mercoledì 19 settembre 2007

Le ossa di Dio

Domani (20/9/07) andrò alla Feltrinelli alla presentazione dell’ultimo libro di Leonardo Gori, Le Ossa di Dio, edito da Rizzoli.


Leonardo Gori è un autore fiorentino specializzato nei gialli “storici”.  

È inoltre una persona estremamente cortese che malgrado il successo e le importanti pubblicazioni conseguite non si è affatto insuperbito, come talvolta capita.

Le sue storie sono spesso radicate nella Firenze del periodo della seconda guerra mondiale, e per chi è di questa città hanno il pregio particolare di insegnarci qualcosa di più sulla nostra città: com’era e cosa è accaduto esattamente qui nel periodo confuso della guerra (di quei giorni mi è stata tramandata la memoria dai racconti di mio padre, da cui ho tratto il racconto Firenze, 1944. La cena col morto  pubblicato sulla sezione di Thrillermagazine denominata Libri Gialli Camicie Nere e curata da Angelo Marenzana & Daniele Cambiaso. In quella sezione hanno pubblicato racconti, oltre a molti altri, anche lo stesso Leonardo Gori http://www.thrillermagazine.it/rubriche/5077/ e Carlo Lucarelli http://www.thrillermagazine.it/rubriche/4281/ ).

 

Tornando a Le Ossa di Dio, riporto il comunicato relativo a domani. Il libro sarà presentato dallo scrittore Giampaolo Simi.





 

Giovedì 20 settembre 2007
Libreria Feltrinelli  - Via de’ Cerretani, 30/32r Firenze
ore 18:00

 

È ambientato nell’aprile del 1504 Le ossa di Dio (Rizzoli), il nuovo romanzo di Leonardo Gori: un thriller in cui si incrociano, nel paesaggio della Toscana rinascimentale, nientemeno che le strade di Leonardo da Vinci e di Niccolò Machiavelli, nei panni di insolito investigatore.

Tra orde di scimmie assassine, paventate armi di distruzione di massa, lunghe indagini ed efferati delitti, l’inedito statista-detective scoprirà un terribile segreto. Nel sorprendente finale, il personaggio del cardinale Francesco Da Signa è ritagliato su un famoso fiorentino dei nostri giorni: vi inviteremo, in una specie di “gioco di sala”, a scoprire di chi si tratta…

 Sarà presente l'autore




Leonardo da Vinci è scomparso col suo segreto e Niccolò Machiavelli è sulle sue tracce. Il corso della storia è giunto a un bivio…

Livorno, aprile 1504. Il buio nelle strade è più nero, stanotte. Un’orda di scimmie gigantesche, sbarcate da una nave misteriosa, ha invaso la città seminando sangue e terrore tra la gente in fuga disperata. Gli armati non possono arrestarne la forza distruttiva, nessuno capisce da dove arrivino né chi le abbia traghettate fino a violare l’incantesimo rassicurante della notte.
Niccolò Machiavelli e Durante Rucellai s’imbattono nei cadaveri di quattro mori e di un gorilla, e tutti portano i segni inconfondibili
della dissezione: tagli chirurgici attraversano i corpi da cima a fondo, testimoni muti della mano di Leonardo Da Vinci, che però è sparito nel nulla.
C’è un segreto è troppo pericoloso e sono in molti fra gli uomini di Stato e di Chiesa a volersene impadronire. Così Machiavelli, accompagnato dalla bellissima ed enigmatica Ginevra, si avventura tra i miasmi dell’odio alla caccia del più grande genio del Cinquecento...Leonardo Gori, in un thriller vivo e dissacrante, è riuscito a ricreare le atmosfere in bilico del Rinascimento italiano, rivivendone gli intrighi e le ambizioni che lo hanno reso snodo cruciale della Storia dell’umanità.Le ossa di Dio restituisce i decenni travagliati nel cammino verso la Controriforma, opponendo la scienza alla religione, la passione alla morale, la verità all’oscurantismo. I celebri personaggi del romanzo, spogliati della chiave storica e simbolica assunta nei secoli, tornano a essere uomini, assiduamente impegnati nella ricerca inarrestabile, di qualcosa che è forse meglio non scoprire.





