Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze
editrice ZONA ISBN 88 89702 27 3

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razza75 |
Ho lasciato un commento su http://balenebianche.splinder.com/post/11207219
sulla promozione dei libri degli esordienti.
Mi è venuto abbastanza articolato per cui lo riporto anche qui. Con un in bocca al lupo a Sabrina Campolongo.
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Innanzi tutto complimenti per aver pubblicato un libro. Farlo richiede un notevole sforzo, sia “materiale”, se così si può dire, nel reperire il tempo e la tenacia per dedicarsi alla scrittura, sia psicologico, nel prendere la decisione di esporsi di fronte agli altri.
Detto questo, mi pare che ti sia già resa conto che la pubblicazione non è un traguardo ma è solo il primo, indispensabile passo da fare se si vuole che gli altri arrivino a conoscere ed apprezzare quello che hai da dire. Se questo è il tuo scopo finale, quando ti ritrovi di fronte al tuo libro stampato certo ne puoi legittimamente gioire, ma non puoi fare a meno di porti la fatidica domanda: e ora?
La parte della “promozione” del proprio libro è quella indubbiamente più faticosa, perlomeno per chi ha un carattere come il mio. Ho conosciuto persone che si presentano abitualmente dicendo “mi chiamo Tizio e ho pubblicato un libro”. Bene, per loro sarà più facile; io, invece, ho un certo pudore a far sapere che amo scrivere e che, se uno è interessato, se proprio vuole, ci sarebbe anche un mio libro da comprare.
Bisogna però fare anche questo sforzo. Io, sostanzialmente, ho scritto il mio romanzo per lasciare traccia ai miei figli dei miei pensieri. E credo che loro, tra qualche anno, lo leggeranno (io, perlomeno, ci conto; non è mica detto!). Ma a questo punto mi piacerebbe che lo leggessero in tanti, anche perché le lodi che ricevo da chi lo ha letto sono una spinta eccezionale per darmi la forza di scrivere ancora altro. Ed ecco allora che mi sono sforzato di organizzare presentazioni, di mandare mail ai miei conoscenti e anche ad alcuni clienti (e mandarla ai clienti non mi è stato facile), di lasciare copia del libro nella mia sala d’aspetto (e questo, col rischio di passare per uno che si vanta, mi è costato tantissimo), di andare ad incontri di persone interessate alla lettura, di promuovere il mio sito (e ora il mio blog), addirittura di andare in tv (localissima; non la prendo neanche da casa mia).
Tutto ciò è uno sforzo, talvolta è anche un piacere e una soddisfazione. Ma è indispensabile se si vuole raggiungere qualche risultato, perché se non lo farai tu non lo farà nessuno. In particolar modo non c’è da aspettarsi che siano i librai a selezionare e promuovere il tuo libro. E ciò non per cattiva volontà, ma perché non possono fare altrimenti. Secondo i dati di qualche anno fa, ogni ora vengono pubblicati sei nuovi libri (adesso saranno anche di più); di questi due sono ristampe e quattro sono novità. In una teorica libreria che contenga tutti i libri, ogni quarto d’ora ne arriverebbe uno nuovo da esporre, togliendo il posto ad un altro. Non so se questa immagine ti procura un po’ di vertigine; a me sì. È la stessa vertigine che si può provare se capita di pubblicare qualcosa su uno dei molti siti letterari dove chi lo desidera può inserire i propri lavori e ricevere commenti. Uno pubblica, poniamo, una poesia, che gli è costata grandi sforzi e piena di bellissimi sentimenti: dopo pochi minuti il tuo lavoro è passato dalla prima pagina alla seconda, sommerso da tutti quelli che sono arrivati dopo; in pratica è stato visibile al mondo per tre o quattro minuti. Se non hai provato i siti letterari, dopo aver pubblicato un post vai a vedere la pagina che riporta gli ultimi post lasciati su splinder. Il tuo messaggio dura nella prima pagina pochi secondi, poi viene inghiottito e scompare. Lo stesso accade per i libri. Le novità di autori non noti possono rimanere negli scaffali “di piatto” al massimo per una settimana, poi vengono infilati nello scaffale “di taglio” (e già così scompaiono alla vista dei clienti) per qualche altro tempo e poi vengono resi a chi li ha distribuiti. L’unica strategia per un autore non noto, penso sia quella di far autopromozione incanalando gli acquirenti verso uno o due librai con i quali abbia un buon rapporto e che, vedendo che ogni tanto si vende, accettino di tenere esposto il tuo libro.
