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martedì 10 novembre 2009

Andate tutti a Pian di Scò

Serata piacevolissima sabato 7 novembre in quel di Pian di Scò dove il sottoscritto è stato presentato da Oscar Montani nell’ambito della manifestazione AUTUNNO GIALLO: CICLO D' INCONTRI LETTERARI CON AUTORI TOSCANI ALL'INSEGNA DEL GIALLO E DEL NOIR organizzata da BIBLON, la rete delle biblioteche del Valdarno Aretino.

 
Siamo stati accolti con la massima cortesia nella cittadina del Valdarno che ci ha messo a disposizione la bella sala del Consiglio Comunale.

Dopo essermi piazzato nel posto del sindaco, ho ascoltato con interesse Montani che ha analizzato in maniera precisa e ironica il mio romanzo L’UNICO PECCATO. AMORE E MORTE ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE.

L’amico Oscar ha esaminato il libro dal punto di vista dei luoghi (Firenze, sia dal punto di vista topografico sia come mentalità dei suoi abitanti), delle modalità di scrittura e dei personaggi.

In particolare, Montani ha descritto il metodo d’indagine DELLA LOGICA PER FORZA utilizzato da Domenico Arturi, l’investigatore protagonista del romanzo e di vari miei racconti. Se altri detective letterari sono stati chiamati “spalatori di nuvole”, il mio è stato definito uno “spalatore di rena” ed assimilato ai vecchi renai che operavano un tempo nel greto dei fiumi. Arturi, grande macinatore di informazioni e uomo che non si formalizza affatto, avrebbe certo gradito questa definizione.



Si è parlato, poi, a lungo del lampredotto, l’alimento preferito di Arturi e ci siamo tutti molto rammaricati che Pian di Scò, peraltro paese molto grazioso, non disponga di un lampredottaio. Nessun paese è perfetto, evidentemente.

Lucia Mongelli, dell’associazione I LEGGOMANTI, ha recitato vari brani tratti dal romanzo e da un mio racconto. Alla fine, dopo alcune domande interessanti e alcune risposte che spero siano state all’altezza, i presenti hanno usufruito di un abbondante rinfresco. Tra i vari vassoi ne spiccava uno di schiacciatine imbottite di frittata contrassegnate dal cartellino “lo spuntino preferito del detective Arturi”. In realtà, nel romanzo si parlava di douchesses con la frittata, ma il pensiero è stato gradito comunque.

Una volta terminato l’incontro, le gentili bibliotecarie di Pian di Scò, Marta Masini e Sandra Gambassi, intuendo che a me e a Oscar il cibo piace parecchio, ci hanno offerto anche la cena.


Cosa si può desiderare di meglio!

mercoledì 11 febbraio 2009

Un consiglio per San Valentino

Non avrei mai pensato di suggerire l'acquisto de L'UNICO PECCATO come regalo di San Valentino, ma ci ha pensato Bettina Muller su PISA BOOK PRESS.


Tutto sommato, potrebbe essere una buona idea.


Un consiglio per S. Valentino

di Bettina Muller

 

San Valentino si avvicina… non sapete ancora cosa regalare? Il Pisa Book Press vi consiglia: 

Una storia di amore e di morte sullo sfondo della Biblioteca Nazionale di Firenze


venerdì 12 settembre 2008

L'UNICO PECCATO e il Metodo Arturi

Riporto quanto ho scritto nel blog di Oscar Montani che sta tentando di analizzare da un punto di vista scientifico il metodo investigativo adottato da Domenico Arturi, l'investigatore protagonista de L'UNICO PECCATO (e lo ringrazio per questo anche se mi sa che, dopo le seguenti mie precisazioni, abbandonerà disperato l'impresa) 


Qualsiasi attività investigativa consiste nelle due fasi:


a) raccolta di informazioni


b) elaborazione delle informazioni.

La prima fase può essere condotta artigianalmente o, come fanno le forze dell'ordine, adottando procedure e metodi consolidati.
La seconda, a parte i fantascientifici computer di CSI e simili, è affidata al genio umano.

Arturi si arrangia come può nel raccogliere informazioni.
Riporto due brani dell'UNICO PECCATO per illustrare due suoi modi alternativi di operare:

1) "Riflettei. Negli scritti del Berti non trovavo alcuna indicazione utile per la mia indagine. Anche il colloquio col Giacomelli era stato deludente. Avevo però in mano un nome, Marco Carboni, e un numero di telefono. Per un investigatore come me era anche troppo. Dal cognome e dal telefono risalii all'indirizzo. Dall'indirizzo allo stato di famiglia. Venticinque anni, del cancro, ed era figlio unico. Vidi che non aveva precedenti penali e che non aveva ancora fatto il militare. Controllai se avesse votato alle ultime elezioni; e aveva votato. Non aveva presentato proprie dichiarazioni dei redditi; detti un’occhiata a quelle di due anni fa dei suoi genitori. Era iscritto a Scienze Politiche; ottenni la lista degli esami che aveva sostenuto, con le date e i voti. Era quasi alla fine; aveva avuto una media non troppo buona ma comunque rispettabile. Controllai se aveva scoperti bancari rilevanti o protesti ma non trovai niente né su lui né sui suoi genitori. Dopo queste informazioni preliminari, che furono raccolte in meno di un giorno dai miei assistenti, andai a chiedere notizie più precise a un mio conoscente, di cui preferisco non fare il nome. Anche da lì non venne fuori nulla di particolare.
Una volta espletata questa mia procedura standard ero pronto per parlargli.
Ogni tanto, ho notato, partire avendo raccolto qualche piccola informazione può avvantaggiare nelle conversazioni."