Leonardo Gori (Firenze, 1957) si occupa di fumetto e illustrazione da oltre trent’anni. Ha pubblicato per Hobby & Work Nero di Maggio (2000), I delitti del Mondo Nuovo e Il passaggio (2002), La finale (2003), Lo specchio nero e Il fiore d’oro (con Franco Cardini, 2004 e 2006). Nel 2005 è uscito per Rizzoli L’Angelo del fango, ultimo romanzo della serie del capitano Arcieri, che ha vinto il Premio Scerbanenco e il Premio Fedeli..

 

martedì 18 settembre 2007

Cose da tenere di conto: le venti regole di Van Dine

Il caro Razza, commentando il mio post del 13 settembre ha citato una delle famose venti regole di Van Dine.

 

S. S. Van Dine è lo pseudonimo di Willard Huntington Wright (1888 - 1939), noto autore di gialli statunitense creatore del personaggio di Philo Vance.

I suoi romanzi sono gialli classici, basati sulla razionalità e sulla logica deduttiva e Van Dine ha scritto nel 1928 venti famose regole che dovrebbero essere seguite nello scrivere gialli.

 

Credo che nemmeno i dieci comandamenti siano stati infranti più volte delle regole di Van Dine e, ritengo, a ragione.

Non condivido al 100% quasi nessuna di queste regole e le riporto qui più che altro a titolo di curiosità storico-letteraria.

 

 

1. Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente elencati e descritti.

2. Non devono essere esercitati sul lettore altri sotterfugi e inganni oltre quelli che legittimamente il criminale mette in opera contro lo stesso investigatore.

3. Non ci deve essere una storia d'amore troppo interessante. Lo scopo è di condurre un criminale davanti alla Giustizia, non due innamorati all'altare.

4. Né l'investigatore né alcun altro dei poliziotti ufficiali deve mai risultare colpevole. Questo non è buon gioco: è come offrire a qualcuno un soldone lucido per un marengo; è una falsa testimonianza.

5. Il colpevole deve essere scoperto attraverso logiche deduzioni: non per caso, o coincidenza, o non motivata confessione. Risolvere un problema criminale a codesto modo è come spedire determinatamente il lettore sopra una falsa traccia, per dirgli poi che tenevate nascosto voi in una manica l'oggetto delle ricerche. Un autore che si comporti così è un semplice burlone di cattivo gusto.

6. In un romanzo poliziesco ci deve essere un poliziotto, e un poliziotto non è tale se non indaga e deduce. Il suo compito è quello di riunire gli indizi che possono condurre alla cattura di chi è colpevole del misfatto commesso nel capitolo I. Se il poliziotto non raggiunge il suo scopo attraverso un simile lavorìo non ha risolto veramente il problema, come non lo ha risolto lo scolaro che va a copiare nel testo di matematica il risultato finale del problema.

7. Ci deve essere almeno un morto in un romanzo poliziesco e più il morto è morto, meglio è. Nessun delitto minore dell'assassinio è sufficiente. Trecento pagine sono troppe per una colpa minore. Il dispendio di energie del lettore dev'essere remunerato!

8. Il problema del delitto deve essere risolto con metodi strettamente naturalistici. Apprendere la verità per mezzo di scritture medianiche, sedute spiritiche, la lettura del pensiero, suggestione e magie, è assolutamente proibito. Un lettore può gareggiare con un poliziotto che ricorre a metodi razionali: se deve competere anche con il mondo degli spiriti e con la metafisica, è battuto "ab initio".

9. Ci deve essere nel romanzo un poliziotto, un solo "deduttore", un solo "deus ex machina". Mettere in scena tre, quattro, o addirittura una banda di segugi per risolvere il problema significa non soltanto disperdere l'interesse, spezzare il filo della logica, ma anche attribuirsi un antipatico vantaggio sul lettore. Se c'è più di un poliziotto il lettore non sa più con chi stia gareggiando: sarebbe come farlo partecipare da solo a una corsa contro una staffetta.

10. Il colpevole deve essere una persona che ha avuto una parte più o meno importante nella storia, una persona, cioè, che sia divenuta familiare al lettore, e lo abbia interessato.

11. I servitori non devono essere, in genere, scelti come colpevoli: si prestano a soluzioni troppo facili. Il colpevole deve essere decisamente una persona di fiducia, uno di cui non si dovrebbe mai sospettare.

