lunedì 8 ottobre 2007

L’occasionissima del lunedì

 


Questo lunedì segnalo una nuova pagina del mio sito: Cose da tenere di conto.

Ho infatti inserito su www.calamandrei.it una serie di consigli sulla scrittura (non miei, naturalmente, ci mancherebbe altro. Di King, Vonnegut, Cerami, Hitchcock e altri).

È la raccolta dei vari post col tag Cose da tenere di conto che sono stati pubblicati su questo blog nel corso del tempo.

Per i lettori pigri che preferiscono trovarsi tutto già pronto in un’unica pagina web.

 


 

mercoledì 3 ottobre 2007

Presentazioni - Verde

 


Segnalo una presentazione alla Mel a cui andrò sicuramente.


Alla Melbookstore Seeber di Firenze

via de' Cerretani, 16r

 

Venerdì 5 ottobre ore 17.30
Nicola Verde presenta il suo libro Un’altra verità
(Dario Flaccovio Editore)
saranno presenti Graziano Braschi e Leonardo Gori

 

 

Narciso Aggius, un servo pastore di Tonneddu Corrias, ricco possidente di Bonela, viene trovato ucciso, la testa sfondata. Carmine Dioguardi, maresciallo dei carabinieri, è coinvolto in una nuova difficile indagine in una terra che gli pare muta, ostile e selvaggia. Narciso Aggius è un povero orfano ritardato raccolto da Tonneddu Corrias per pietà cristiana. Ma lo è davvero, o invece, come le chiacchiere sussurrano, è il figlio bastardo di Antonia Muscau, moglie di Tonneddu? Gesuino, il figlio naturale di Tonneddu Corrias, può entrarci con quella morte? Sua moglie, Chiarella Fadda, guarda caso, ha una relazione adulterina proprio con Narciso. Soltanto con lui, oppure con qualcun altro all’interno della stessa famiglia? Fino a che punto l'onore deve essere salvato? E’ per onore che Gesuino s’è suicidato? Tonneddu Corrias è una specie di Mastro don Gesualdo, potrebbe mai sopportare che la sua roba finisse nelle mani di un bastardo, per giunta ritardato? E che c’entrano Iaccu e Ceomo coi loro riti pagani? Dioguardi camminerà incerto tra queste storie crude e disagi personali, in quell'anno, il 1969, che vide il rapimento e l’assassinio Lavorini e i fatti di Pratobello, con l’opposizione dei pastori nuoresi all'installazione di un poligono militare che avrebbe occupato i terreni destinati al pascolo. Fino al risultato finale, dove si scoprirà che niente è come sembra.



Nicola Verde, 1951, campano, è sposato (sua moglie, sarda, gli traduce le parti dialettali), ha un figlio e vive a Roma, dove lavora in banca. Suoi racconti sono presenti in numerose antologie, riviste, un paio di quotidiani e siti internet. Ha ricevuto importanti riconoscimenti in premi dedicati alla fantascienza, al fantastico e al giallo. Ha frequentato corsi di scrittura creativa tenuti dalla scuola Omero in collaborazione con il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell'Università "La Sapienza" di Roma, e uno con lo scrittore Edoardo Albinati. Il suo primo romanzo, Sa morte secada (Dario Flaccovio Editore) è stato finalista nel 2004 al Premio Scerbanenco.

  

Per maggiori info vedi www.melbookstore.it

 


martedì 2 ottobre 2007

Come nasce una storia

Nel mio post di giovedì, 27 settembre 2007, intitolato Nero di Luna – Vichi ho riportato il pensiero di Vichi sulla creazione delle storie da parte dello scrittore. Ovvero che, almeno nel suo caso, le storie già esistono e lo scrittore si limita a farle emergere dall’oblio.

Riscorrendo i miei post, cosa che ogni tanto è bene che faccia, data la mia scarsa memoria, ho ritrovato il mio post del 3 marzo 2007 Stephen King e l’haiku tombolato, dove avevo rilevato che Stephen King e i promotori dell’haiku tombolato (ovvero formato sul loro sito con terne di versi estratte dal computer a caso) la pensano alla stessa maniera, che poi è la medesima di Vichi, sulla creazione delle storie (o delle poesie).