2) "Riflettei che la mia visita era stata sinora un buco nell'acqua e che quell'indagine, per quanto ben pagata, stava iniziando a deprimermi. Ero a un punto morto. Accesi un'altra sigaretta. Poi il mio istinto di detective, che mi ha reso giustamente famoso nella cerchia degli investigatori privati fiorentini, anche se taluno si ostina a chiamarlo culo, mi fece prendere in mano un pacco di appunti di storia contemporanea. Proprio sul margine del primo foglio stava scritto “riunione club spostata a sabato. Sentire Marco per conferma” seguiva un numero di telefono."

mercoledì 10 settembre 2008

Il "metodo Arturi" e Oscar Montani

Oscar Montani, oltre a varie altre cose, gestisce il blog Soft Boiled, dove spesso analizza, anche dal punto di vista teorico, i metodi di investigazione dei vari protagonisti dei romanzi gialli.


Montani ha ritenuto interessante un mio commento nel quale gli chiedevo di classificare il "metodo Arturi" che l'omonimo investigatore adotta nel mio L'unico peccato. Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze.


E' un metodo molto pragmatico, detto anche: "della logica per forza". Oscar Montani gli ha dedicato il post I detective devono avere un metodo?.


Il dibattito è ivi aperto.



lunedì 26 maggio 2008

Quello sguardo languido

E' con un piacere particolare che segnalo al pubblicazione del mio racconto Quello sguardo languido nella rubrica Giallo Comico di Thrillermagazine.


Mi è, infatti, molto caro questo breve racconto comico perchè in esso si riaffacciano tre protagonisti del mio romanzo L'unico peccato : l'investigatore privato Domenico Arturi, Il Commissario Federici e l'ex studente universitario Marco Carboni.


Nel racconto viene anticipato un aspetto della trama dei sequel de L'ultimo peccato che sto scrivendo. Carboni, infatti, dopo la sua laurea si farà assumere nell'agenzia investigativa di Arturi e parteciperà in modo molto più attivo alle indagini. 


Il racconto Quello sguardo languido è un episodio che si colloca al di fuori della trama de L'unico peccato e dei suoi due sequel, e scrivendolo mi sono divertito a dare il booster al tono comico.  

giovedì 6 marzo 2008

Furti di libri

In questo mondo di ladri (come insegna Venditti) si ruba di tutto, anche i cavi di rame nei cantieri o gli ulivi dalle ville, per cui figuriamoci se non si rubano i libri.


Anzi, i libri antichi si prestano bene ad essere rubati dato che esiste un elevato rapporto tra il volume e l'ingombro del bene e  il suo valore e che possono essere rivenduti su un mercato sconfinato di bibliofili spesso disposti a non farsi troppe domande pur di accaparrarsi un libro raro.


Essendo non pochi gli scrittori che amano i libri, non sono stati rari i gialli che hanno trattato di furti di libri. A parte il mio L'unico peccato. Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze, ricordo Il Maestro della Testa sfondata di Hans Tuzzi. Altri esempi li trovate scorrendo questa lista ma ne esistono ancora molti.


Per cercare di rendere più difficile la vita ai ladri e ai ricettatori, la ALAI (Associazione Librai Antiquari d'Italia) ha realizzato una interessante banca dati con l'elenco dei libri rubati.


Bibliofilo avvisato, mezzo salvato. 


   

martedì 4 marzo 2008

Santa inquisizione ( completo )

Santa inquisizione ( completo )
In verde le parti già pubblicate, in nero la parte nuova

SANTA INQUISIZIONE

Ebbene, lo confesso: ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.
Sono il Bibliotecario.
Talvolta cammino in questi lunghi corridoi per ore senza meta, scorrendo ogni tanto con lo sguardo le costole dei libri che si affacciano dagli scaffali, respirando il loro odore.
Altre volte corro tra i volumi con una delle vetture elettriche in dotazione alla biblioteca e mi diverto a cronometrare i miei tempi su vari percorsi ed a migliorarli.
Uno dei miei giochi preferiti è quello di girovagare tra gli scaffali e prendere a caso dei libri che poi mi faccio obbligo di leggere per un quarto d'ora esatto. Dopo vengono posati inesorabilmente. Se il libro è noioso la lettura diviene una punizione ma se invece è di mio interesse, il fatto di poterne disporre per un tempo così limitato raddoppia il mio entusiasmo e la mia foga di lettore.
Quando le esigenze di servizio me lo permettono, prendo delle droghe e mi diletto a leggere continuativamente per decine e decine di ore. Leggo così in una volta tutte le opere di un autore e tutti i libri che lo commentano. Dopo dormo per giorni.

Non so se invidiare il mio collega che si occupa della biblioteca scientifica. Lui ha in continuazione visite di lettori, riceve tutti i giorni nuovi libri da archiviare, si preoccupa di far scavare ogni mese ulteriori corridoi da riempire di scaffali e di volumi, inizia a teorizzare che sarebbe opportuno non accettare più libri veri e propri ma solo archivi informatici.
Ma lui non ha il Potere che io ho.
Nella biblioteca umanistica, che io dirigo, le visite sono scarse. Le nuove opere da classificare sono rare. Nessuno più scrive letteratura, filosofia, trattati di storia. Solo cose utili vengono scritte adesso: scienza, medicina, economia. Pare che una poesia non serva più a niente. Forse è vero. Quando rischi in ogni momento che una bomba a regressione colpisca la tua città, quando vedi i tuoi fratelli morire di fame tutto intorno, forse non è il caso di perdere tempo con cose fatue. Ma la letteratura è la memoria di un popolo e di una civiltà e quando la guerra perpetua stava per scoppiare i consiglieri decisero di creare una biblioteca sotterranea che conservasse tutto ciò che è stato scritto dall'inizio dei tempi. I miei predecessori hanno lavorato decenni a raccogliere tutti i libri che poterono, a classificarli, a inumarli in questi corridoi, che scorrono su trenta piani sotterranei. Io sono nato qui, nella biblioteca, in una stanza posta settanta metri sotto il livello del mare. Mio padre, il bibliotecario che ho sostituito, mi ha cresciuto in mezzo a questi libri, insegnandomi tutto quel che sapeva sui loro autori, morti da secoli. Ora li conosco tutti. Intimamente; sono stati, in fondo, i miei fratelli. Certo, sono anche uscito molte volte all'aperto. Il mio genitore diceva che dovevo conoscere le cose di cui parlavano i libri: le piante, i fiori, i tramonti. Ma io mi sono sempre trovato più a mio agio qua sotto, nel mondo che considero mio.