12. Ci deve essere un colpevole e uno soltanto, qualunque sia il numero dei delitti commessi. Il colpevole può aver naturalmente qualche complice o aiutante minore: ma l'intera responsabilità e l'intera indignazione del lettore devono gravare sopra un unico capro espiatorio.

13. Società segrete associazioni a delinquere "et similia" non trovano posto in un vero romanzo poliziesco. Un delitto interessante è irrimediabilmente sciupato da una colpa collegiale. Certo anche al colpevole deve essere concessa una "chance": ma accordargli addirittura una società segreta è troppo. Nessun delinquente di classe accetterebbe.

14. I metodi del delinquente e i sistemi di indagine devono essere razionali e scientifici. Vanno cioè senz'altro escluse la pseudo-scienza e le astuzie puramente fantastiche, alla maniera di Giulio Verne. Quando un autore ricorre a simili metodi può considerarsi evaso, dai limiti del romanzo poliziesco, negli incontrollati domini del romanzo d'avventure.

15. La soluzione del problema deve essere sempre evidente, ammesso che vi sia un lettore sufficientemente astuto per vederla subito. Se il lettore, dopo aver raggiunto il capitolo finale e la spiegazione, ripercorre il libro a ritroso, deve constatare che in un certo senso la soluzione stava davanti ai suoi occhi fin dall'inizio, che tutti gli indizi designavano il colpevole e che, s'egli fosse stato acuto come il poliziotto, avrebbe potuto risolvere il mistero da sé, senza leggere il libro sino alla fine. Il che - inutile dirlo - capita spesso al lettore ricco d'istruzione.

16. Un romanzo poliziesco non deve contenere descrizioni troppo diffuse, pezzi di bravura letteraria, analisi psicologiche troppo insistenti, presentazioni di "atmosfera": tutte cose che non hanno vitale importanza in un romanzo di indagine poliziesca. Esse rallentano l'azione, distraggono dallo scopo principale che è: porre un problema, analizzarlo, condurlo a una conclusione positiva. Si capisce che ci deve essere quel tanto di descrizione e di studio di carattere che è necessario per dar verosimiglianza alla narrazione.

17. Un delinquente di professione non deve mai essere preso come colpevole in un romanzo poliziesco. I delitti dei banditi riguardano la polizia, non gli scrittori e i brillanti investigatori dilettanti. Un delitto veramente affascinante non può essere commesso che da un personaggio molto pio, o da una zitellona nota per le sue opere di beneficenza.

18. Il delitto, in un romanzo poliziesco, non deve mai essere avvenuto per accidente: né deve scoprirsi che si tratta di suicidio. Terminare una odissea di indagini con una soluzione così irrisoria significa truffare bellamente il fiducioso e gentile lettore.

19. I delitti nei romanzi polizieschi devono essere provocati da motivi puramente personali. Congiure internazionali ecc. appartengono a un altro genere narrativo. Una storia poliziesca deve riflettere le esperienze quotidiane del lettore, costituisce una valvola di sicurezza delle sue stesse emozioni.

20. Ed ecco infine, per concludere degnamente questo "credo", una serie di espedienti che nessuno scrittore poliziesco che si rispetti vorrà più impiegare; perché già troppo usati e ormai familiari a ogni amatore di libri polizieschi. Valersene ancora è come confessare inettitudine e mancanza di originalità:

a) scoprire il colpevole grazie al confronto di un mozzicone di sigaretta lasciata sul luogo del delitto con le sigarette fumate da uno dei sospettati;
b) il trucco della seduta spiritica contraffatta che atterrisca il colpevole e lo induce a tradirsi;
c) impronte digitali falsificate;
d) alibi creato grazie a un fantoccio;
e) cane che non abbaia e quindi rivela il fatto che il colpevole è uno della famiglia;
f) il colpevole è un gemello, oppure un parente sosia di una persona sospetta, ma innocente;
g) siringhe ipodermiche e bevande soporifere;
h) delitto commesso in una stanza chiusa, dopo che la polizia vi ha già fatto il suo ingresso;
i) associazioni di parole che rivelano la colpa;
l) alfabeti convenzionali che il poliziotto decifra.