Nel mio piccolo, per quel che possa interessare, sono d’accordo anch’io. Le storie sono già lì. Occorre solo armarsi di santa pazienza ed andare a recuperarle.



lunedì 1 ottobre 2007

L'occasionissima del lunedì - www.calamandrei.it

L’occasionissima del lunedì, ovvero la pagina del mio sito www.calamandrei.it che ogni lunedì consiglio di leggere, questa volta è proprio l’home page del sito stesso, che ho modificato blogghizzandola un po’.


Ho infatti deciso di creare un collegamento dal sito al blog (finora esisteva solo il collegamento inverso, da blog a sito) e di inserire nella home page uno spazio per le news e le informazioni di carattere letterario.

Per completare la blogghizzazione del sito, ho messo in home page il mio atavar.


Ma piccolo; non lasciamo troppo spazio alla vanità.

 

giovedì 27 settembre 2007

Nero di Luna - Vichi

Il 25 c’è stata alla Feltrinelli di Firenze la presentazione dell’ultimo libro di Marco Vichi, Nero di luna (Guanda). Conducevano Ranieri Polese e Enzo Fileno Carabba . Quest’ultimo ha duettato tutto il tempo con Vichi portando la serata ad assumere un piacevole taglio quasi cabarettistico.

Della strana dedica che Vichi mi ha fatto, ho già detto nel post del 24 settembre.

Posso aggiungere che un ulteriore elemento di interesse del libro Nero di luna emerso nel corso dell’incontro è dato dal fatto che il protagonista è uno scrittore fiorentino che si isola in una villa in campagna per scrivere un romanzo. Ciò ha dato modo a Vichi di esprimere alcune sue considerazioni sulla scrittura e sul modo in cui si formano le storie. Per quel che lo riguarda, le sue storie si formano via via che egli procede nella scrittura e lui attacca a scrivere senza sapere come la vicenda andrà a finire. Anzi, è spinto a scrivere dalla curiosità di sapere come terminerà la storia. Naturalmente, soprattutto nel caso opere del genere giallo, questo comporta una forte necessità di risistemare vari punti della storia nella seconda stesura, per rendere coerente il tutto.

 

Ho un paio di racconti di cui ho scritto la prima parte e ai quali tengo molto. Attualmente sono fermi perché attendo di capire qual'è il modo migliore per arrivare al finale che ho previsto. Forse mi merita provare il metodo Vichi: dimenticare il finale che avevo immaginato e completarli vedendo cosa viene fuori in via spontanea. Proverò.

 

Dopo la presentazione, chiacchierata con Gori e Nepi sugli editori e sulle problematiche legate alla rendicontazione delle vendite.

A proposito: è cambiata la persona che presenterà con me Un mare di delitti  l’8 novembre alla libreria Melbookstore Seeber di Firenze. Invece di Beatrice Manetti ci sarà Nino Filastò.

Così potrò chiedergli come finisce La proposta (vedi il mio post del 27 aprile 2007).

 

 

martedì 25 settembre 2007

Balene Bianche



Balene Bianche (pubblicato nel marzo 2007 dalla Di Salvo Editore) è una bella raccolta di sette racconti ed è soprattutto il primo libro di Sabrina Campolongo, una trentenne lombarda che gestisce il vivace blog www.balenebianche.splinder.com. Nel 2005 uno deisuoi racconti è apparso sulla Writer’sMagazine Italia e un altro ha vinto il concorso letterario Ore contate ed è stato pubblicato sulla relativa antologia, curata da Ibis edizioni. Vari suoi racconti sono presenti in diversi siti nella rete.

Sabrina (so che apparirebbe più professionale dire “la Campolongo”, ma visti i frequenti scambi di commenti tra i nostri due blog mi suonerebbe un po’ strano usare un tono così distaccato), Sabrina, dicevo, scrive davvero bene, e Balene Bianche è un libro che vale la pena di leggere.

A pensarci bene, in definitiva, la divisione dei libri tra quelli che vale la pena di leggere e quelli che non vale la pena di leggere è l’unica davvero rilevante. Come sempre accade in questo genere di valutazioni, ognuno, naturalmente, avrà un proprio soggettivo giudizio su cosa meriti leggere e cosa no.