Quando è morto mio padre ho sentito un immenso sentimento di potere nascere in me. Non ho potuto fare a meno di pensare che da quel momento io ero l'uomo che meglio di chiunque altro al mondo conosceva la letteratura. Sono passati tanti anni da allora, le bombe sono scoppiate, il flusso di nuovi libri si è ridotto sempre più. Negli ultimi dodici mesi non è giunta nessuna opera di poesia, nessun romanzo, nessuno studio critico. Ora, certamente, sono rimasti in pochi a conoscere i vecchi autori. E nessuno li conosce come me.
Con un'unica eccezione. Solo il mio computer classificatore rammenta i nomi di tutti i poeti, di tutti gli scrittori. Di ognuno ricorda ogni libro e, soprattutto, lo scaffale sul quale, tra milioni di altri, sono posti i volumi. Una volta, tre anni fa, mi venne da pensare che, senza di lui, anch'io sarei perso. Potrei consumare anni a cercare le opere di Shakespeare prima di ritrovarle, tra tutti questi corridoi. Mi folgorò, poi, un ulteriore pensiero. Da allora vivo come inebriato. Mi sono reso conto che ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.

Iniziai con un autore minore: Henry Miller. Non ho mai potuto sopportare le sue banali oscenità. Chiesi al computer l'elenco dei suoi libri e di tutti quelli in cui Miller era citato o commentato. Esaminai con cura la lista ed esclusi alcune opere critiche che trattavano di questo americano solo marginalmente e in misura non rilevante, e che valeva la pena di conservare. Osservai per una trentina di secondi lo schermo del computer, ancora timoroso. Poi premetti un tasto e le locazioni dei libri di Miller e su Miller vennero cancellate. Ora nessuno avrebbe più potuto ritrovarli. Anzi, nessuno avrebbe più saputo che quest'uomo era esistito. Può darsi che all'esterno qualcuno lo ricordi ancora ma presto le bombe a regressione provvederanno a far sparire ogni memoria ed ogni libro fuori da questi sotterranei. Potrà accadere che un giorno giunga qui uno studioso che ha trovato citato Miller in un testo ma sarà per me semplice dirgli che non ho mai ricevuto alcun libro di questo scrittore.
La Santa Inquisizione distruggeva le opere degli eretici. Io riesco a cancellare per sempre ogni traccia ed ogni ricordo degli autori stessi.

Ieri ho eliminato Dino Buzzati. E' stato una sorta di omaggio: il suo mondo angoscioso era troppo simile al mio.
Di solito cancello autori sopravvalutati; faccio una specie di pulizia letteraria. Così se ne sono andati Manzoni, Hemingway, D'Annunzio, Kafka, Cervantes. Non potrete mai sapere con quanta soddisfazione, poi, ho eliminato Joyce; non l'avevo mai capito, odio le cose che non capisco.
E' tanto che sto pensando di cancellare Dante ma è una cosa molto complicata, è citato in troppe opere, a loro volta menzionate da altre. Non saprei bene dove fermarmi; rischio di dover far sparire la maggior parte dei libri di questa biblioteca. E' stato molto più semplice far perdere memoria dell'intera letteratura belga. E' un popolo che non mi è mai piaciuto; sono sicuro che nessuno si accorgerà della loro assenza.

Ora, quando cammino lungo i corridoi della mia biblioteca, mi sembra che i libri mi osservino preoccupati. Si nascondono al mio sguardo, come studenti timorosi del professore. Temono, forse, che io cancelli dal mio computer la loro preziosa collocazione, regalandoli all'eterno oblio. Pochi minuti fa, appoggiato ad uno scaffale, riprendevo fiato dopo la mia corsa quotidiana di tre chilometri attraverso la sezione della letteratura inglese. Uno dei libri, una edizione economica, mi ha guardato male. L'ho preso. Era l'Innocenza di Padre Brown di Gilbert Keith Chesterton. L'ho rimesso al suo posto, tra Le avventure di un uomo vivo e l'Uomo che fu Giovedì, con la mano che mi tremava dalla rabbia e mi sono precipitato qui, di fonte al computer. Questo, Chesterton non me lo doveva fare. Digito il nome; appaiono le coordinate dei suoi libri. Ora mi basta premere un tasto. Ecco fatto.

(Fine)

venerdì 29 febbraio 2008

Santa inquisizione ( 1+2+3+4 )

Santa inquisizione ( 1+2+3+4 )
In verde le parti già pubblicate, in nero la parte nuova

SANTA INQUISIZIONE
Ebbene, lo confesso: ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.
Sono il Bibliotecario.
Talvolta cammino in questi lunghi corridoi per ore senza meta, scorrendo ogni tanto con lo sguardo le costole dei libri che si affacciano dagli scaffali, respirando il loro odore.
Altre volte corro tra i volumi con una delle vetture elettriche in dotazione alla biblioteca e mi diverto a cronometrare i miei tempi su vari percorsi ed a migliorarli.
Uno dei miei giochi preferiti è quello di girovagare tra gli scaffali e prendere a caso dei libri che poi mi faccio obbligo di leggere per un quarto d'ora esatto. Dopo vengono posati inesorabilmente. Se il libro è noioso la lettura diviene una punizione ma se invece è di mio interesse, il fatto di poterne disporre per un tempo così limitato raddoppia il mio entusiasmo e la mia foga di lettore.
Quando le esigenze di servizio me lo permettono, prendo delle droghe e mi diletto a leggere continuativamente per decine e decine di ore. Leggo così in una volta tutte le opere di un autore e tutti i libri che lo commentano. Dopo dormo per giorni.

