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martedì 28 luglio 2009

Chiusura estiva

Saluto tutti i naviganti che si affacceranno qui da oggi fino alla prima settimana di settembre.


Mi concedero, infatti, una sospensione feriale dei termini di postamento (postaggio?) da ora fino a quando non tornerò pienamente operativo dopo la pausa estiva.


Preciso che non è che stacchi oggi perchè da domani sarò al mare, ma che interrompo le trasmissioni perchè se non mi dedico a fondo al lavoro rischio di procrastinare la partenza a chissà quando.


Saluto in particolare gli amici de LA LETTERA RUBATA, blog a cui partecipo e sul quale sono stato parecchio latitante in questi ultimi tempi.


Mi farò perdonare a settembre.


Buon agosto.

martedì 21 luglio 2009

I libri più letti

I libri più letti nella storia dell'editoria: ne parla Roberto Santini in questo post che commenta un articolo apparso su il "Venerdì" di Repubblica.


Si scopre che il giallo più venduto è "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie che ha venduto 110 milioni di copie.


Ha appena finito di leggerlo anche mio figlio di dodici anni.


Mi ha detto: " ma che razza di libro è questo, che non si capisce niente di quello che è successo fino alla fine?"


Dovrò spiegargli che i gialli funzionano proprio così.


sabato 27 giugno 2009

Il momento giusto

Venite, venite B52 di Sandro Veronesi e Tre sono le cose misteriose di Tullio Avoledo sono due libri molto belli che purtroppo ho letto in queste ultime settimane.


Purtroppo nel senso che mi dispiace averli letti adesso, perché questi, per me, come ogni anno, sono mesi lavorativamente pesantissimi e non ho il tempo e la concentrazione per scrivere due approfonditi commenti, come questi romanzi meriterebbero.



More about Tre sono le cose misteriose
Se volete saperne qualcosa di più, cliccate sulle immagini delle copertine e troverete le schede di aNobii.
Da parte mia, suggerisco di leggerli.

More about Venite venite B-52
Forse scriverò dei commenti più avanti, ad agosto o settembre, ma non sarà la stessa cosa.
Il momento di farlo era adesso, fresco di lettura, perché ogni cosa ha il suo tempo ottimale e più tardi non riuscirò a recuperare certe sensazioni e certi entusiasmi. 

Ecco; potessi esprimere un desiderio, forse questo non sarebbe il primo della lista, ma comunque avrebbe una buona posizione: vorrei il dono della tempestività; fare sempre le cose, importanti o meno importanti, quando è il momento giusto.

domenica 17 maggio 2009

Museo Bodoniano a Parma

Questa settimana ho discusso un ricorso a Parma. Quando sono uscito dalla Commissione Tributaria Regionale avevo circa un'ora e mezza di tempo prima della partenza del mio treno e ho deciso di togliermi una voglia che mi era rimasta quando avevo visitato all'inizio di maggio questa dolcissima città.


Mi sono quindi recato al Museo Bodoniano che si trova nel Palazzo della Pilotta presso la Biblioteca Palatina.


Di norma il museo Bodoniano è visitabile previa prenotazione ma ho spiegato agli addetti la mia situazione di "professionista in transito" e mi è stato gentilmente concesso di accedere all'esposizione.


Giovanni Battista Bodoni è stato un famosissimo tipografo e stampatore, nato nel 1740 a Saluzzo e morto a Parma nel 1813. Divenne direttore della Tipografia Reale di Parma e anche editore in proprio.


Creò caratteri tipografici elegantissimi e splendidi che portano il suo nome e che sono stati un punto di riferimento per la tipografia moderna.