E poi utilizzare internet.
Ho pubblicato oggi un post sul mio blog con una lista di libri sull’editoria e la distribuzione. Consiglio di leggere Avalon: si comprendono parecchie cose su come funzioni il mercato dei libri (e per prima cosa si comprende come quello sia, appunto, un mercato e non un luogo di promozione della cultura) e si affrontano le problematiche dell’esordiente con molta più serenità, capendo che le regole del gioco sono quelle.
In bocca al lupo per il tuo libro. Se lo trovo lo compro (e tieni conto che uno dei motivi per cui si vendono pochi libri in Italia è che chi vuole scrivere non compra quasi mai i libri degli altri esordienti).
Mi è venuto un commentone, mi sa che lo posto anche su www.calablog.splinder.com
Libri che ho letto che parlano di libri e del mondo dell'editoria. Chi deve pubblicare è bene si legga Avalon.
Sui libri
Alberto Manguel
Hans Tuzzi
Sul mondo dell’editoria
Giorgio Maremmi
Miriam Bendia – Antonio Barocci
Emanuela De Crescenzo – Francesco De Filippo
Ecco la lista dei libri che parlano di Scrittura che ho letto indicati, più o meno, in ordine decrescente secondo il mio apprezzamento e l’utilità che ne ho tratto.
Stephen King
Vincenzo Cerami
Kit Reed
André Jute
Mario Vargas Llosa
Raymond Carver
Bice Mortara Garavelli
Fruttero & Lucentini
Alessandro Lucchini
Scuola Holden
Stephen King e i promotori dell’haiku tombolato (ovvero formato sul loro sito con terne di versi estratte dal computer a caso – vedi post precedente) la pensano alla stessa maniera.
Gli appassionati di Cascina Macondo, dopo aver con dovizia e precisione spiegato nei dettagli che processo altamente spiritualmente sia quello di creare un haiku, se ne vengono infatti fuori con una pagina del loro sito http://haiku.cascinamacondo.com/ dove è possibile creare, con un meccanismo che ricorda un po’ i videopoker, degli haiku pescando le classiche tre strofe da un data base informatico.
Questa apparente eresia ha però una sua giustificazione teorica. Di fatto, dicono a Cascina Macondo, gli haiku esistono già e il poeta si limita a scoprirli. Non è detto che la scoperta non possa essere fatta da un computer.
Trascrivo testualmente dal loro sito:
Jan Skàcel dice:
"I poeti non inventano le poesie; la poesia è in qualche posto là dietro,
è là da moltissimo tempo. Il poeta non fa che scoprirla"
È una riflessione che cambia le carte in tavola.
Ci invita a riflettere su quell'atteggiamento mentale, diffuso anche nell'arte,
che vanitosamente mette l'uomo al centro dell'universo.
L'uomo non "crea", non "inventa" la poesia, ma la "scopre", ci dice Jan Skàcel.
La poesia esiste già!
Assecondando questa riflessione ci mettiamo alla ricerca dei "luoghi" (reali o mentali)
in cui la poesia si annida. ll poeta ha il compito di scovarla e portarla alla luce.
La riflessione è simile a quella che Michelangelo fece relativamente alla scultura.
Uno scultore, diceva, deve soltanto togliere da un blocco di marmo ciò che è superfluo.
La sua bellissima statua è già lì, nascosta dentro il blocco di marmo informe.
Lo scultore non deve fare altro che scoprirla, togliere il marmo superfluo.
