alcuni programmi per bambini (e io ne vedo tanti avendo due figli piccoli) nei dialoghi usano il "loro": che boccata d'ossigeno!


Voi vi siete arresi al GLI oppure pensate ancora di resistere?


mercoledì 5 dicembre 2007

Grammatica (drammatica) - 2

Parlando del mio precedente post sulla grammatica, Roberto Santini mi ha segnalato un altro aspetto su cui concentrare l'attenzione, oltre alla punteggiatura.


Spesso, egli osserva, vari scrittori fanno un uso praticamente anarchico e talvolta decisamente errato del pronome relativo. Questo problema è poi ancor più diffuso tra i giornalisti. Il "che" balla un po' come pare all'inventiva di chi scrive e ci si trova di fronte a perle tipo: "Mario Rossi, uno dei più grandi scienziati del nostro tempo, scopritore della molecola K e della sua componente alfa, CHE scrive interessanti articoli divulgativi".


E' vero. Questo tipo di problema è particolarmente fastidioso perchè, oltre ad urtare la sensibilità del grammatico, ha anche una conseguenza importante sulla piacevolezza della lettura. Se, infatti, il lettore, a un certo punto, inizia a non capire più chi è il soggetto della frase e deve fermarsi a fare mente locale, si ha un inciampo nella lettura che può determinare la rottura della "sospensione dell'incredulità" o, comunque, della sintonia con l'autore.


Una delle regole principali per chi scrive è quella di non essere ambiguo o poco chiaro. Si deve sempre sapere chi stia agendo o chi (nei dialoghi) stia parlando.


Nel caso la frase si stia incartando in un groviglio di subordinate difficile da governare, lo scrittore non ha comunque scuse, dato che dispone di un comodo freno a mano.


E' il punto.


Come dice King: se una frase lunga non funziona, provare con due frasi brevi.  


Detto ciò per amor di teoria, non escludo di aver mai peccato anch'io nell'uso della punteggiatura o delle frasi ambigue. Ci mancherebbe altro!


Sempre sulla grammatica, segnalo inoltre una completa ed interessante analisi dell'uso della virgola (detta così sembrerebbe una cosa da iniziati, ma in realtà si legge con molto piacere) fatta da Carlo Menzinger.



 

venerdì 30 novembre 2007

Grammatica (drammatica)

Io e Carlo Menzinger ogni tanto, in fase di revisione di quanto scritto in comune, ci scambiamo dotte (?) disquisizioni sulla grammatica italiana.


Pubblico un estratto di queste conversazioni on line, con alcune mie osservazioni sulla punteggiatura nei dialoghi.






Ho letto vari libri di grammatica e sono giunto alla conclusione che le regole della grammatica italiana sono ben meno "codificate" di quanto si potrebbe supporre. Ovvero: su molti punti ognuno ha le sue interpretazioni e fa come vuole (rileggendo questa mail mi è venuto in mente la virgola prima del "ma". C'è chi la vieta in senso assoluto, come sosteneva la mia vecchia maestra e per anni sono andato avanti seguendo questa indicazione, chi la vorrebbe sempre, chi dice di distinguere caso per caso).

Inoltre è bene conoscere le regole base, ma queste possono poi essere talvolta consapevolmente violate per raggiungere effetti particolari.

 

Per la puntaggiatura nei dialoghi, poi l'anarchia è totale. Basta scorrere i vari libri italiani moderni che ognuno ha nella propria libreria.

Io, ad esempio, in sede di pubblicazione de L'unico peccato, ho convenuto con l'editore di eliminare le virgole prima degli incisi, che rappresentano sostanzialmente un inutile appesantimento, dato che la pausa nella frase viene già determinata dall'inciso.

Quindi io ormai:

 

- Ho mangiato pere, - precisò Paolo - mele e mandarini.

 

lo scrivo sempre

 

- Ho mangiato pere - precisò Paolo - mele e mandarini.

 

Detto questo, in linea di massima, il fatto che nei dialoghi la punteggiatura dovrebbe seguire quanto precede l'inciso potrebbe anche tornarmi. Vedo però, che nelle ultime cose che sto scrivendo tendo a eliminare anche il punto, oltre che la virgola, prima dell'inciso, e a far scivolare il punto al termine dell'inciso quando voglio che la frase successiva inizi con una maiuscola (alla fine, la punteggiatura dipende da come voglio che inizi la frase successiva. E' lei che comanda, non la conclusione della frase precedente).