Il tesoro del museo bodoniano contiene:


- un migliaio di edizioni bodoniane, alcune uniche e rarissime (in seta e pergamena), che costituiscono una delle più ricche collezioni al mondo;

- il carteggio costituito da circa 12.000 lettere;

- documenti, miscellanee di prove e di saggi tipografici, specimen delle più note fonderie straniere e italiane, fogli volanti in carta e pergamena;

Museo Bodoni- lo straordinario corredo di punzoni, matrici ed attrezzi della stamperia Bodoni (forme per la fusione dei caratteri, lime, pialle, cucchiaini, etc..) per un totale di circa 80.000 pezzi;

- quattro armadi originali neoclassici, all’interno dei quali Bodoni custodiva le cassette dei punzoni e le serie di matrici;

- un torchio tipografico, fedele ricostruzione di quello usato dal tipografo saluzzese.

 





Nel museo, naturalmente, è esposta solo una piccola parte delle collezioni, ma consiglio a tutti quelli che passano a Parma di fare questa breve e affascinante visita.



I link con tutte le info sul Museo Bodoniano sono questo e questo.

giovedì 6 novembre 2008

Calvino, la forma e la sostanza

Segnalo un post di Akio che cita un brano di Italo Calvino tratto dalle Lezioni americane.


Nel brano, che suggerisco di leggere per esteso, Calvino si lamenta dell'uso approssimativo del linguaggio che presumibilmente è legato anche a un cambiamento più profondo avvenuto nel nostro mondo. "Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita, e a cui cerco d'opporre l'unica difesa che riesco a concepire: un'idea della letteratura".


Io credo che più che da una perdita di Forma, il nostro tempo sia caratterizzato da una perdita di Senso (ovvero di Sostanza intima delle cose).
Non ci è più ben chiaro cosa stiamo qui a fare e quale sia lo scopo ultimo delle cose che facciamo.
Ciò si riverbera anche sul linguaggio: l'uso dell'uno o dell'altro termine, alla fine, diviene indifferente, se tanto non sappiamo bene cosa vogliamo dire.

lunedì 28 luglio 2008

Vita moderna

Non sono un poeta, come ho già più volte segnalato, e indubbiamente è un periodo in cui il lavoro mi sta travolgendo abbastanza.


Mi sono quindi venute in mente queste parole che testimoniano con chiarezza quanto io abbia bisogno di una vacanza.


 


Vita moderna


E mi muovo alla velocità della luce,


cercando di declinare veloce


azioni che ricordano in modo atroce


che presto cesserà la mia voce.


 


 


Ora torno a lavorare, che è meglio.

giovedì 24 luglio 2008

Parigi 1985 - appendice

Parigi 1985 - appendice fotografica


Una volta conclusa la pubblicazione del testo, ritengo doveroso mettere on line alcune altre foto di Akio che non hanno trovato collocazione nell'ambito della serie dei post.


Sarebbe stato uno speco non pubblicarle.














Testi di Sergio Calamandrei (www.calamandrei.it)

Foto di Akio (Caro televip e A video spento)

  


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Fine  (stavolta per davvero)



mercoledì 23 luglio 2008

Parigi 1985 - 21 (fine)

Parigi 1985 - 21



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Tutte le cose belle finiscono. Anzi, c'è un detto che afferma che le cose belle sono solo quelle finite, in quanto godono della dote della compiutezza e, aggiungo io, non soffrono più dell'affanno del contingente: l'uomo, perpetuamente impegnato nello scopo illusorio di migliorare, spesso tralascia di assaporare.



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Ma tutte queste riflessioni più o meno filosofiche non mi consolano affatto mentre qui, seduto nel mio vagone, attendo paziente di tornare in Italia.
Una sottile nostalgia di Firenze attenua il mio dispiacere. Guardo fuori dal finestrino e ripenso a questi trenta giorni: non potevo augurarmene di migliori e di più importanti.
E' tempo di bilanci ed il mio bilancio sono queste note, è tempo di ricordi ed i miei sono felici, è tempo di partire e la locomotrice, lenta ma implacabile, ci trascina lontano.