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Tratto da "Guida al giallo" di R. Di Vanni - F. Fossati, Ed. Gammalibri 1980

Brano trovato su

 http://www.cameragialla.it/authors/vandine20.htm

lunedì 17 settembre 2007

L'occasionissima del lunedì: nel mio piccolo

Dopo la pausa estiva, torno a postare la mia consueta Occasionissima del lunedì.


Ogni lunedì consiglio infatti ai visitatori del blog uno dei miei scritti presenti sul mio sito ufficiale, se così si può definire, www.calamandrei.it.

L'occasionissima di oggi è una poesia, anche, se, lo dico subito, io non sono affatto un poeta (e lo si vede, commenterà certo qualcuno, dopo aver scorso la piccola parte "poetica" del mio sito).


 La poesia è Nel mio piccolo e inizia così:



Quarant’anni

sono la parola magica

che mi costringe a vivere.


 

giovedì 13 settembre 2007

Cose da tenere di conto quando si scrive

Dalle letture dei libri che parlano di scrittura ho tratto un promemoria che ho trovato di una certa utilità (anche se resta valida la regola fondamentale: “ogni regola può essere violata”).


Aggiungo alle altre regole (che potete ritrovare sotto il tag: cose da tenere di conto) la seguente:

 

Il famoso esempio di Alfred Hitchcock

 

·       Se mostri due che giocano a carte ed ad un certo punto il tavolo esplode, avrai una sorpresa. Se mostri due che giocano a carte, poi mostri sotto il loro tavolo una bomba che sta per esplodere, avrai suspence.

 

Tutto dipende quindi da quello che si vuole avere.

 

Questa famosa enunciazione di Hitchcock l’ho trovata nel saggio “Elementi di tenebra” di Andrea Carlo Cappi (libro estremamente interessante che commenterò in un prossimo post).

 

Sembra una regoletta banale ma quando ci si trova alla scrivania a dover far “tornare” un racconto o un romanzo di tensione diventa fondamentale.

 

Riflettendo su questo punto, ad esempio, sono riuscito a migliorare (spero) un racconto che sto scrivendo, in cui, semplificando, si narra di una “povera fanciulla” che sta recandosi ignara a un appuntamento con un “cattivone” che, presumibilmente, ne farà strage.

L’idea era quella di mostrare vari episodi della giornata che doveva culminare nell’incontro, in modo da fare emergere il carattere della fanciulla e, molto gradualmente, mostrare la malvagità del cattivone in modo da rendere il lettore prima leggermente inquieto per la sorte della bella, poi sempre più inquieto, man mano che il cattivone si rivelava pericoloso. Ma la rivelazione della natura estremamente malvagia di questo individuo (e le origini di questa malvagità) doveva esplicitarsi solo nell’incontro finale.

Traducendo in termini tecnici, il racconto era basato sulla sorpresa finale.

Ma così non funzionava.

La relativa brevità che deve avere il racconto non permetteva di far crescere adeguatamente la tensione (o, perlomeno, a me non riusciva di ottenere questo effetto). La rivelazione progressiva della malvagità del “cattivone” era difficile a graduarsi in poche brevi scene e correvo due rischi opposti:

1)   far capire subito al lettore la natura del “cattivone” e perdere la sorpresa finale

2)    lasciare bene nascosta la rivelazione finale ma farla cadere dall’alto del tutto inaspettata nell’ultima scena, ottenendo una stonatura, una forzatura, e lasciando nel contempo priva di adeguata tensione la prima parte del racconto.

 

Ho deciso, quindi, di modificare la struttura, abbandonando la sorpresa a favore della suspence.

Fin dalla prima scena quindi mostro subito la natura e la pericolosità del “cattivone”. A questo punto il lettore dovrebbe, in teoria, essere fin da subito in tensione per le sorti della povera fanciulla, e il racconto acquistare suspence.

 

Naturalmente, in realtà, il mio racconto è un po’ più complesso e gli elementi che spero saranno apprezzati dal lettore sono altri, diversi dalla semplice trama. Ma il problema della struttura lo avevo e rischiava di invalidare il risultato finale.