Ad esempio.

 

Lui scosse la testa. – Tutte le cameriere sono orientali – disse. – Al massimo, tra i maschi, abbiamo alcuni ragazzi dei paesi dell’est europa.

 

- Inginocchiati – disse.

 

- E tu chi minchia sei? – disse la mia bella





Per chi volesse approfondire la  conoscenza della sconcertante inesistenza di regole codificate per la grammatica italiana


consiglio



Bice Mortara Garavelli



  • Prontuario sulla punteggiatura Interessante analisi della punteggiatura. Mi serviva a chiarirmi alcuni dubbi sulle regole della grammatica italiana. Mi ha confermato che le regole della grammatica italiana sono abbastanza evanescenti e ognuno fa come gli pare.



e, semplicemente, segnalo


 




  • Fare il punto di Autori vari della Scuola Holden di Baricco. Un opuscolo con note sulla punteggiatura allegato alla serie di fascicoli “Scrivere” della De Agostini. È un libretto che tratta la punteggiatura da un punto di vista “filosofico” più che tecnico. Tutto molto gigioneggiante e di poca utilità pratica.



 

Scuola Holden

martedì 23 ottobre 2007

a Pisa, al PISA BOOK FESTIVAL

Sabato pomeriggio sarò a Pisa per dare un'occhiata alla Fiera dell'editoria indipendente e per partecipare a un reading di autori di ZONA.


Dei miei "colleghi" che parteciperanno all'incontro ho avuto modo di leggere le opere di Achille Maccapani e di Loredana Squeri.


I loro due libri appartengono al genere giallo e li ho letti con molto piacere (e non lo dico per dovere di promozione editoriale). Rimando per ulteriori dettagli su questi libri alle schede presenti sul sito di ZONA e ai commenti riportati nel mio sito.


Trascrivo qui di seguito il comunicato di ZONA.





Sabato 27 ottobre 2007 ore 17, Sala Shelley
ZONA. NARRATORI DAL TERRITORIO
Reading collettivo per sette autori di ZONA



I protagonisti dell'evento sono sette narratori che, nelle loro opere, raccontano piccole ma significative porzioni d'Italia. Una sorta di omaggio al "carattere fondativo" della casa editrice, che proprio nel nome - ZONA - individuò quasi dieci anni or sono l'importanza e il valore del legame che unisce scrittori, lettori, territorio. Dei sette impegnati nel reading, Tullio Poian e Paolo Repossi sono autori di due romanzi di nuovissima uscita (rispettivamente "Il ventisette" e "Le giornate della cipolla", a inizio novembre in libreria), mentre Alessandro Agostinelli, Sergio Calamadrei, Achille Maccapani, Maurizio Piccirillo e Loredana Squeri hanno pubblicato le loro opere nei mesi scorsi. Presenta autori e letture Silvia Tessitore.

Alessandro Agostinelli legge da PISA E LIVORNO. ISTRUZIONI SULLA GUERRA E SUI CAMPANILI
Sergio Calamandrei legge da L'UNICO PECCATO. AMORE E MORTE ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE
Achille Maccapani legge da DELITTO ALL'AQUILA NERA
Maurizio Piccirillo legge da BATTITI ANOMALI. STORIE DI PROVINCIA
Tullio Poian legge da IL VENTISETTE
Paolo Repossi legge da LE GIORNATE DELLA CIPOLLA
Loredana Squeri legge da
UNA STORIA D'ANNATA

 

martedì 9 ottobre 2007

Elementi di tenebra

Questa estate ho letto Elementi di tenebra di Andrea Carlo Cappi. Alcràn edizioni.


Più che un manuale di scrittura thriller è un saggio che ricostruisce in modo estremamente interessante la storia dei vari filoni del giallo-noir e analizza trame, strutture e personaggi tipici. Rende chiarissimo il fatto che ormai si sono scritti gialli di ogni tipo e che le brillanti idee originali che pensavamo di utilizzare prima o poi, in realtà sono già state poste in essere da un pezzo (e quasi tutte da una delle prime autrici, ovvero Agatha Christie, mannaggia a lei). La lettura del libro di Cappi può quindi essere poco confortante per chi aspiri a scrivere un giallo-noir originale, ma, d’altronde, come diceva qualcuno, è solo conoscendo la storia passata che possiamo progettare il futuro. È quindi questo un saggio di grande utilità.