I treni si rincorrono tra loro senza una motivazione apparente. I paesaggi che ci offrono sono fuggenti ma veraci. I paesi attraversati si manifestano nei loro aspetti più crudi ed essenziali: fabbriche minime o immani, campi di perpendicolari geometrie, caserme immense di popolani, relitti malinconici di case.
Ogni tanto una mucca saluta.




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Fine






lunedì 21 luglio 2008

Parigi 1985 - 20

Parigi 1985 - 20



Mostra di Renoir, ennesima abbuffata di tele e pennelli.
In mezzo a questa folla che impersonale gremisce le sale mi viene da chiedermi perché i quadri difficilmente mi commuovono più di tanto, a prescindere dagli stili e dagli autori.
Come in tutte le cose la motivazione estrema può essere ricondotta alla filosofia sulla quale consciamente od inconsciamente uno imposta la sua vita. Da qualche tempo, e con sempre maggiore convinzione, io ritengo che la felicità sia intuire l'armonia che si nasconde dietro al mondo e entrarne, per qualche istante pregno di gratitudine e di orgoglio, a far parte e dunque pratico una visione estetica della vita continuamente tesa a scorgere e scoprire i sottili legami che nascono, naturali o artificiali, tra forme, colori, parole, linee e suoni.
Per difetti di sensibilità o cultura questa mia ricerca di armonia mi risulta semplicissima nell'esame della natura che ci circonda e senz'altro agevole nel campo delle lettere e della musica e in taluni casi anche nell'architettura, tutte cose che riescono facilissimamente a produrre in me emozioni e sentimenti, mentre invece pittura e scultura ben più di rado riescono a smuovere il mio cuore, condizione indispensabile perchè io mi senta vivo.
Forse è per questo che tra gli impressionisti ammiro tantissimo i paesaggi intensi di Monet, Sisley e Pizzarro. In quei quadri la pittura riesce a trasmetterci la dolcezza e la serenità della natura.




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giovedì 10 luglio 2008

Parigi 1985 - 18

Parigi 1985 - 18

La cosa che più mi cruccia dopo un mese passato in questa splendida città è ch'io l'ho solo vista, sia pure da capo ai piedi, e non l'ho vissuta.




Ho ammirato Parigi, le sue costruzioni, i suoi parchi, i musei, i negozi come un qualsiasi turista, voyeur frettoloso, che si ciba di immagini e cerca di immortalarle in improbabili fotografie, che dice "che bello!" e sbalordisce nei luoghi previsti, concepiti ed adibiti a tal scopo. Questa città io non sono riuscito a penetrarla; percepisco in lei una grandezza immensa della quale mi sono state concesse solo le briciole attraverso i simulacri esteriori dei monumenti.




Viverci a Parigi, forse, conoscerne gli abitanti, ma quelli veri, che portano in loro lo spirito, la cultura e la storia di questa metropoli; questo si potrebbe fare e tanti, nei secoli, lo hanno fatto.
Ma è una impresa ardita e probabilmente inutile. Dopoditutto ci si può accontentare degli indizi e dei simboli che ci vengono offerti; essi da soli bastano a colpire un animo, a far riflettere e, cosa sempre più importante e rara, ad emozionare.





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mercoledì 9 luglio 2008

Parigi 1985 - 17

Parigi 1985 - 17

I mille temi di verde che si affacciano sui laghi, le barchette splendide e placide, le anatre che galleggiano in instabili gruppi, gli alberi adagiati sulle acque; tutto ciò concorre a rendere ameno e sereno il Bois de Boulogne.
Questa pace che rasserena gli occhi e il cuore a prima vista parrebbe imputabile solo alla intrinseca bellezza della natura. Invece, con lieve smarrimento, mi rendo conto che ancora una volta dietro a tutta questa armonia si nasconde la mano dell'uomo; i prati ridenti, gli alberi potati, i cespugli ricomposti tradiscono il lavoro di molteplici, invisibili giardinieri.