Non so se invidiare il mio collega che si occupa della biblioteca scientifica. Lui ha in continuazione visite di lettori, riceve tutti i giorni nuovi libri da archiviare, si preoccupa di far scavare ogni mese ulteriori corridoi da riempire di scaffali e di volumi, inizia a teorizzare che sarebbe opportuno non accettare più libri veri e propri ma solo archivi informatici.
Ma lui non ha il Potere che io ho.
Nella biblioteca umanistica, che io dirigo, le visite sono scarse. Le nuove opere da classificare sono rare. Nessuno più scrive letteratura, filosofia, trattati di storia. Solo cose utili vengono scritte adesso: scienza, medicina, economia. Pare che una poesia non serva più a niente. Forse è vero. Quando rischi in ogni momento che una bomba a regressione colpisca la tua città, quando vedi i tuoi fratelli morire di fame tutto intorno, forse non è il caso di perdere tempo con cose fatue. Ma la letteratura è la memoria di un popolo e di una civiltà e quando la guerra perpetua stava per scoppiare i consiglieri decisero di creare una biblioteca sotterranea che conservasse tutto ciò che è stato scritto dall'inizio dei tempi. I miei predecessori hanno lavorato decenni a raccogliere tutti i libri che poterono, a classificarli, a inumarli in questi corridoi, che scorrono su trenta piani sotterranei. Io sono nato qui, nella biblioteca, in una stanza posta settanta metri sotto il livello del mare. Mio padre, il bibliotecario che ho sostituito, mi ha cresciuto in mezzo a questi libri, insegnandomi tutto quel che sapeva sui loro autori, morti da secoli. Ora li conosco tutti. Intimamente; sono stati, in fondo, i miei fratelli. Certo, sono anche uscito molte volte all'aperto. Il mio genitore diceva che dovevo conoscere le cose di cui parlavano i libri: le piante, i fiori, i tramonti. Ma io mi sono sempre trovato più a mio agio qua sotto, nel mondo che considero mio.

Quando è morto mio padre ho sentito un immenso sentimento di potere nascere in me. Non ho potuto fare a meno di pensare che da quel momento io ero l'uomo che meglio di chiunque altro al mondo conosceva la letteratura. Sono passati tanti anni da allora, le bombe sono scoppiate, il flusso di nuovi libri si è ridotto sempre più. Negli ultimi dodici mesi non è giunta nessuna opera di poesia, nessun romanzo, nessuno studio critico. Ora, certamente, sono rimasti in pochi a conoscere i vecchi autori. E nessuno li conosce come me.
Con un'unica eccezione. Solo il mio computer classificatore rammenta i nomi di tutti i poeti, di tutti gli scrittori. Di ognuno ricorda ogni libro e, soprattutto, lo scaffale sul quale, tra milioni di altri, sono posti i volumi. Una volta, tre anni fa, mi venne da pensare che, senza di lui, anch'io sarei perso. Potrei consumare anni a cercare le opere di Shakespeare prima di ritrovarle, tra tutti questi corridoi. Mi folgorò, poi, un ulteriore pensiero. Da allora vivo come inebriato. Mi sono reso conto che ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.


Iniziai con un autore minore: Henry Miller. Non ho mai potuto sopportare le sue banali oscenità. Chiesi al computer l'elenco dei suoi libri e di tutti quelli in cui Miller era citato o commentato. Esaminai con cura la lista ed esclusi alcune opere critiche che trattavano di questo americano solo marginalmente e in misura non rilevante, e che valeva la pena di conservare. Osservai per una trentina di secondi lo schermo del computer, ancora timoroso. Poi premetti un tasto e le locazioni dei libri di Miller e su Miller vennero cancellate. Ora nessuno avrebbe più potuto ritrovarli. Anzi, nessuno avrebbe più saputo che quest'uomo era esistito. Può darsi che all'esterno qualcuno lo ricordi ancora ma presto le bombe a regressione provvederanno a far sparire ogni memoria ed ogni libro fuori da questi sotterranei. Potrà accadere che un giorno giunga qui uno studioso che ha trovato citato Miller in un testo ma sarà per me semplice dirgli che non ho mai ricevuto alcun libro di questo scrittore.
La Santa Inquisizione distruggeva le opere degli eretici. Io riesco a cancellare per sempre ogni traccia ed ogni ricordo degli autori stessi.

(segue…)

giovedì 28 febbraio 2008

Santa inquisizione (1+2+3)

Santa inquisizione ( 1+2+3)


In verde le parti già pubblicate, in nero la parte nuova

SANTA INQUISIZIONE

Ebbene, lo confesso: ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.
Sono il Bibliotecario.
Talvolta cammino in questi lunghi corridoi per ore senza meta, scorrendo ogni tanto con lo sguardo le costole dei libri che si affacciano dagli scaffali, respirando il loro odore.
Altre volte corro tra i volumi con una delle vetture elettriche in dotazione alla biblioteca e mi diverto a cronometrare i miei tempi su vari percorsi ed a migliorarli.
Uno dei miei giochi preferiti è quello di girovagare tra gli scaffali e prendere a caso dei libri che poi mi faccio obbligo di leggere per un quarto d'ora esatto. Dopo vengono posati inesorabilmente. Se il libro è noioso la lettura diviene una punizione ma se invece è di mio interesse, il fatto di poterne disporre per un tempo così limitato raddoppia il mio entusiasmo e la mia foga di lettore.
Quando le esigenze di servizio me lo permettono, prendo delle droghe e mi diletto a leggere continuativamente per decine e decine di ore. Leggo così in una volta tutte le opere di un autore e tutti i libri che lo commentano. Dopo dormo per giorni.