Sinceramente avrei preferito leggerlo ora e non in agosto.

Appena dopo averlo finito ho iniziato infatti a immergermi ne L’assassinio di Roger Ackroyd di Agatha Christie, che una amica blogger appassionata del genere mi aveva indicato come il giallo migliore che avesse mai letto. Purtroppo Cappi, citando le varie sorprendenti strutture utilizzate dalla Christie, aveva evidenziato anche quella utilizzata dalla scrittrice ne L’assassinio di Roger Ackroyd, sia pur evitando di precisare il titolo del romanzo in questione.

Ho quindi, senza merito, sgamato subito il gioco di Agatha e ho letto tutto il libro conoscendone sin dall’inizio il colpevole. Ciò mi ha tolto ogni sorpresa e piacere della lettura, anche se, da un punto di vista tecnico, mi ha permesso di analizzare nel dettaglio, senza bisogno di una seconda lettura, il meccanismo messo in piedi da quella perfida autrice.


Comunque, devo dire che, in genere, i gialli della Christie, dove tutti paiono girare con il cronometro in mano e sono in grado di dire l'ora esatta in cui sono entrati o usciti da una stanza, non sono proprio i miei preferiti.

 


 

lunedì 8 ottobre 2007

L’occasionissima del lunedì

 


Questo lunedì segnalo una nuova pagina del mio sito: Cose da tenere di conto.

Ho infatti inserito su www.calamandrei.it una serie di consigli sulla scrittura (non miei, naturalmente, ci mancherebbe altro. Di King, Vonnegut, Cerami, Hitchcock e altri).

È la raccolta dei vari post col tag Cose da tenere di conto che sono stati pubblicati su questo blog nel corso del tempo.

Per i lettori pigri che preferiscono trovarsi tutto già pronto in un’unica pagina web.

 


 

martedì 2 ottobre 2007

Come nasce una storia

Nel mio post di giovedì, 27 settembre 2007, intitolato Nero di Luna – Vichi ho riportato il pensiero di Vichi sulla creazione delle storie da parte dello scrittore. Ovvero che, almeno nel suo caso, le storie già esistono e lo scrittore si limita a farle emergere dall’oblio.

Riscorrendo i miei post, cosa che ogni tanto è bene che faccia, data la mia scarsa memoria, ho ritrovato il mio post del 3 marzo 2007 Stephen King e l’haiku tombolato, dove avevo rilevato che Stephen King e i promotori dell’haiku tombolato (ovvero formato sul loro sito con terne di versi estratte dal computer a caso) la pensano alla stessa maniera, che poi è la medesima di Vichi, sulla creazione delle storie (o delle poesie).

Nel mio piccolo, per quel che possa interessare, sono d’accordo anch’io. Le storie sono già lì. Occorre solo armarsi di santa pazienza ed andare a recuperarle.



giovedì 27 settembre 2007

Nero di Luna - Vichi

Il 25 c’è stata alla Feltrinelli di Firenze la presentazione dell’ultimo libro di Marco Vichi, Nero di luna (Guanda). Conducevano Ranieri Polese e Enzo Fileno Carabba . Quest’ultimo ha duettato tutto il tempo con Vichi portando la serata ad assumere un piacevole taglio quasi cabarettistico.

Della strana dedica che Vichi mi ha fatto, ho già detto nel post del 24 settembre.

Posso aggiungere che un ulteriore elemento di interesse del libro Nero di luna emerso nel corso dell’incontro è dato dal fatto che il protagonista è uno scrittore fiorentino che si isola in una villa in campagna per scrivere un romanzo. Ciò ha dato modo a Vichi di esprimere alcune sue considerazioni sulla scrittura e sul modo in cui si formano le storie. Per quel che lo riguarda, le sue storie si formano via via che egli procede nella scrittura e lui attacca a scrivere senza sapere come la vicenda andrà a finire. Anzi, è spinto a scrivere dalla curiosità di sapere come terminerà la storia. Naturalmente, soprattutto nel caso opere del genere giallo, questo comporta una forte necessità di risistemare vari punti della storia nella seconda stesura, per rendere coerente il tutto.

 

Ho un paio di racconti di cui ho scritto la prima parte e ai quali tengo molto. Attualmente sono fermi perché attendo di capire qual'è il modo migliore per arrivare al finale che ho previsto. Forse mi merita provare il metodo Vichi: dimenticare il finale che avevo immaginato e completarli vedendo cosa viene fuori in via spontanea. Proverò.