Con italica invidia non posso fare a meno di notare ovunque la capacità dei francesi di amare e di valorizzare quel che di bello li circonda.


 


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sabato 5 luglio 2008

Parigi 1985 - 16

Parigi 1985 - 16

Mi chiedono cosa mi ha colpito del Louvre.
La Gioconda, rispondo subito, e poi il Louvre stesso con quei suoi corridoi senza orizzonte, con le opere di tantissimi buoni pittori che si annullano nella massa e vengono annichilite ulteriormente dall'improbo confronto con decine di capolavori, poi il bar sulla terrazza del museo che inaspettato mi concesse un po' di aria e di calorie evitandomi un clamoroso tracollo.




Ma l'amico, esperto d'arte, insiste per avere i miei giudizi sulle opere esposte. Io, che conscio della mia pregevole ignoranza avevo cercato di evitare una simile specificazione, azzardo con molta umiltà una serie di personalissime impressioni.
Innanzitutto mi ha colpito l'attualità della bellezza delle donne del Botticelli che non ha pari tra i pittori della sua epoca ed anche di tante epoche successive, affollate sempre di paffute matrone.
Poi ho scoperto che i Fiamminghi, che credevo di gradire, in realtà mi piacciono molto meno di quanto mi aspettassi; di loro salvo solo i ritratti di tavolate di popolani, che sembrano quasi caricature ma che esprimono pienamente la straordinaria vitalità di quel popolo di infaticabili mercanti che nel diciassettesimo secolo si sparsero per il globo tanto da farli definire il quinto elemento del mondo dopo aria, terra, acqua e fuoco.
Infine sono stato colpito dall'arte spagnola: fredda, statica, profondamente religiosa. E' l'immagine fedele di quel paese e della sua storia soffocata.




Il Louvre, concludo, è un grandissimo museo perché riunendo tutte le scuole e tutte le epoche permette e stimola una infinità di confronti e paragoni.
L'amico sorride e mi domanda da quanto tempo io non vada a "stimolarmi" agli Uffizi, altro immane museo a venti minuti da casa mia.
Confuso e vergognoso conto gli anni e mi chiedo se mai riuscirò ad applicare alla mia città la sensibilità e la curiosità che sto dedicando a Parigi. Il fatto è che io ci vivo e niente si nota meno di quello che si ha sotto gli occhi. Qui invece trascorro le mie giornate in assoluta contemplazione, senza altro problema che quello di raccogliere più immagini e sensazioni possibile.
Se uno riuscisse sempre a distaccarsi un po' dalla realtà contingente, dalla routine di tutti i giorni, il mondo apparirebbe molto più ricco e la felicità, forse, meno lontana.



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mercoledì 2 luglio 2008

Parigi 1985 - 15

Parigi 1985 - 15

Attraverso la Senna sul ponte d'Iena e vedo la Torre Eiffel ingrandirsi sempre di più, passo dopo passo.
La prima impressione è che sia immensa: foto, cartoline, film non le rendono giustizia; è molto più grande di quanto si possa immaginare e poi, cosa che mi colpisce perchè, chissà come mai, la credevo nera e scura, è grigiastra, quasi chiara. Sono gli antiruggine, mi dicono.