Non so se invidiare il mio collega che si occupa della biblioteca scientifica. Lui ha in continuazione visite di lettori, riceve tutti i giorni nuovi libri da archiviare, si preoccupa di far scavare ogni mese ulteriori corridoi da riempire di scaffali e di volumi, inizia a teorizzare che sarebbe opportuno non accettare più libri veri e propri ma solo archivi informatici.
Ma lui non ha il Potere che io ho.
Nella biblioteca umanistica, che io dirigo, le visite sono scarse. Le nuove opere da classificare sono rare. Nessuno più scrive letteratura, filosofia, trattati di storia. Solo cose utili vengono scritte adesso: scienza, medicina, economia. Pare che una poesia non serva più a niente. Forse è vero. Quando rischi in ogni momento che una bomba a regressione colpisca la tua città, quando vedi i tuoi fratelli morire di fame tutto intorno, forse non è il caso di perdere tempo con cose fatue. Ma la letteratura è la memoria di un popolo e di una civiltà e quando la guerra perpetua stava per scoppiare i consiglieri decisero di creare una biblioteca sotterranea che conservasse tutto ciò che è stato scritto dall'inizio dei tempi. I miei predecessori hanno lavorato decenni a raccogliere tutti i libri che poterono, a classificarli, a inumarli in questi corridoi, che scorrono su trenta piani sotterranei. Io sono nato qui, nella biblioteca, in una stanza posta settanta metri sotto il livello del mare. Mio padre, il bibliotecario che ho sostituito, mi ha cresciuto in mezzo a questi libri, insegnandomi tutto quel che sapeva sui loro autori, morti da secoli. Ora li conosco tutti. Intimamente; sono stati, in fondo, i miei fratelli. Certo, sono anche uscito molte volte all'aperto. Il mio genitore diceva che dovevo conoscere le cose di cui parlavano i libri: le piante, i fiori, i tramonti. Ma io mi sono sempre trovato più a mio agio qua sotto, nel mondo che considero mio.

Quando è morto mio padre ho sentito un immenso sentimento di potere nascere in me. Non ho potuto fare a meno di pensare che da quel momento io ero l'uomo che meglio di chiunque altro al mondo conosceva la letteratura. Sono passati tanti anni da allora, le bombe sono scoppiate, il flusso di nuovi libri si è ridotto sempre più. Negli ultimi dodici mesi non è giunta nessuna opera di poesia, nessun romanzo, nessuno studio critico. Ora, certamente, sono rimasti in pochi a conoscere i vecchi autori. E nessuno li conosce come me.
Con un'unica eccezione. Solo il mio computer classificatore rammenta i nomi di tutti i poeti, di tutti gli scrittori. Di ognuno ricorda ogni libro e, soprattutto, lo scaffale sul quale, tra milioni di altri, sono posti i volumi. Una volta, tre anni fa, mi venne da pensare che, senza di lui, anch'io sarei perso. Potrei consumare anni a cercare le opere di Shakespeare prima di ritrovarle, tra tutti questi corridoi. Mi folgorò, poi, un ulteriore pensiero. Da allora vivo come inebriato. Mi sono reso conto che ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.


(segue…)


mercoledì 27 febbraio 2008

Santa inquisizione 1 + 2

Santa inquisizione ( 1+ 2)
In verde le parti già pubblicate, in nero la parte nuova


SANTA INQUISIZIONE

Ebbene, lo confesso: ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.
Sono il Bibliotecario.
Talvolta cammino in questi lunghi corridoi per ore senza meta, scorrendo ogni tanto con lo sguardo le costole dei libri che si affacciano dagli scaffali, respirando il loro odore.
Altre volte corro tra i volumi con una delle vetture elettriche in dotazione alla biblioteca e mi diverto a cronometrare i miei tempi su vari percorsi ed a migliorarli.
Uno dei miei giochi preferiti è quello di girovagare tra gli scaffali e prendere a caso dei libri che poi mi faccio obbligo di leggere per un quarto d'ora esatto. Dopo vengono posati inesorabilmente. Se il libro è noioso la lettura diviene una punizione ma se invece è di mio interesse, il fatto di poterne disporre per un tempo così limitato raddoppia il mio entusiasmo e la mia foga di lettore.
Quando le esigenze di servizio me lo permettono, prendo delle droghe e mi diletto a leggere continuativamente per decine e decine di ore. Leggo così in una volta tutte le opere di un autore e tutti i libri che lo commentano. Dopo dormo per giorni.


Non so se invidiare il mio collega che si occupa della biblioteca scientifica. Lui ha in continuazione visite di lettori, riceve tutti i giorni nuovi libri da archiviare, si preoccupa di far scavare ogni mese ulteriori corridoi da riempire di scaffali e di volumi, inizia a teorizzare che sarebbe opportuno non accettare più libri veri e propri ma solo archivi informatici.
Ma lui non ha il Potere che io ho.
Nella biblioteca umanistica, che io dirigo, le visite sono scarse. Le nuove opere da classificare sono rare. Nessuno più scrive letteratura, filosofia, trattati di storia. Solo cose utili vengono scritte adesso: scienza, medicina, economia. Pare che una poesia non serva più a niente. Forse è vero. Quando rischi in ogni momento che una bomba a regressione colpisca la tua città, quando vedi i tuoi fratelli morire di fame tutto intorno, forse non è il caso di perdere tempo con cose fatue. Ma la letteratura è la memoria di un popolo e di una civiltà e quando la guerra perpetua stava per scoppiare i consiglieri decisero di creare una biblioteca sotterranea che conservasse tutto ciò che è stato scritto dall'inizio dei tempi. I miei predecessori hanno lavorato decenni a raccogliere tutti i libri che poterono, a classificarli, a inumarli in questi corridoi, che scorrono su trenta piani sotterranei. Io sono nato qui, nella biblioteca, in una stanza posta settanta metri sotto il livello del mare. Mio padre, il bibliotecario che ho sostituito, mi ha cresciuto in mezzo a questi libri, insegnandomi tutto quel che sapeva sui loro autori, morti da secoli. Ora li conosco tutti. Intimamente; sono stati, in fondo, i miei fratelli. Certo, sono anche uscito molte volte all'aperto. Il mio genitore diceva che dovevo conoscere le cose di cui parlavano i libri: le piante, i fiori, i tramonti. Ma io mi sono sempre trovato più a mio agio qua sotto, nel mondo che considero mio.

(segue…)

martedì 26 febbraio 2008

Santa inquisizione - 1

Santa inquisizione – 1


 

SANTA INQUISIZIONE

 

Ebbene, lo confesso: ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.

Sono il Bibliotecario.

Talvolta cammino in questi lunghi corridoi per ore senza meta, scorrendo ogni tanto con lo sguardo le costole dei libri che si affacciano dagli scaffali, respirando il loro odore.