Tutto ciò premesso, detto questo, ovvero che secondo me Balene Bianche è un libro da leggere, la mia recensione potrebbe anche finire qui.

Il libro e l’autrice meritano però qualche parola in più.

Devo confessare, in via preliminare, di aver provato un certo disagio, in quanto essere di sesso maschile, nel corso della lettura della raccolta. In questi racconti si salvano infatti solo le donne e i bambini. I maschi, quando va bene, appaiono come degli esseri alieni che magari si sforzano di risultare gentili e comprensivi ma che in realtà poco capiscono della sensibilità e del mondo femminile. Mentre leggevo il libro mi pareva di essere preso con gentilezza sottobraccio da Sabrina e di venire educatamente sbattuto fuori di casa, in quanto, sia pur non per colpa specificamente mia, appartenente ad una razza estranea e aliena. Spero che questo sia solo una fase evolutiva di Sabrina perché, a parte ogni altra considerazione, scrivere “contro” la metà dei potenziali lettori non è una bella cosa per un autore. Ho avuto modo di parlare su questo blog dello scarso successo delle scrittrici femminili (esse rappresentano solo circa il 30% del totale autori pubblicati ogni anno in Italia). Mi chiedo se ciò in parte non possa derivare da dinamiche di questo tipo.

Ciò premesso, tra i brani della raccolta ho apprezzato in particolare i racconti “Quasi stregoneria” che descrive un incontro tra due coniugi separati e”Sbagliato Natale” dove viene mostrato un lieve momento di sbandamento di una madre. Sono i due brani più misurati e penso mi siano piaciuti più degli altri proprio perché qui Sabrina Campolongo riesce a indirizzare la forza della sua scrittura verso una visione delle cose un po’ distaccata. Non a caso in entrambi i racconti si parla di passioni già concluse, che magari cercano di riaffacciarsi, ma la cui intensità è ormai stata smorzata dal tempo.

In altri brani della raccolta, invece, e in misura anche maggiore in altri suoi pezzi letti nella rete, Sabrina tratta tematiche che, personalmente, trovo meno stimolanti, anche se di indubbio impatto emotivo. Spesso infatti l’autrice ci mostra persone con fortissimi disagi psichici, dolori insanabili, ferite che non è possibile scordare. Queste tematiche, su cui pure scrivono in tanti, mi attirano poco. Può darsi che sia una mia mancanza di sensibilità o di capacità di immedesimazione. Io preferisco che la sofferenza e il disagio, che certo esistono, non siano il tema espresso centrale della narrazione ma che piuttosto ci vengano rivelati “tramite” la narrazione, ovvero che ci vengono fatti intuire piuttosto che venire descritti espressamente e analiticamente. Ma forse questo è un problema connaturato anche alla forma del racconto che, nella sua brevità, induce lo scrittore ad arrivare subito al punto nodale, talvolta un po’ troppo bruscamente.

Detto questo, Sabrina Campolongo ha un grandissimo talento per la scrittura e io vorrei proprio vederla applicare questa sua capacità in un romanzo, che le fornirebbe maggiori spazi per incanalare la sua passione. E, anche se può sembrare forse un’eresia essendo certo Sabrina una scrittrice di sentimento, vorrei proprio vederla scrivere un romanzo di genere, magari giallo. E questo perché il romanzo giallo, mettendo al centro del meccanismo i fatti e non i sentimenti e le sensazioni, obbliga l’autore a una maggiore disciplina ed evita certi rischi di appesantimento del testo.

Ma devo confessare che qui sto barando perché io so benissimo che Sabrina Campolongo un giallo lo ha già scritto, e anche bello, dato che è stato scelto nel 2000 tra i sei finalisti del premio Alberto Tedeschi (giallo Mondadori). Purtroppo non ha poi trovato una via per la pubblicazione, anzi, e qui la storia si fa affascinante, pare che la versione finale del testo sia anche andata perduta, quasi come certi libri leggendari periti nel rogo della Biblioteca di Alessandria.

Ma sono certo che Sabrina scriverà altre grandi cose.

Mi auguro su temi che più gradisco, ma ciò è solo una questione di mia preferenza personale.