Nessuna cosa nasce per caso: questa torre sorse in occasione della esposizione universale del 1899 e veniva a simboleggiare la fiducia dell'uomo nella tecnica e la sua capacità di dominare l'acciaio e la gravità.
Potremmo anche ritenere questa opera insensata e inutile, una sfida che l'uomo moderno e meccanico ha lanciato alla natura e in effetti in un racconto di Buzzati intitolato, appunto, "La Torre Eiffel" essa è stata immaginata come una novella torre di Babele per erigere la quale degli uomini hanno dinamicamente (unica differenza con lo statico Drogo della Fortezza Bastiani) ed inutilmente dedicato tutta la loro vita.
Il narratore di questa breve storia è un valente operaio meccanico che un giorno viene ingaggiato dall'ingegnere Eiffel per collaborare alla costruzione della gigantesca struttura.
Condizione indispensabile per essere assunto è il mantenere un misterioso segreto che solo in seguito gli sarà svelato.
L'opera inizia e rapidamente procede.
Folle di parigini osservano giorno e notte i meccanici volteggiare alti sulla incredibile intelaiatura. Una mattina però gli operai si accorgono che una nebbia artificiale, approntata con la scusa di impedire loro di cadere vittime di vertigine, viene a nasconderli dagli occhi dei curiosi.
Il lavoro prosegue; dopo due anni si giunge infine a quota trecento metri, quella stabilita dal progetto ufficiale. L'ingegnere convoca i suoi uomini, li ringrazia del loro impegno e chiede che qualcuno resti volontario per portare avanti la parte segreta della torre.
Il nostro resta e continua a lavorare insieme a tanti altri e la costruzione prosegue sempre più in alto, protetta dalla nebbia artificiale. Per guadagnare tempo si costruiscono delle case per operai sospese sulle intelaiature, così da essere subito al cantiere.



L'entusiasmo permea tutti i partecipanti all'impresa: "fu in quel periodo che si cominciò lentamente ad intuire la meravigliosa verità, il motivo cioè del segreto. E non ci sentivamo più operai meccanici, noi eravamo i pionieri, gli esploratori, eravamo gli eroi, i santi. Si cominciò ad intuire che la costruzione della Torre Eiffel non sarebbe terminata mai, ora si capiva perchè l'ingegnere avesse voluto quel sesquipedale piedistallo, quelle quattro ciclopiche zampe di ferro che sembravano assolutamente esagerate. La costruzione non sarebbe finita mai e per la perpetuità dei tempi la Torre Eiffel avrebbe continuato a crescere in direzione del cielo, sopravanzando le nubi, le tempeste, i picchi del Gaurisangar. Fin che Dio ci avesse dato forza, noi avremmo continuato a bullonare le travi d'acciaio una sopra l'altra, sempre più in sù, e dopo di noi avrebbero continuato i nostri figli, e nessuno della piatta città di Parigi avrebbe saputo, lo squallido mondo non avrebbe capito mai."
Ma il sogno presto svanisce: un traditore rompe il segreto, il governo invia la gendarmeria che fa sgombrare la torre. E' la fine: "disfecero il poema da noi elevato al cielo, amputarono la guglia a trecento metri d'altezza, ci piantarono sopra il cappelluccio che ancora adesso vedete, miserabile. La nube che ci nascondeva non esiste più, per questa nube anzi faranno un processo alle Assise della Senna. L'aborto di torre è stato tutto verniciato di grigio, e pendono lunghe bandiere che sventolano al sole, oggi è il giorno dell'inaugurazione.
Arriva il presidente in tuba e redingote tirato dalla quadriglia imperiale. Come baionette balzano alla luce gli squilli della fanfara. Le tribune d'onore fioriscono di dame stupende. Il Presidente passa in rivista il picchetto dei corrazzieri. Girano i venditori di distintivi e coccarde. Sole, sorrisi, benessere, solennità. Al di qua del recinto, smarriti nella folla dei poveri diavoli, noi vecchi stanchi operai della Torre ci guardiamo l'un l'altro, rivoli di lacrime giù per le barbe grigie. Ah, giovinezza!"