Altre volte corro tra i volumi con una delle vetture elettriche in dotazione alla biblioteca e mi diverto a cronometrare i miei tempi su vari percorsi ed a migliorarli.

Uno dei miei giochi preferiti è quello di girovagare tra gli scaffali e prendere a caso dei libri che poi mi faccio obbligo di leggere per un quarto d'ora esatto. Dopo vengono posati inesorabilmente. Se il libro è noioso la lettura diviene una punizione ma se invece è di mio interesse, il fatto di poterne disporre per un tempo così limitato raddoppia il mio entusiasmo e la mia foga di lettore.

Quando le esigenze di servizio me lo permettono, prendo delle droghe e mi diletto a leggere continuativamente per decine e decine di ore. Leggo così in una volta tutte le opere di un autore e tutti i libri che lo commentano. Dopo dormo per giorni.

 

(segue…)

sabato 23 febbraio 2008

Il mondo gira

PROBLEMI

Ci sono delle situazioni nelle quali ci si trova impelagati sino in fondo e si pensa “non ne uscirò mai” e invece poi si esce da tutto e mesi e anni dopo ci si ricorda e allora si sorride se è andata bene oppure si diventa tristi. Il guaio è che ora come ora non si sa come andrà a finire e così tutto appare complicato e vago ed è un continuo succedersi di malinconia e di gioia, e uno non può né studiare né lavorare, che per dimenticare sarebbe la cosa migliore, e passa le giornate pensando ai suoi guai che appaiono enormi, pieni di scelte drammatiche quando poi invece si risolveranno con dolcezza, diluiti nel tempo, grazie a tanti cambiamenti impercettibili fino al momento in cui uno pensa “toh! Dove è finito il mio problema?” e si ritiene uno stupido per non aver visto la soluzione che era lì a portata di mano, per aver perso tanto tempo. Questo quando va bene; quando va male il problema scompare ugualmente perché si giunge al punto nel quale è inutile continuare ad affannarsi, a combattere, a scegliere. Ogni cosa corre ineluttabile al suo fine e tu non puoi farci niente, d'un tratto ti ritrovi sconfitto e allora l'unica è aspettare che le ferite si richiudano, che nuove occasioni si presentino, e poi tornare a vivere, a complicarsi la vita, a impelagarsi fino in fondo in certe situazioni che si pensa “non ne uscirò mai” e invece poi si esce da tutto e mesi e anni dopo ci si ricorda e allora si sorride se è andata bene oppure si diventa tristi. Il guaio è che ora come ora non si sa come andrà a finire e così tutto appare complicato e vago ed è un continuo succedersi di malinconia e di gioia, e uno non può né studiare né lavorare, che per dimenticare sarebbe la cosa migliore, e passa le giornate pensando ai suoi guai che appaiono enormi, pieni di scelte drammatiche quando poi invece si risolveranno con dolcezza, diluiti nel tempo, grazie a tanti cambiamenti impercettibili fino al momento in cui uno pensa “toh! Dove è finito il mio problema?” e si ritiene uno stupido per non aver visto la soluzione che era lì a portata di mano, per aver perso tanto tempo. Questo quando va bene; quando va male il problema scompare ugualmente perché si giunge al punto nel quale è inutile continuare ad affannarsi, a combattere, a scegliere. Ogni cosa corre ineluttabile al suo fine e tu non puoi farci niente, d'un tratto ti ritrovi sconfitto e allora l'unica è aspettare che le ferite si richiudano, che nuove occasioni si presentino, e poi tornare a vivere, a complicarsi la vita, a impelagarsi fino in fondo in certe situazioni che si pensa “non ne uscirò mai” e invece poi si esce da tutto e mesi e anni dopo ci si ricorda e allora si sorride se è andata bene oppure si diventa tristi. Il guaio è che ora come ora non si sa come andrà a finire e così tutto appare complicato e vago ed è un continuo succedersi di malinconia e di gioia, e uno non può né studiare né lavorare, che per dimenticare sarebbe...

mercoledì 6 febbraio 2008

Una doverosa premessa


 

Premetto che non sono stato pagato dal Caffé Neri-Peruzzi (perlomeno, non ancora, a questa data).

Premetto, inoltre, che niente so dell'organizzazione interna della Biblioteca Nazionale di Firenze e sono certo che quanto è qui narrato non ha alcuna attinenza con questa prestigiosa istituzione. Non escludo, peraltro, che i fatti, così come vi verranno esposti, possano essersi verificati o si stiano verificando o si verifichino in futuro in qualche altra biblioteca italiana o straniera.

Conoscevo, infine, Simone Berti e ancora mi addolora ricordarlo.

 

“In molti romanzi la trovata letteraria più geniale è l'avvertimento che i personaggi sono puramente immaginari.”

Adams





lunedì 7 gennaio 2008

L'occasionissima del lunedì: citazioni

L’occasionissima del lunedì, ovvero la pagina del mio sito www.calamandrei.it che ogni lunedì consiglio di leggere, questa volta è la pagina delle citazioni,

 

[Chi condivide l'idea che l'acquisizione dell'esperienza sia un processo faticoso (anche dal punto di vista del bulbo oculare) può vedere (andandoci attraverso la pagina citazioni) la pagina citazioni versione iniziale. Per chi ritiene, invece, che la trasmissione dell'esperienza sia un atto d'amore, ho predisposto la pagina citazioni hard]

 

Come ho già avuto modo di scrivere, amo così tanto le citazioni che ne L’unico peccato ho creato il Dottor De Matteis, un anziano signore che viene così presentato da un altro dei personaggi:

“ha una sua personalissima teoria in base alla quale, per quanto ci si possa sforzare, non è possibile pensare, scrivere o fare alcunché di originale poiché nel mondo è già stato tutto pensato, scritto o fatto. Dice che se in vita sua gli venisse in mente un solo pensiero originale si reputerebbe un genio perché solo dei geni è il creare concetti originali. Non ritenendo di essere un genio, il mio caro amico non ha voluto mai scrivere niente e pertanto non può far parte del Club. Non volendo ripetere concetti già detti parla molto poco e, poiché teme che qualcuno possa pensare che lui si voglia spacciare per uno che crei nuovi concetti, parla perlopiù per citazioni.