 

La soluzione era banale da un punto di vista tecnico (e usatissima nella pratica: quanti sono i romanzi o i film che si aprono con una bella scena traumatica in cui viene adeguatamente illustrata fin da subito la pericolosità del “cattivone”) e forse prima o poi ci sarei arrivato sulla base dell’intuizione o del ricordo di tanti modelli che l’hanno adottata, ma leggere l’enunciazione di Hitchcock mi ha chiarito immediatamente i termini del problema.

 

E riscrivere il racconto sulla base di una analisi tecnica a tavolino della sua struttura mi ha dato grande soddisfazione.

Mi è sembrato quasi di essere del mestiere.

mercoledì 12 settembre 2007

Aprire una libreria?

Visto il successo che sta riscuotendo, risegnalo un forum interessante già citato nella mia lunga sequela di post di luglio sul mondo dell’editoria (vedi i tag: alla fine della fiera, dati sull'editoria).

È un forum aperto sulla Repubblica dei Lettori che tratta delle problematiche che deve affrontare chi vuole aprire una libreria.

 

Al riguardo, Gennaro (che lo gestisce) commenta come segue:

 

Il forum su come suicidarsi aprendo una libreria va verso le 22.000 consultazioni e sempre più pazzerelle/i vi si affacciano per chiedere come si fa. Ad aprire una libreria o a suicidarsi? Non si è capito bene e, come dice il Poeta, "lo scopriremo solo vivendolo"...

 

L'idea di aprire una libreria mi ricorda che quando ero piccolo dicevo che da grande avrei voluto fare l'edicolante: in quel modo avrei potuto leggere Topolino gratis.

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Penso che dedicarsi a un'attività che sia legata a una propria passione dia un grande vantaggio nel cammino che ognuno intraprende per cercare di avere una vita soddisfacente e felice. 

Credete a me, che lo so bene perché invece mi sono messo a fare il commercialista! 

martedì 11 settembre 2007

L'unico peccato su BaleneBianche

Sabrina Campolongo ha commentato il mio romanzo L'unico peccato sul suo blog Balenebianche, e più precisamente qui.


Sabrina ha apprezzato molto l'aspetto divertente del libro, tanto da dire che esso possa essere per certi versi assimilabile a una chick lit al maschile.


Una vaga idea di cosa fosse il chick lit l'avevo ma quando ho letto la recensione di Sabrina mi pareva di essere uno di quei cattivoni tutti muscoli che nei film fanno: "mi hai detto che sono chick lit. Ora ti meno e poi vado a cercare sul vocabolario cosa vuol dire!"


Sono andato sulla Wikipedia e ho trovato quanto segue:


L'espressione inglese chick lit si riferisce a un genere letterario emerso negli anni '90 e rappresentato da scrittrici soprattutto britanniche e statunitensi, che si rivolgono prevalentemente a un pubblico di donne giovani, single e in carriera. A questo genere appartengono numerosi best seller internazionali dell'ultimo ventennio.


Origine del nome

Nello slang statunitense, chick è un termine informale per "ragazza" derivato da chicken ("pollastrella"); lit è l'abbreviazione di literature ("letteratura"). L'espressione è entrata nell'uso comune intorno al 2000.


Caratteristiche

Pur presentando alcuni elementi in comune con il tradizionale romanzo rosa, il romanzo chick lit tende a essere umoristico e post-femminista nella sua rappresentazione della vita e dei rapporti sentimentali. Le protagoniste sono di solito donne dinamiche, alla moda, fra i venti e i quarant'anni, che vivono in grandi città (per esempio Londra o Manhattan) e lavorano in settori come l'editoria, la pubblicità, la finanza o la moda. Lo stile della narrazione tende a essere irriverente anche (o soprattutto) sugli argomenti sentimentali e sessuali.


Principali opere

Jane Austen potrebbe essere considerata una precorritrice del chick lit; l'influenza della sua produzione si percepisce in molte opere del genere, e alcune autrici hanno esplicitamente dichiarato il proprio debito nei confronti di romanzi come Emma o Orgoglio e pregiudizio. Proprio di quest'ultimo si sente l'eco in quello che viene considerato il capostipite del chick lit, Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding, best-seller mondiale e usato come soggetto di un altrettanto fortunato film. Poco tempo dopo la pubblicazione di Bridget Jones, grande successo ebbe la serie televisiva Sex and the City, basata sul romanzo omonimo di Candace Bushnell, un altro classico del genere.