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martedì 1 luglio 2008

Parigi 1985 - 14

Parigi 1985 - 14



Alcune vetrate conservate nella deliziosa chiesa di St. Etienne du Mont e le cortesi spiegazioni di un gentile prete mi portano ancora una volta a considerare quale funzione avesse il simbolismo per le genti medievali.
Ogni elemento di quelle composizioni ha un significato allegorico o dottrinale che ora mi viene svelato dal mio coltissimo accompagnatore ma che certo doveva apparire chiaro ed evidente a buona parte degli antichi parrocchiani.
Sgomento, mi immagino la vita dei più istruiti di quegli uomini, dai discorsi continuamente avvolti in metafore e riferimenti religiosi.
Ma, a ben pensarci, ogni epoca vive immersa nei suoi simboli e la cultura stessa non è altro che l'insieme di queste idee comuni, e dunque rassicuranti, delle quali noi ci serviamo per facilitare le nostre comunicazioni. Logico dunque che in quell'epoca priva di scuola e di mass media ci si appoggiasse all'unico patrimonio culturale universale; quello della Chiesa.
Comunque è difficile immaginarsi di vivere in un mondo nel quale ogni cosa ed ogni fatto era così direttamente riferibile a Dio o al Diavolo, al bene o al male.
L'uomo medievale era un pratico immerso in un universo trascendente.



 



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venerdì 27 giugno 2008

Parigi 1985 - 13

Parigi 1985 - 13



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Tour de Montparnasse: cinquantanove piani che si affacciano sulla Senna. Dalla grande terrazza l'orizzonte circolare sembra quasi falso, un insieme di cartoline panoramiche attaccate una all'altra.
La visione collettiva di tutti i monumenti di questa città mi dà finalmente, dopo dieci giorni, la consapevolezza piena di essere a Parigi.




 


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giovedì 26 giugno 2008

Parigi 1985 - 12

Parigi 1985 - 12



La notte la piazza dell'Hotel de Ville risplende con i suoi lampioni severi e le sue fontanelle discrete.
Ancora una volta l'illuminazione gioca un ruolo importante nel creare bellezza.
Curioso è l'effetto della bianca facciata che pare crearsi un varco nei tetti neri: il palazzo assume una dimensione irreale; sembra quasi un modellino da quanto è preciso e ben tenuto.
La piazza, poi, vede accresciuto il suo fascino dal fatto di essere relativamente poco frequentata.
Anche qui, ascoltando il suono delle cascatelle, potrei stare seduto per ore.



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lunedì 23 giugno 2008

Parigi 1985 - 11

Parigi 1985 - 11 



L'atmosfera è quasi asettica, con una scrivania, due comode poltrone, il telefono a portata di mano, il blocco per prendere appunti, i grandi vetri dai quali noi ci affacciamo perplessi.
L'unica nota stonata in quello che potrebbe sembrare un normalissimo ufficio è rappresentata da un classico confessionale messo in un angolo, certo riservato ai più timidi o ai conservatori ad ogni costo.
Ci troviamo all'interno di una delle navate di Notre-Dame. Poco più in là un vasto bancone illuminato che vende ricordi e santini contribuisce ancora di più a sminuire quel poco di sacralità che la magnifica cattedrale riesce a malapena a salvare dall'assedio implacabile di torme di turisti frettolosi e fotografanti.
Di fronte al metodo moderno di confessarsi provo una certa irritazione. E non è un cieco attaccarsi alla tradizione, non è un richiamarsi alla italica e dunque cattolica cultura; è una specie di fatto estetico, è il fastidio quasi fisico che provo quando la conversazione dei due oltre il vetro è interrotta dal telefono e il prete inizia a parlare e sorride e prende nota, certo ha fissato un appuntamento.
Non possono gestirmi con fare così manageriale, tecnico, privo di sentimento, di sofferenza e di mistero quella fede di così difficile conservazione che purtroppo io un giorno, forse proprio per questo, persi.
Attoniti, lasciamo Notre-Dame. Più tardi, tra i marmi severi della deserta Madeleine, nelle sue luci fioche, ritrovo finalmente la solenne distinzione tra il sacro e il profano e, con discrezione, ne gioisco.