– “Tutto ciò che è degno di essere fatto è stato fatto ripetutamente. Dalle cose mai fatte bisognerebbe tenersi, sospetto, molto alla larga” Max Beerbohm.

Dopo aver detto ciò, il vecchietto fece un breve sorriso di approvazione, poi riprese a fumare il sigaro.

 

lunedì 5 novembre 2007

Un mare di delitti - Leonardo Gori



Il racconto "Mareggiata" di Leonardo Gori inserito in Un mare di delitti è ambientato a Viareggio. Un povero disgraziato (presumibilmente un drogato, visto il suo stato oltremodo alterato) compie un delitto proprio mentre sta per scatenarsi un fortunale. La forza della natura travolgerà tutto, compresi i carri allegorici pronti per la sfilata di carnevale.


Leonardo Gori è nato a Firenze nel 1957.
Il suo sito ufficiale è http://www.leonardogori.com .
Ho già avuto modo di parlare di lui, in particolare qui e qui

• Romanzi pubblicati
“Nero di Maggio”, Hobby & Work, Milano, 2000;
“I delitti del Mondo Nuovo”, Hobby & Work, Milano, 2002;
“Il passaggio”, Hobby & Work, Milano, 2002;
“La finale”, Hobby & Work, Milano, 2003;
“Lo specchio nero”, con Franco Cardini, Hobby & Work, Milano, 2004;
“L’angelo del fango”, Rizzoli, Milano, 2005;
“Il fiore d’oro”, con Franco Cardini, Hobby & Work, Milano, 2006.
“Le ossa di Dio”, Rizzoli, 2007

• Racconti pubblicati
Ha pubblicato molti racconti su antologie di vari editori, fra cui:
“Il trono”, in “Crimini Etruschi”, Editrice Laurum, Pitigliano, 2006;
“Duca e l’invertito”, in “Il ritorno del Duca”, Garzanti, Milano, 2007.

• Premi
Con il romanzo “L’angelo del fango” ha vinto l’edizione 2005 del premio “Scerbanenco” e quella 2006 del premio “Fedeli”.

mercoledì 31 ottobre 2007

L'unico peccato - special prize

A seguito di un accordo preso con l’editore ZONA, da oggi è possibile acquistare L’UNICO PECCATO al prezzo speciale di € 14,80.


Per ottenere ciò, è stato istituito un canale preferenziale di vendita che consente di acquistare il libro


con uno sconto del 30%, al prezzo di € 14,80 (senza dover pagare spese di spedizione)

risparmio di € 6,20 rispetto al prezzo di copertina

 


Natale non è lontano e, se proprio devo dare un consiglio interessato, direi che regalare o regalarsi un libro con dedica dell’autore potrebbe essere un’ottima idea.

 



 

L'UNICO PECCATO
Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze
di Sergio Calamandrei
ZONA 2006 - pp. 232
ISBN 88 89702 27 3

 


Ci sono dei libri gialli in cui il detective arriva alla soluzione del caso per intuizione, al termine di un lungo processo di empatia con l'assassino. Egli a poco a poco assorbe, se così si può dire, l'ambiente in cui è maturato il delitto e arriva a ragionare come il colpevole, identificandolo in tal modo. In altri gialli la soluzione viene trovata come freddo risultato di un processo esclusivamente logico, un po' come risolvere un'equazione alla lavagna. In alcuni libri, infine, il colpevole è il maggiordomo e tutto quello che c'è scritto in mezzo è uno spreco di tempo.


Io, tra i miei personaggi non avevo alcun maggiordomo e quindi decisi che dovevo risolvere il caso Berti col mio metodo personale, il metodo Arturi, detto anche della logica per forza.”

 

Così riflette Domenico Arturi, investigatore privato fiorentino dal passato non limpidissimo e dalle amicizie inquietanti prima di affrontare una lunga notte che lo porterà a scoprire cosa si nasconde dietro l’apparente suicidio di uno studente universitario fuorisede.

Siamo a Firenze, agli inizi degli anni novanta e un fuoricorso, aspirante scrittore e collaboratore saltuario con la Biblioteca Nazionale, muore precipitando dalla finestra del suo appartamento. Il padre incarica Domenico Arturi di chiarire le motivazioni del suicidio. L’investigatore, il cui motto è “lo scopriremo solo vivendo”, si immerge in un’indagine atipica che lo porta in contatto con un originale Club popolato da personaggi particolari; tra questi: un professore amante di Borges e con un lontano passato sudamericano, uno studente che crede nella “Teoria Romantica dell’Amore” e che litiga in continuazione con un seguace della “Teoria Casualistica dell’Amore”, un vecchietto che parla solo per citazioni, ritenendo che ormai a questo mondo tutto quel che merita di essere detto, lo sia già stato.

Seguendo le labili tracce lasciate dal giovane morto l’investigatore si imbatte in uno spacciatore, ex poliziotto, estremamente pericoloso e in una cittadina svizzera dove producono ottimi cioccolatini. Accompagnato da un’insegnante di ginnastica ormai specializzata nel respingere i pretendenti, Arturi partecipa a una spettacolare festa in una villa nelle campagne attorno a Firenze. Quella sera ci scappa il secondo morto, questa volta sparato, e a quel punto diventa chiaro che il volo fatto dal presunto suicida deve essere riletto da un altro punto di vista.

Nel frattempo appaiono libri antichi della Biblioteca Nazionale che non dovrebbero esistere e si sviluppano due storie d’amore. La prima è quella di un avvocato trentenne già consumato dal proprio lavoro che cerca di rigenerarsi con un pericolosissimo amore per una ventenne. La seconda nasce tra una ricercatrice universitaria, ossessionata dalla propria abilità nell’interpretare il linguaggio del corpo, e un bibliotecario il quale ritiene esista un unico peccato che cerca in tutti i modi di evitare, commettendone molti altri nel frattempo.