Sia Bridget Jones sia Sex and the City furono inizialmente pubblicati come storie a puntate su quotidiani come il New York Observer e il Daily Telegraph, e successivamente trasformati in romanzo dato il grande interesse del pubblico. La prima opera chick lit a essere concepita fin dall'inizio come romanzo fu probabilmente Manuale di caccia e pesca per ragazze di Melissa Bank. Il successo ottenuto da Fielding, Bushnell e Bank fu tale da dare l'avvio a uno dei generi letterari più prolifici e redditizi degli ultimi decenni. Fra i romanzi chick lit di maggior successo si possono citare la serie di I love shopping (di Sophie Kinsella) e Il diavolo veste Prada di Lauren Weisberger.


Il chick lit italiano

Fra le scrittrici italiane che vengono talvolta paragonate a Kinsella e Fielding si possono citare Alessandra Casella (Un anno di gloria), Stefania Bertola (Aspirapolvere di stelle). Piuttosto noto è il romanzo d'esordio dell'attrice Geppi Cucciari, Meglio donna che male accompagnata.


Il "chick lit maschile"

Alcuni autori vengono talvolta classificati come la controparte maschile del "chick lit"; fra gli altri, Ben Elton, Mike Gayle e Nick Hornby.

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Dopo aver letto la Wiki ho deciso che non c'era alcun motivo di menare Sabrina. Anzi, mi rallegra constatare che lei abbia scoperto che malgrado quel che sembra io in realtà non sono affatto una persona seria.

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P.S. Sabrina si rammarica dell'alto prezzo di copertina del libro, che è di 21 euro. Concordo con lei su questo fatto, anche se si potrebbe obbiettare che avendo il libro ben 228 pagine il prezzo a pagina è comunque inferiore a quello medio italiano, che è di 11 centesimi a pagina (anche se il prezzo medio dei gialli è, in effetti, molto più basso: 3,6 centesimi a pagina). Quindi L'unico peccato è meno caro, in senso relativo, rispetto ad altri libri che hanno un minor prezzo di copertina ma molte meno pagine.

Comunque 21 euro sono tanti in assoluto e per questo mi sono organizzato con Zona: io venderò direttamente a Firenze a 15 euro e loro faranno vendita diretta sul resto d'Italia sempre a 15 euro (la cosa verrà formalizzata nei prossimi giorni). Purtroppo, per motivi tecnici, non potrà essere modificato il prezzo dei libri in libreria.   

lunedì 10 settembre 2007

Son tornato

Saluti a tutti.

Sono tornato.

 

So che non come esordio non è propriamente originale, in questo settembre, ma è indubbio che corrisponda a verità.

 

Inoltre, io ho qualche mia teoria sull’originalità. Non a caso ne L’unico peccato ho creato un personaggio che parla solo per citazioni. Viene presentato così, nel corso di una riunione del Club degli Aspiranti Scrittori.   

 

“Il bibliotecario si sedette e notò che su una delle poltrone stava, un po' rigido, un vecchietto. Aveva il cappello in testa, un bastone stretto in una mano e un sigaro acceso nell'altra. Gasperi gli indirizzò uno sguardo interrogativo. Il Fineschi se ne accorse e disse: – ah! Lui è un mio carissimo amico, il Dottor Firmato De Matteis. Purtroppo però non fa parte del Club. Ha una sua personalissima teoria in base alla quale, per quanto ci si possa sforzare, non è possibile pensare, scrivere o fare alcunché di originale poiché nel mondo è già stato tutto pensato, scritto o fatto. Dice che se in vita sua gli venisse in mente un solo pensiero originale si reputerebbe un genio perché solo dei geni è il creare concetti originali. Non ritenendo di essere un genio, il mio caro amico non ha voluto mai scrivere niente e pertanto non può far parte del Club. Non volendo ripetere concetti già detti parla molto poco e, poiché teme che qualcuno possa pensare che lui si voglia spacciare per uno che crei nuovi concetti, parla perlopiù per citazioni.

– “Tutto ciò che è degno di essere fatto è stato fatto ripetutamente. Dalle cose mai fatte bisognerebbe tenersi, sospetto, molto alla larga” Max Beerbohm.

Dopo aver detto ciò, il vecchietto fece un breve sorriso di approvazione, poi riprese a fumare il sigaro.”