La scultura è l'arte del levare.
Questa concezione della scrittura (o della scultura) come scoperta di un qualcosa che esiste già la sostiene anche Stephen King nel suo “On writing” (un libro dove King racconta la sua vita di scrittore e illustra le sue idee sulla scrittura. Pieno di consigli validi in senso assoluto, a prescindere dai generi: dovrebbe essere letto anche da chi aspiri a scrivere poesie o dolci romanzi tipo Harmony. King, sia detto per inciso, è uno che scrive benissimo anche quando parla di cani assassini o persone incatenate a un letto).
Secondo Stephen King lo scrittore che ha un idea per un racconto è come un paleontologo che scopre nel terreno un frammento di un fossile. Suo compito, a quel punto, è disseppellire pazientemente l’intero scheletro, cercando di rovinarlo il meno possibile. La storia esiste già, lo scrittore deve limitarsi a recuperarla e a rispettarla.
Per quel che mi riguarda sono d’accordo. Mi è capitato più volte di fermarmi a lungo di fronte ad un nodo della trama che non voleva svolgersi o a problemi di raccordo tra varie situazioni. Poi, ad un certo punto viene il lampo e tutto si collega con minimi aggiustamenti. La soluzione era stata sempre lì, di fronte a me, ed era naturale che fosse così, ed ero stato cieco io a non vederla sinora.
Purtroppo non è possibile fare dei romanzi tombolati. Ma gli haiku, forse, sì.
Io scrivo poesie molto raramente; di haiku, poi ne ho scritti quattro in vita mia, uno per ogni stagione (vedi http://www.calamandrei.it/haiku_quattro_stagioni.htm, proprio come la pizza).
Nondimeno girando per il web mi sono imbattuto in Cascina Macondo http://haiku.cascinamacondo.com/ che è un sito sugli haiku spettacolare.
Questi di Cascina Macondo forniscono un’ampia serie di informazioni e definizioni su haiku, senryu e simili.
Inoltre organizzano ogni anno un concorso e dunque, per evitare discussioni sull’inserimento negli haiku dell’esatto numero di sillabe, hanno pensato bene di creare un DOCUMENTO UFFICIALE DI CASCINA MACONDO SULLA DIVISIONE IN SILLABE DELLE PAROLE IN LINGUA ITALIANA PER LA COMPOSIZIONE DI HAIKU che tratta con un dettaglio bellissimo di LE SILLABE - L'ACCENTO - IL VERSO - LA METRICA - LA PROSODIA. Ho avuto così conferma che se uno volesse fare il poeta serio, senza limitarsi ai versi liberi, si dovrebbe fare un mazzo così.
Dato che a Cascina Macondo sono decisamente precisi hanno messo sul sito una RIFLESSIONE SUI SISTEMI DI VOTAZIONE in cui spiegano quali sono i difetti dei vari sistemi di votazione dei concorsi letterari e spiegano, anche con dimostrazioni matematiche, perché nel loro hanno scelto di adottare il SISTEMA A COPPIE ALTERNATE (in pratica, fanno una specie di girone all’italiana tra gli haiku finalisti). Il concorso sugli haiku è tuttora aperto ed è possibile votare i partecipanti. Anche se mi pare di aver capito che il voto del pubblico pesa sul giudizio finale in maniera trascurabile (tipo le reti segnate nel calcio: vince chi ha segnato più reti in caso di parità nei punti, nei risultati degli scontri diretti e nella differenza reti).
Per chi volesse partecipare al concorso senza sapere nulla di haiku, niente problemi, sul sito c’è anche l’HAIKU TOMBOLATO, ovvero un generatore automatico di haiku. La dignità di questo sistema di creare gli haiku è anche spiegata da un punto di vista teorico e, per certi versi, ne condivido la spiegazione. Ma di questo meglio parlarne in un altro post.
Io ho provato a creare un haiku tombolato e mi è venuto:
suole di vento
per le strade del mondo
essere un altro
Non male, forse partecipo al concorso.