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venerdì 20 giugno 2008

Parigi 1985 - 10

Parigi 1985 - 10

Colonnine, statue, altorilievi e guglie adornano Notre-Dame.
Vi si legge dietro il lavoro oscuro di centinaia di artigiani ognuno dei quali ha contribuito individualmente, con genio o con semplice manualità, a questa secolare opera.
E' la somma di molteplici e variati sforzi come questi che ci ha regalato i talora asimmetrici capolavori medievali.
Ora non esiste più niente di simile; le costruzioni moderne sono monumenti immensi a gloria del loro unico artefice: l'architetto.




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Sono stato alla Defense, il quartiere moderno. Lì tutti i migliori architetti hanno realizzato ognuno il suo grattacielo. Tutti questi grandissimi palazzi sono coordinati in un vasto complesso interdetto alle macchine e decorato da giardini e fontane.



La Defense è molto bella, è la migliore espressione complessa di architettura moderna che io sinora abbia visto ma è una bellezza geometrica e razionale, liscia di specchi e acciai, vi regna un'armonica simmetria di squadre e compassi che non dispiace, che rallegra ma che non può commuovere perchè manca di pàthos, di drammaticità.
Un grattacielo nasce dallo sforzo di una azienda, non dal contributo totale di una città e nasce in cinque anni, senza coinvolgere i decenni e i secoli. Ma soprattutto, come ho già detto, geometria e simmetria ben poco concedono all'apporto dei singoli. Unico resta l'architetto; per gli altri rimane la consueta alienazione della produzione industriale di massa. 
 



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giovedì 19 giugno 2008

Parigi 1985 - 9

Parigi 1985 - 9



Siamo stati, come d'obbligo vista l'eccezionalità dell'esposizione, a visitare la grande mostra degli impressionisti tenuta nel grazioso museo Jeu de Paume. Un'amica, esperta di storia dell'arte, ci spiegava con ardore quello che osservavamo raddoppiando in tutti noi interesse e piacere.
Fu lì che compresi, mai troppo tardi, come sia importante avere una buona guida che oltre che "vedere", faccia "capire" le cose.
Pur nella nostra modesta cultura artistica azzardammo pareri e giudizi e nacquero discussioni ed addirittura fazioni.
Io, che amo i paesaggi, presi ad adorare Monet e tra i minori gradii Sisley e Pizzarro.
Il fatto che apprezzassi solo in parte Renoir e per niente Cézanne, Manet, Toulouse Lautrec e Van Gogh fu considerato da taluni provocatorio e forse in parte lo era: spesso accade, infatti, nelle discussioni, di radicalizzare le proprie tesi per il solo gusto di contrariare gli altri.


Comunque, a parte questi divertimenti retorici e sofistici, l'importante è ricordarsi sempre che al di là delle preferenze, che in quanto tali sono soggettive ed arbitrarie, quel che conta è osservare e confrontare, esaminare tutto con attenzione ed umiltà, vedere se in qualche modo riusciamo ad ampliarci ed arricchirci. Ma questo naturalmente vale in ogni cosa, non solo per le mostre.
Peccato che tutto ciò non sia semplice da ricordarsi; così spesso mi accorgo che, senza volere, umilmente pontifico.



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martedì 17 giugno 2008

Parigi 1985 - 8

Parigi 1985 - 8

Il Louvre in meno di due ore distrugge i suoi visitatori; s'incrociano negli interminabili corridoi automi dal passo stanco e dallo sguardo spento.


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L'abbondanza di capolavori genera indifferenza; ne fanno le spese soprattutto gli autori minori, si cammina svogliati, si cercano i divani. Triste rivelazione è passare di fronte ad uno specchio: talvolta, sconvolti, non ci si riconosce neppure.


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La Gioconda è un quadro immenso che palpita delle tue stesse emozioni: se sei triste Monna Lisa condivide il tuo cruccio, se sei contento si allarga il suo sorriso e sempre, in ogni caso, siete soli tu e lei perchè ovunque i suoi occhi ti seguono e si fissano nei tuoi. Come non si può amare un quadro che vive, anche se solo di luce riflessa?


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