Tra ulteriori spari, “amici” svizzeri, irruzioni della polizia, pranzi sentimentali al caffè Neri-Peruzzi di Piazza Santa Croce e momenti di amore intenso, tutte le storie precipitano verso la conclusione e alla fine l’investigatore resta con un po’ di amaro in bocca perché forse non tutto è andato a finire com’era giusto.


          intervista all'autore (presente anche sul sito dell'editore )

             personaggi ed estratti del romanzo




Il romanzo è pubblicato da Editrice ZONA  

 

Sul sito della casa editrice: la scheda del libro,  la lista delle librerie dove il libro è distribuito,

 

le modalità per l'acquisto diretto dalla casa editrice o via internet

lunedì 29 ottobre 2007

L'UNICO PECCATO multimediale

Dopo lunghi studi e svariati tentativi sono finalmente approdato alla multimedialità.


Potete osservare, infatti, nella colonna di destra del blog un piccolo riquadro che rimanda a un video che ho immesso su YouTube.


E' il primo di una serie di sei piccoli spezzoni, che potete trovare cliccando qui, tratti dalla trasmissione GIALLO PISTOIA che viene trasmessa su TVL. La trasmissione è a cura dell'Associazione "Amici del Giallo" di Pistoia e viene presentata da Stefano Fiori e da Giuseppe Previti. 


Nella puntata del 31 marzo 2007 sono stato intervistato ed è stato presentato e commentato il mio romanzo L'UNICO PECCATO, amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze.


Hanno partecipato alla trasmissione anche Marco Morozzi e Paolo Nesi, che ha letto due brani del romanzo.


I vari filmati hanno il seguente contenuto:
























Buona visione.


Al PISA BOOK FESTIVAL

Bel pomeriggio sabato al Pisa Book Festival, alla Fiera dell'editoria indipendente.


Ho avuto modo di incontrare vari miei colleghi che hanno pubblicato con ZONA e di confrontare le nostre esperienze, per così dire, "letterarie".


Il reading è stato divertente, anche se la Sala Shelley, dove è avvenuto l'incontro, dovrebbe essere messa nei libri di testo di Marketing come esempio di come NON deve essere inserita una sala nell'ambito di una fiera (isolata in un angolo del piazzale in un luogo dove non esiste alcun flusso di visitatori, con una porticina angusta che impediva a chi si fosse perso e stesse eventualmente passando lì davanti di dare un'occhiata all'interno).


 Al festival hanno partecipato numerosi piccoli editori ed è stato interessante avere un po' il quadro della situazione di questo tipo di editoria.


Rispetto a Torino gli sconti e le offerte erano meno generose, ma alla Fiera del Lingotto c'ero andato l'ultimo giorno, quando c'era già aria di smobilitazione. Penso che d'ora in poi, per motivi biecamente economici, andrò soltanto agli ultimi giorni delle varie Fiere, per approfittare di eventuali saldi.


Nondimeno, sono tornato dalla Fiera con i seguenti libri:



  • Diario della paura. Da via dei Georgofili la storia di un biennio di sangue di Silvia Tessitore. Zona. Ricostruzione di un passato così vicino e così velocemente dimenticato. Ma, forse, non è ancora passato. 

  • Il ventisette di Tullio Poian. Zona. La saga dei dipendenti pubblici.

  • 9 maggio ’78. Il giorno che assinarono Aldo Moro e Peppino Impastato di Carmelo Pecora. Zona. L’autore è ispettore capo della Polizia di Stato e dirige la scientifica di Forlì. Racconta di un giorno particolarmente significativo nella storia recente del nostro Paese.

  • La Donna d’Oro di Linda Di Martino. Editrice Laurum. Un giallo ambientato nel 1884 nel Ghetto di Firenze, alla vigilia della sua distruzione.

  • I due volti della giustizia di Lorenzo Maggioni. Deinoteria Editrice. Un sostituto procuratore indaga su una falsa bomba rinvenuta alla stazione genovese di Prà. L’attualità si mescola con la fantasia.


Infine, un ringraziamento speciale a Omero che è venuto appositamente alla Fiera per farsi mettere una dedica sul mio libro.


 

lunedì 10 settembre 2007

Son tornato

Saluti a tutti.

Sono tornato.

 

So che non come esordio non è propriamente originale, in questo settembre, ma è indubbio che corrisponda a verità.

 

Inoltre, io ho qualche mia teoria sull’originalità. Non a caso ne L’unico peccato ho creato un personaggio che parla solo per citazioni. Viene presentato così, nel corso di una riunione del Club degli Aspiranti Scrittori.   

 

“Il bibliotecario si sedette e notò che su una delle poltrone stava, un po' rigido, un vecchietto. Aveva il cappello in testa, un bastone stretto in una mano e un sigaro acceso nell'altra. Gasperi gli indirizzò uno sguardo interrogativo. Il Fineschi se ne accorse e disse: – ah! Lui è un mio carissimo amico, il Dottor Firmato De Matteis. Purtroppo però non fa parte del Club. Ha una sua personalissima teoria in base alla quale, per quanto ci si possa sforzare, non è possibile pensare, scrivere o fare alcunché di originale poiché nel mondo è già stato tutto pensato, scritto o fatto. Dice che se in vita sua gli venisse in mente un solo pensiero originale si reputerebbe un genio perché solo dei geni è il creare concetti originali. Non ritenendo di essere un genio, il mio caro amico non ha voluto mai scrivere niente e pertanto non può far parte del Club. Non volendo ripetere concetti già detti parla molto poco e, poiché teme che qualcuno possa pensare che lui si voglia spacciare per uno che crei nuovi concetti, parla perlopiù per citazioni.

– “Tutto ciò che è degno di essere fatto è stato fatto ripetutamente. Dalle cose mai fatte bisognerebbe tenersi, sospetto, molto alla larga” Max Beerbohm.

Dopo aver detto ciò, il vecchietto fece un breve sorriso di approvazione, poi riprese a fumare il sigaro.”