 

Dopo la presentazione, chiacchierata con Gori e Nepi sugli editori e sulle problematiche legate alla rendicontazione delle vendite.

A proposito: è cambiata la persona che presenterà con me Un mare di delitti  l’8 novembre alla libreria Melbookstore Seeber di Firenze. Invece di Beatrice Manetti ci sarà Nino Filastò.

Così potrò chiedergli come finisce La proposta (vedi il mio post del 27 aprile 2007).

 

 

martedì 18 settembre 2007

Cose da tenere di conto: le venti regole di Van Dine

Il caro Razza, commentando il mio post del 13 settembre ha citato una delle famose venti regole di Van Dine.

 

S. S. Van Dine è lo pseudonimo di Willard Huntington Wright (1888 - 1939), noto autore di gialli statunitense creatore del personaggio di Philo Vance.

I suoi romanzi sono gialli classici, basati sulla razionalità e sulla logica deduttiva e Van Dine ha scritto nel 1928 venti famose regole che dovrebbero essere seguite nello scrivere gialli.

 

Credo che nemmeno i dieci comandamenti siano stati infranti più volte delle regole di Van Dine e, ritengo, a ragione.

Non condivido al 100% quasi nessuna di queste regole e le riporto qui più che altro a titolo di curiosità storico-letteraria.

 

 

1. Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente elencati e descritti.

2. Non devono essere esercitati sul lettore altri sotterfugi e inganni oltre quelli che legittimamente il criminale mette in opera contro lo stesso investigatore.

3. Non ci deve essere una storia d'amore troppo interessante. Lo scopo è di condurre un criminale davanti alla Giustizia, non due innamorati all'altare.

4. Né l'investigatore né alcun altro dei poliziotti ufficiali deve mai risultare colpevole. Questo non è buon gioco: è come offrire a qualcuno un soldone lucido per un marengo; è una falsa testimonianza.

5. Il colpevole deve essere scoperto attraverso logiche deduzioni: non per caso, o coincidenza, o non motivata confessione. Risolvere un problema criminale a codesto modo è come spedire determinatamente il lettore sopra una falsa traccia, per dirgli poi che tenevate nascosto voi in una manica l'oggetto delle ricerche. Un autore che si comporti così è un semplice burlone di cattivo gusto.

6. In un romanzo poliziesco ci deve essere un poliziotto, e un poliziotto non è tale se non indaga e deduce. Il suo compito è quello di riunire gli indizi che possono condurre alla cattura di chi è colpevole del misfatto commesso nel capitolo I. Se il poliziotto non raggiunge il suo scopo attraverso un simile lavorìo non ha risolto veramente il problema, come non lo ha risolto lo scolaro che va a copiare nel testo di matematica il risultato finale del problema.

7. Ci deve essere almeno un morto in un romanzo poliziesco e più il morto è morto, meglio è. Nessun delitto minore dell'assassinio è sufficiente. Trecento pagine sono troppe per una colpa minore. Il dispendio di energie del lettore dev'essere remunerato!

8. Il problema del delitto deve essere risolto con metodi strettamente naturalistici. Apprendere la verità per mezzo di scritture medianiche, sedute spiritiche, la lettura del pensiero, suggestione e magie, è assolutamente proibito. Un lettore può gareggiare con un poliziotto che ricorre a metodi razionali: se deve competere anche con il mondo degli spiriti e con la metafisica, è battuto "ab initio".

9. Ci deve essere nel romanzo un poliziotto, un solo "deduttore", un solo "deus ex machina". Mettere in scena tre, quattro, o addirittura una banda di segugi per risolvere il problema significa non soltanto disperdere l'interesse, spezzare il filo della logica, ma anche attribuirsi un antipatico vantaggio sul lettore. Se c'è più di un poliziotto il lettore non sa più con chi stia gareggiando: sarebbe come farlo partecipare da solo a una corsa contro una staffetta.

10. Il colpevole deve essere una persona che ha avuto una parte più o meno importante nella storia, una persona, cioè, che sia divenuta familiare al lettore, e lo abbia interessato.

11. I servitori non devono essere, in genere, scelti come colpevoli: si prestano a soluzioni troppo facili. Il colpevole deve essere decisamente una persona di fiducia, uno di cui non si dovrebbe mai sospettare.