 


lunedì 24 settembre 2007

Le Ossa di Dio - 2

Il 20 settembre c’è stata alla Feltrinelli di Firenze la presentazione de Le ossa di Dio, l’ultimo libro di Leonardo Gori, edito da Rizzoli.


Il romanzo è stato presentato dal povero Giampaolo Simi, che, in quanto viareggino, è stato sottoposto per tutta la serata a orgogliose rivendicazioni di grandezza e superiorità di Firenze da parte dei miei vari concittadini intervenuti. In effetti, il libro induceva a questo, dato che è ambientato nel 1504, nel periodo in cui una grande Firenze stava portando avanti i lavori per deviare il corso dell’Arno e assetare così Pisa. Il cantiere era diretto da Leonardo da Vinci e il Primo Segretario della Repubblica era Niccolò Machiavelli. Personaggi storici, quindi, di primissimo piano ma anche protagonisti veri e propri del romanzo di Gori. Leonardo infatti scompare misteriosamente e Machiavelli si dà da fare per ritrovarlo. Il libro è estremamente preciso dal punto di vista della ricostruzione storica e su questo ha garantito Franco Cardini , intervenuto alla presentazione, che ne ha curato, in senso lato, l’editing “storico”. Gori, che con Cardini ha scritto due gialli ambientati durante la seconda guerra mondiale, ha voluto ringraziare l’amico per il suo contributo e lo ha quindi inserito nel suo romanzo come personaggio. Cardini si è quindi scelto un nome, cardinale Francesco da Signa, e poi l’autore ha conferito a questo prelato l’aspetto fisico e caratteriale dell’amico.

 

Tra gli “addetti ai lavori” che conosco, erano presenti Graziano Braschi , Marco Vichi , Daniele Nepi e Roberta Lepri .

 

Graziano Braschi, Daniele Nepi e Roberta Lepri, tra l’altro, insieme anche a Leonardo Gori, partecipano all’antologia di racconti gialli marini Un mare di delitti , edita dalla Laurum, che presenterò insieme a Beatrice Manetti l’8 novembre alla libreria Melbookstore Seeber di Firenze. C’è ancora un po’ di tempo prima di questa presentazione e ci sarà occasione ancora di parlare di questo libro, ma intanto ho iniziato ad anticiparvelo, così mi avvantaggio.

 

Alla presentazione c’era anche Marco Vichi ha appena pubblicato con Guanda un nuovo romanzo, Nero di luna che non ha come protagonista il Commissario Bordelli ma bensì un giovane scrittore fiorentino che si reca in una casa del Chianti per scrivere un romanzo e viene invece coinvolto in una storia inquietante. Il libro sarà presentato alla Feltrinelli di Firenze il 25 settembre alle 18. Ho pensato bene di comprarne una copia e di farmela autografare da Vichi. Lui però non ha gradito il fatto che del suo libro ne abbia acquistato un solo volume mentre del libro di Gori ne avevo comprati tre (ho due compleanni in questi giorni, e quale regalo migliore che un libro autografato dall’autore?). Che dire? Il libro di Gori, che inizia con un migliaio di scimmie assassine che nell’aprile del 1505 sciamano per le strade di Livorno uccidendo e sbranando la popolazione, mi sembrava adattarsi meglio ai gusti di chi doveva ricevere il regalo rispetto al notturno romanzo di Vichi. E non potevo certo comprare anche tre copie del Nero di luna, solo per par condicio.

È andata a finire che Vichi mi ha scritto la seguente dedica “A Sergio (tre a uno per Gori)”.

È una dedica originale, non c’è che dire; magari va a finire che questo volume autografato in modo così anomalo tra qualche anno varrà un mucchio di soldi. Non so se per arricchirmi devo puntare su di questo libro o su La proposta (vedi il mio post del 27 aprile 2007) di Nino Filastò, anch’esso autografato dall’autore, ma che si interrompe a pagina 144 mentre le successive trenta pagine riportano la parte finale di Laura, un’opera del 1943 di Vera Caspary da cui è stato tratto il film Vertigine di Otto Preminger. L'impaginazione anomala rende la copia originale e rara, ma io sono rimasto con la curiosità di sapere come finisce la Proposta. Quando incontrerò Filastò (c'è anche lui nell'antologia Un mare di delitti) glielo chiederò.