12. Ci deve essere un colpevole e uno soltanto, qualunque sia il numero dei delitti commessi. Il colpevole può aver naturalmente qualche complice o aiutante minore: ma l'intera responsabilità e l'intera indignazione del lettore devono gravare sopra un unico capro espiatorio.

13. Società segrete associazioni a delinquere "et similia" non trovano posto in un vero romanzo poliziesco. Un delitto interessante è irrimediabilmente sciupato da una colpa collegiale. Certo anche al colpevole deve essere concessa una "chance": ma accordargli addirittura una società segreta è troppo. Nessun delinquente di classe accetterebbe.

14. I metodi del delinquente e i sistemi di indagine devono essere razionali e scientifici. Vanno cioè senz'altro escluse la pseudo-scienza e le astuzie puramente fantastiche, alla maniera di Giulio Verne. Quando un autore ricorre a simili metodi può considerarsi evaso, dai limiti del romanzo poliziesco, negli incontrollati domini del romanzo d'avventure.

15. La soluzione del problema deve essere sempre evidente, ammesso che vi sia un lettore sufficientemente astuto per vederla subito. Se il lettore, dopo aver raggiunto il capitolo finale e la spiegazione, ripercorre il libro a ritroso, deve constatare che in un certo senso la soluzione stava davanti ai suoi occhi fin dall'inizio, che tutti gli indizi designavano il colpevole e che, s'egli fosse stato acuto come il poliziotto, avrebbe potuto risolvere il mistero da sé, senza leggere il libro sino alla fine. Il che - inutile dirlo - capita spesso al lettore ricco d'istruzione.

16. Un romanzo poliziesco non deve contenere descrizioni troppo diffuse, pezzi di bravura letteraria, analisi psicologiche troppo insistenti, presentazioni di "atmosfera": tutte cose che non hanno vitale importanza in un romanzo di indagine poliziesca. Esse rallentano l'azione, distraggono dallo scopo principale che è: porre un problema, analizzarlo, condurlo a una conclusione positiva. Si capisce che ci deve essere quel tanto di descrizione e di studio di carattere che è necessario per dar verosimiglianza alla narrazione.

17. Un delinquente di professione non deve mai essere preso come colpevole in un romanzo poliziesco. I delitti dei banditi riguardano la polizia, non gli scrittori e i brillanti investigatori dilettanti. Un delitto veramente affascinante non può essere commesso che da un personaggio molto pio, o da una zitellona nota per le sue opere di beneficenza.

18. Il delitto, in un romanzo poliziesco, non deve mai essere avvenuto per accidente: né deve scoprirsi che si tratta di suicidio. Terminare una odissea di indagini con una soluzione così irrisoria significa truffare bellamente il fiducioso e gentile lettore.

19. I delitti nei romanzi polizieschi devono essere provocati da motivi puramente personali. Congiure internazionali ecc. appartengono a un altro genere narrativo. Una storia poliziesca deve riflettere le esperienze quotidiane del lettore, costituisce una valvola di sicurezza delle sue stesse emozioni.

20. Ed ecco infine, per concludere degnamente questo "credo", una serie di espedienti che nessuno scrittore poliziesco che si rispetti vorrà più impiegare; perché già troppo usati e ormai familiari a ogni amatore di libri polizieschi. Valersene ancora è come confessare inettitudine e mancanza di originalità:

a) scoprire il colpevole grazie al confronto di un mozzicone di sigaretta lasciata sul luogo del delitto con le sigarette fumate da uno dei sospettati;
b) il trucco della seduta spiritica contraffatta che atterrisca il colpevole e lo induce a tradirsi;
c) impronte digitali falsificate;
d) alibi creato grazie a un fantoccio;
e) cane che non abbaia e quindi rivela il fatto che il colpevole è uno della famiglia;
f) il colpevole è un gemello, oppure un parente sosia di una persona sospetta, ma innocente;
g) siringhe ipodermiche e bevande soporifere;
h) delitto commesso in una stanza chiusa, dopo che la polizia vi ha già fatto il suo ingresso;
i) associazioni di parole che rivelano la colpa;
l) alfabeti convenzionali che il poliziotto decifra.

.

Tratto da "Guida al giallo" di R. Di Vanni - F. Fossati, Ed. Gammalibri 1980

Brano trovato su

 http://www.cameragialla.it/authors/vandine20.htm